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	<title>Gli italianidi ALBERTO FRAJA &#8211; Quelle verità su Mussolini che ancora oggi suscitano l&#8217;ira degli antifascisti &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2020 17:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/alberto-fraja-quelle-verita-mussolini-ancora-oggi-suscitano-lira-degli-antifascisti/"><img width="154" height="215" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/12/libro-di-Vespa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/12/libro-di-Vespa.jpg 154w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/12/libro-di-Vespa-46x64.jpg 46w" sizes="(max-width: 154px) 100vw, 154px" /></a></p><hr /><p>Nel suo nuovo, more solito interessantissimo libro, “Perché l’Italia amò Mussolini”, scrivendo che del regime littorio gli italiani apprezzarono le grandi opere urbanistiche, la messa in sicurezza dell&#8217;economia dopo la crisi del 1929 e, soprattutto, le iniziative sociali: settimana lavorativa di 40 ore, dopolavoro, sostegno alla maternità, colonie marine e quant’altro, Bruno Vespa ha scritto cose talmente scontate da risultare quasi ovvie. Ma siccome, come diceva quel tale, la verità è come il sole: fa bene finché non brucia, alle vestali del sacro fuoco antifascista la lettura delle pagine vergate dal giornalista e anchorman abruzzese deve aver determinato uno di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/alberto-fraja-quelle-verita-mussolini-ancora-oggi-suscitano-lira-degli-antifascisti/">di ALBERTO FRAJA &#8211; Quelle verità su Mussolini che ancora oggi suscitano l&#8217;ira degli antifascisti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div>Nel suo nuovo, more solito interessantissimo libro, “Perché l’Italia amò Mussolini”, scrivendo che del regime littorio gli italiani apprezzarono le grandi opere urbanistiche, la messa in sicurezza dell&#8217;economia dopo la crisi del 1929 e, soprattutto, le iniziative sociali: settimana lavorativa di 40 ore, dopolavoro, sostegno alla maternità, colonie marine e quant’altro, Bruno Vespa ha scritto cose talmente scontate da risultare quasi ovvie. Ma siccome, come diceva quel tale, la verità è come il sole: fa bene finché non brucia, alle vestali del sacro fuoco antifascista la lettura delle pagine vergate dal giornalista e anchorman abruzzese deve aver determinato uno di quei travasi di bile che ti arrostiscono lo stomaco.</div>
<div>Ad attingere a livelli olimpici di indignazione è stato, tra gli altri, tal Guido Saraceni professore associato presso la Facoltà di Giurisprudenza della Università degli Studi di Teramo. Egli, nel suo blog, ha esposto quanto segue.</div>
<div>“Bruno Vespa ha presentato in televisione il suo ultimo “libro” dedicato al duce, inanellando una sconcertante serie di errori storici. Chiariamo dunque, per l’ennesima, volta tre cose.</div>
<div>1. Mussolini non ha introdotto le 40 ore lavorative settimanali &#8211; stabilite nel 1997 dalla legge Treu &#8211; e non ha neanche imposto il limite delle otto ore quotidiane &#8211; che risale al 1919.</div>
<div>2. Aveva abolito i sindacati, riunendoli nel sindacato unico fascista. Per questo motivo tra i contratti collettivi fascisti e quelli contemporanei c’è una differenza abissale.</div>
<div>3. Non ha mai inventato il sistema pensionistico &#8211; istituito dal Governo Crispi nel 1895. Possiamo forse tollerare che ancora oggi, nel 2020, una parte sostanzialmente ignorante e ideologicamente schierata del popolo italiano, al bar, continui a raccontare balle sul fascismo e sulle sue presunte innovazioni e conquiste sociali?”</div>
<div>A questo punto, e sorvolando per pietà sul livore di cui grondano le parole dell’accademico teramano, mette conto chiarire alcune cose. Tacitianamente <em>sine ira ac studio </em>e riconoscendo motivi di ragione sia a Bruno Vespa che al professor Saraceno. Qualche esempio. L’Infps (nel dopoguerra, scomparsa la “f” di fascista, diventerà Inps) non fu creato ex novo dal Pelatone. Il regime si limitò a cambiare l’acronimo della precedente Cassa nazionale per le assicurazioni sociali. A differenziarsi furono i criteri di gestione: l’istituto fascista ne ampliò le competenze includendovi le assicurazioni obbligatorie per invalidità e vecchiaia, tubercolosi, disoccupazione involontaria, maternità nonché ogni altra assicurazione obbligatoria. All’ente fu inoltre affidato la gestione dei servizi assistenziali, della mutualità scolastica, dell’educazione sociale della previdenza, le provvidenze intese a prevenire o attenuare i rischi delle assicurazioni obbligatorie e a intensificare i vantaggi di queste.</div>
<div>Altro esempio. Nel 1933 nasce l’Istituto nazionale fascista per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (oggi Inail). Sostituisce la Cassa nazionale infortuni e i numerosi enti che ad essa facevano riferimento. L’unica differenza è che l’Infail agisce in regime di monopolio. Di nuovo c’è che l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali viene estesa a tutti i dipendenti statali.</div>
<div>Capitolo assegni famigliari. In questo caso il copyright è tutto e soltanto del regime mussoliniano. Non solo. Nel 1939 viene ridotta l’età pensionabile (60 anni per gli uomini, 55 per le donne),  introdotta la pensione di reversibilità e l’assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi. Ancora. E’ nel Contratto collettivo nazionale nel 1937 che viene introdotta la tredicesima mensilità mentre per quando riguarda la Cassa integrazione guadagni, creata nel 1920 come integrazione dei salari delle maestranze che lavoravano a orario ridotto, nei vent’anni mussoliniani verrà estesa dal 12 al 37% della forza lavoro.</div>
<div>Tutto ciò per dire che le realizzazioni in termini di previdenza sociale volute dal Fascismo vanno correttamente inserite in quel processo di modernizzazione della nazione in termini di potenziamento del welfare state cominciato con i governi liberali, perfezionato durante il Ventennio e proseguito con i governi democratici post bellici. E soprattutto per rimarcare il fatto che dall’ottobre del 1922 al 25 luglio del 1943 a governare l’Italia non furono i barbari Hyksos. Con buona pace di don Benedetto Croce.</div>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/alberto-fraja-quelle-verita-mussolini-ancora-oggi-suscitano-lira-degli-antifascisti/"><img width="154" height="215" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/12/libro-di-Vespa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/12/libro-di-Vespa.jpg 154w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/12/libro-di-Vespa-46x64.jpg 46w" sizes="(max-width: 154px) 100vw, 154px" /></a></p>]]></content:encoded>
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