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	<title>Gli italianiAddio rinoceronte Africano. Sparirà per colpa dell&#8217;uomo, a meno che&#8230; &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 07:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/addio-rinoceronte-africano-sparira-per-colpa-delluomo-a-meno-che/"><img width="259" height="194" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/rinoceronte.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/rinoceronte.png 259w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/rinoceronte-85x64.png 85w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px" /></a></p><hr /><p>In Africa il rinoceronte continua a morire per mano dell’uomo. Se la strage non si ferma, si calcola che entro la metà del secolo ad aggirarsi per boscaglie e savane rimarranno solo i fantasmi di questo splendido mammifero. Mille Duecento Quindici. Questo lo spaventoso numero di rinoceronti uccisi illegalmente nel solo Sud Africa, secondo i dati del Ministero delle Acque e dell’Ambiente di Pretoria. Più di 3 esemplari al giorno. Ai rinoceronti sudafricani vanno poi aggiunti altri animali uccisi, il cui numero è difficile da quantificare, fra Kenya, Namibia, Tanzania, Zimbabwe e altri Stati africani dove la tutela ambientale non&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p dir="LTR" align="LEFT">In Africa il rinoceronte continua a morire per mano dell’uomo.</p>
<p dir="LTR" align="LEFT">Se la strage non si ferma, si calcola che entro la metà del secolo ad aggirarsi per boscaglie e savane rimarranno solo i fantasmi di questo splendido mammifero.</p>
<p dir="LTR" align="LEFT">Mille Duecento Quindici. Questo lo spaventoso numero di rinoceronti uccisi illegalmente nel solo Sud Africa, secondo i dati del Ministero delle Acque e dell’Ambiente di Pretoria. Più di 3 esemplari al giorno. Ai rinoceronti sudafricani vanno poi aggiunti altri animali uccisi, il cui numero è difficile da quantificare, fra Kenya, Namibia, Tanzania, Zimbabwe e altri Stati africani dove la tutela ambientale non è esattamente una priorità.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Una pressione insostenibile considerando che, in tutto il continente africano, oramai vivono non più di 25 mila esemplari di questo grande animale.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Perché questa strage? Cosa spinge centinaia di bracconieri, dal Corno d’Africa alle brughiere sudafricane ad armarsi di lacci e accette o di letali Kalashnikov per trucidare questi placidi e riservati pachidermi? La risposta è semplice, per quanto assurda: il loro corno.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Il corno di rinoceronte è costituito da strati compressi di cheratina, la stessa sostanza delle unghie, e può raggiungere in casi eccezionali oltre 150 cm di lunghezza. Come le unghie cresce continuamente per tutta la vita dell’ animale, e viene usato principalmente per scacciare i nemici e, nel caso dei maschi, per parate di corteggiamento e lotte gerarchiche.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Ebbene, questo strumento naturale di difesa e comunicazione è al centro di un incredibile network commerciale illegale che lega strettamente aree geografiche lontanissime quali l’Africa subsahariana e l’Estremo Oriente.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Il mercato principale del corno di rinoceronte è il Vietnam. I nuovi ricchi dell’ex Indocina, una volta che il Paese ha ristabilito relazioni economiche e diplomatiche con l’estero, ne hanno eletto la polvere a vero e proprio status symbol, seguendo alcune vecchie credenze popolari, diffuse anche in Cina, che la ritengono una sorta di panacea miracolosa per i più diversi problemi di salute (dall’impotenza ai tumori, fino alle sbornie).</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Uno status symbol dalla quotazione favolosa, visto che il prezzo al grammo della polvere di corno ha raggiunto i 95.000 dollari al kg. Più della cocaina, &#8220;ferma&#8221; a circa 91.600 dollari, e dell’oro. Unica condizione è che questa polvere venga grattugiata da un corno intero davanti gli occhi dell’acquirente, per garantire la genuinità della fonte. A queste quotazioni, un rinoceronte adulto può fruttare fino ad un milione della preziosa valuta statunitense: una somma molto attraente in una nazione, il Vietnam, il cui reddito pro capite, nel 2011, era di 3.400 US.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Il commercio dei corni è proibito su scala internazionale dalla CITES, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, firmata nel 1973 a Washington e sottoscritta da 175 stati, fra i quali sia quelli che hanno ancora popolazioni di rinoceronti in libertà, che quelli dove il mercato è più fiorente; quali siano i livelli effettivi di applicazione nei singoli stati è, ovviamente, tutt’altra materia.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">«<i>Io non voglio un giorno dover mostrare a mio nipote la foto di un rinoceronte, solo perché gente avida ne ha distrutto anche l’ultimo esemplare. Che tu sia semplicemente il corriere o la persona che ha ucciso il rinoceronte, non fa differenza nel mio tribunale. Sarai giudicato, e riceverai in merito la condanna appropriata</i>», queste le parole pronunciate dal giudice Manyathi del Tribunale di Kempton Park, in Sud Africa, nell’impartire 10 anni di reclusione a Xuan Hoang, un cittadino vietnamita trovato in possesso di sette corni provenienti da animali uccisi nelle riserve.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Era il 2010, e, con un verdetto esemplare accolto dagli applausi dei presenti, si era appena concluso il primo processo nel Paese per detenzione illegale di corni. Da allora le sentenze, sempre molto dure, si sono susseguite con crescente regolarità: basti pensare che in soli due mesi, da Luglio ad Agosto del 2013, sono state inflitte ben nove condanne fino a 15 anni di carcere.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">E la guerra di carte nelle aule di legge diventa una guerra vera e propria sul campo, con feriti e caduti, di cui spesso non è possibile quantificare il numero. Secondo le fonti locali, nella sola zona di frontiera fra il Kruger National Park del Sud Africa e il Parque Nacional do Limpopo del Mozambico – la zona dove la caccia di frodo è più intensa – i guardaparco sudafricani, con la stretta collaborazione dell’esercito, dall’inizio dell’anno hanno eseguito 117 arresti, e hanno ucciso ben 82 bracconieri.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Le vittime si contano fra ambo le parti; come alcuni piccoli cimiteri ai margini dei parchi stanno a testimoniare, spesso chi muore difendendo la natura chiede di essere sepolto in quella terra per cui ha combattuto.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">E non si pensi a bande di sprovveduti con qualche vecchio fucile, perché esistono vari tipi di bracconieri, e i più pericolosi ed efficaci sono equipaggiati con attrezzature modernissime: armi automatiche, visori agli infrarossi per scovare gli animali nel buio della notte, elicotteri da campo, e veterinari esperti per sedare le proprie vittime (gli spari si sentono a distanza e attirano militari e guardie), alle quali viene tolto il corno a colpi di ascia lasciandole poi a girovagare agonizzanti.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">La situazione è talmente grave e complicata che lo stesso presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato, durante una sua visita di Stato in Tanzania nel luglio 2013, di aver messo a disposizione 10 milioni di dollari per una task force a difesa della fauna selvatica africana dal bracconaggio, prevedendo anche l’utilizzo di piccoli aerei-drone per scovare le bande di cacciatori di frodo.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Fra le soluzioni più curiose c’è quella, già in atto in Kenya, di inserire sofisticati micro-chip all’interno dei corni, sia di animali vivi, sia sequestrati o custoditi nei musei. Una strategia decisamente più estrema e ancora in fase di proposta, è l’inoculazione di sostanze velenose, sempre nei corni, così da renderli tossici in modo fatale, scoraggiandone il consumo.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Nei primi anni sessanta si stimava che in tutta l’Africa vi fossero oltre centomila esemplari del solo rinoceronte nero; oggi, inclusi gli esemplari in cattività, ne sono rimasti non più del 5%. Delle altre quattro specie, solo l’<i>Indiano</i> sembra essere in una posizione di relativa tranquillità (oltre al <i>Bianco</i>, esistono ancora il <i>Rinoceronte di Giava</i> e quello <i>di Sumatra</i>, ridotti a popolazioni relitte ed estremamente localizzate).</p>
<p>Già in passato sull’orlo dell’estinzione, i rinoceronti hanno dimostrato di avere buone capacità di ripresa se adeguatamente protetti. Ora sta a noi non farli diventare un vago ricordo a causa di qualche sciocca credenza popolare.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/addio-rinoceronte-africano-sparira-per-colpa-delluomo-a-meno-che/"><img width="259" height="194" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/rinoceronte.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/rinoceronte.png 259w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/rinoceronte-85x64.png 85w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px" /></a></p>]]></content:encoded>
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