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	<title>Gli italianiAlla Corte costituzionale la decisione sul blocco dei contratti pubblici. L&#8217;Avvocatura dello Stato fa il suo dovere, ma l&#8217;articolo 81 non c&#8217;entra &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 16:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/alla-corte-costituzionale-la-decisione-sul-blocco-dei-contratti-pubblici-lavvocatura-dello-stato-fa-il-suo-dovere-ma-larticolo-81-non-centra/">Alla Corte costituzionale la decisione sul blocco dei contratti pubblici. L&#8217;Avvocatura dello Stato fa il suo dovere, ma l&#8217;articolo 81 non c&#8217;entra</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Avvocatura Generale dello Stato fa, come sempre, il suo dovere. Così è stato nel giudizio di costituzionalità sulle pensioni, delle quali era stato bloccato l’adeguamento. Ed oggi, nel difendere la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’economia e delle finanze dinanzi alla Consulta investita della questione del blocco dei rinnovi contrattuali dei pubblici dipendenti per il periodo 2010-2015 fa delle cifre. A leggere i giornali 35 miliardi. Tanto costerebbe lo “sblocco” dell’adeguamento. Naturalmente l’Avvocatura non ha dati propri, non gestisce il personale, ma, come ogni buon difensore, li riceve dal proprio assistito, cioè dal Ministero dell’Economia e dalla funzione pubblica. Sono dunque dati di parte, fortemente contestati dai sindacati. Secondo la Confsal, che ha promosso i ricorsi, l’onere sarebbe nettamente inferiore. A suo giudizio, infatti, i numeri del Governo sarebbero “gonfiati per spaventare” e condizionare la decisione della Corte Costituzionale. In particolare per il riferimento all’art. 81 e, pertanto, al pareggio di bilancio.</p>
<p>In vista, dunque, dell’udienza del 23 giugno Governo e Sindacati si confrontano non solo sui numeri ma soprattutto sui principi e sulle regole che attengono all’esercizio della delicata funzione della Corte costituzionale, giudice delle leggi e pertanto tutore dei diritti iscritti in Costituzione.</p>
<p>La questione è complessa sul piano giuridico. In primo luogo, esiste un diritto costituzionalmente garantito all’adeguamento degli stipendi al costo della vita?</p>
<p>Questa la questione giuridica sulla quale la Consulta dovrà pronunciarsi. A lato, ma enfatizzata dal Governo e dai suoi legali che temono una pronuncia come quella che ha dichiarato incostituzionale il blocco degli adeguamenti delle pensioni (cosa, peraltro, evidentemente diversa), la questione del costo dell’eventuale sentenza di accoglimento. Di quei 35 miliardi, di cui si legge nella memoria di costituzione dell’Avvocatura Generale. Secondo la difesa erariale, infatti, il Giudice delle leggi non potrebbe non tenere conto, anche in considerazione del fatto che il “pareggio di bilancio<strong>” </strong>è regola della Costituzione dopo la modifica dell&#8217;articolo 81.</p>
<p>Questa tesi, oltre ad essere giuridicamente infondata, è estremamente pericolosa per la tutela dei diritti delle persone. Lo ha spiegato bene il Presidente della Corte costituzionale, Alessandro Criscuolo, in una intervista di qualche giorno fa ad Aldo Cazzullo per il <em>Corriere della Sera</em>. “Siamo un organo di garanzia. I custodi della Costituzione. Siamo chiamati a verificare la costituzionalità delle leggi. Se la legge è incostituzionale, non possiamo fermarci se la nostra decisione provoca delle spese. Noi non facciamo valutazioni di carattere economico”. Ed aggiunge, a proposito dell’antica diatriba sugli spazi di tutela in tema di diritti acquisiti: “in Italia è possibile che una legge intervenga anche su situazioni già disciplinate in passato, purché lo faccia con criteri di razionalità”. Ciò non è avvenuto con la legge Fornero che, secondo la Corte, ha violato “il principio di ragionevolezza” in base al quale la Corte individua un bilanciamento tra vari principi, di norma relativi a diritti, di matrice costituzionale.</p>
<p>Il carattere strumentale della polemica, che attiene essenzialmente alla necessità di reperire le risorse occorrenti per restituire ai pensionati quanto non hanno percepito per effetto del blocco, ma lo stesso vale per la vicenda prossima ventura del blocco dei rinnovi contrattuali, è evidente in una frase di Cazzullo: “ma è giusto tutelare gli anziani a discapito dei giovani?”. Problema evidentemente mal posto in quanto il Governo e quindi il Parlamento che ha approvato la cosiddetta riforma Fornero, avrebbero potuto e dovuto individuare altre forme di copertura dei risparmi chiesti dall’Unione Europea, per esempio utilizzando risorse provenienti dalla eliminazione di sprechi o di altre spese inutili. Così dando dimostrazione, tra l’altro, di una moralizzazione della gestione del pubblico denaro che l’opinione pubblica chiede a gran voce. Si è invece provveduto, come più volte è accaduto in passato, andando a pescare dov’è più facile, sui redditi di dipendenti e pensionati, ritenendo che queste categorie abbiano meno capacità di reazione rispetto al prelievo cui vengono sottoposte. La polemica anziani &#8211; giovani in ogni caso è strumentale, idonea a mettere le generazioni l’una contro l’altra, senza tener conto di una realtà, della quale pure i politici e i giornali si sono dimostrati consapevoli nei mesi scorsi, quella che, di fronte alle difficoltà economiche che hanno colpito soprattutto i giovani per effetto della riduzione dell’occupazione, gli anziani, i nonni per intenderci, hanno sopperito alle necessità di figli e nipoti. Problema, dunque, quello giovani &#8211; anziani, che innesta una sgradevole polemica tesa a dividere per nascondere l’incapacità del governo di reperire altrove le risorse necessarie che avrebbe potuto recuperare, tanto per fare un esempio, dal costo eccessivo delle costruzioni di opere pubbliche, a cominciare dalle strade, molto più care di quanto avviene in altri paesi.</p>
<p>Torniamo, per chiarezza nei confronti dei nostri lettori, all’art. 81. La norma richiamata, che costituisce una evoluzione, peraltro fortemente contestata, della originaria disposizione, voluta da Luigi Einaudi, secondo la quale ogni legge “che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”, cioè deve individuare quelle che vengono chiamate le “coperture”, le fonti dalle quali trarre le risorse occorrenti, riguardino esse una maggiore spesa o una minore entrata, è regola estranea al giudizio di costituzionalità di cui parliamo, che attiene a diritti che sarebbero stati violati e non alla copertura finanziaria della legge che li ha limitati.</p>
<p>Va ricordato in proposito il primo comma del nuovo articolo 81 il quale stabilisce il principio che lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il testo della disposizione non parla di pareggio, a cui fa invece riferimento il titolo dell’intera legge che secondo la relazione introduttiva originariamente presentata dal governo attiene alla posizione contabile di uguaglianza tra entrate e uscite. In sostanza il legislatore non avrebbe inteso costituzionalizzare una regola contabile ma un principio di gestione della politica economica nazionale. L’equilibrio tra entrate e spese si configurerebbe, dunque, come un vincolo alle politiche di governo, non un requisito di costituzionalità della legislazione di spesa, a meno che la relativa violazione si risolva anche in un vizio della connessa copertura finanziaria. Il pareggio del bilancio secondo la lettura della Corte costituzionale costituisce un limite posto al legislatore ordinario che è tenuto ad osservarlo nella sua politica di spesa che deve essere contrassegnata non già dall’automatico pareggio del bilancio ma dal tendenziale conseguimento dell’equilibrio tra entrate e spese.</p>
<p>Attendiamo il 23 per verificare cosa ne pensi la Corte costituzionale.</p>
<p>12 giugno 2015</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/alla-corte-costituzionale-la-decisione-sul-blocco-dei-contratti-pubblici-lavvocatura-dello-stato-fa-il-suo-dovere-ma-larticolo-81-non-centra/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p>]]></content:encoded>
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