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	<title>Gli italianidi ANDREA IACOVITTI &#8211; Breve storia di una promessa mancata &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di ANDREA IACOVITTI &#8211; Breve storia di una promessa mancata</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 15:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/andrea-iacovitti-breve-storia-promessa-mancata/"><img width="257" height="196" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/russia.jpg 257w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/russia-84x64.jpg 84w" sizes="(max-width: 257px) 100vw, 257px" /></a></p><hr /><p>Un “accordo fra gentiluomini”, lo definisce il prof. Eugenio Di Rienzo, autore del volume dal titolo Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale, edito da Rubettino nel 2015. In una recente intervista, pubblicata su Nuova Rivista Storica, Di Rienzo ha spiegato come la promessa di non allargare l’Alleanza Atlantica verso Est rientrava in un accordo non scritto, ma è suffragata da documenti di archivio che tutti possono consultare. Come il discorso tenuto dall’allora Ministro degli Esteri della Repubblica Federale di Germania Hans Dietrich Genscher, del Governo presieduto da Helmut Kohl, presso l’università della città bavarese di Tutzing, nel gennaio&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un “<em>accordo fra gentiluomini</em>”, lo definisce il prof. Eugenio Di Rienzo, autore del volume dal titolo <em>Il conflitto russo-ucraino. Geopolitica del nuovo (dis)ordine mondiale</em>, edito da Rubettino nel 2015. In una recente intervista, pubblicata su <em>Nuova Rivista Storica</em>, Di Rienzo ha spiegato come la promessa di non allargare l’Alleanza Atlantica verso Est rientrava in un accordo non scritto, ma è suffragata da documenti di archivio che tutti possono consultare. Come il discorso tenuto dall’allora Ministro degli Esteri della Repubblica Federale di Germania Hans Dietrich Genscher, del Governo presieduto da Helmut Kohl, presso l’università della città bavarese di Tutzing, nel gennaio 1990. Discorso di cui l’ambasciata americana a Bonn informò i propri vertici diplomatici con un telegramma in cui si ribadiva che l’imminente processo di unificazione tedesca non avrebbe dovuto portare ad una «<em>menomazione degli interessi di sicurezza russi</em>». In un colloquio tenuto qualche giorno prima con il suo omologo inglese Douglas Hurd, Genscher aveva ribadito che «<em>i Russi devono avere una qualche assicurazione che se, per esempio la Polonia, dovesse un giorno lasciare il Patto di Varsavia, non entrerebbe poi nella NATO</em>».</p>
<p>Il Patto di Varsavia si scioglie pochi mesi dopo, nel luglio del 1991 e qualche anno più tardi la NATO comincia ad <em>ingolosirsi</em>. Forse perché la nuova situazione ha causato il venir meno della strategia iniziale o forse perché a venir meno è stata l’onorabilità dei protagonisti che governano lo scacchiere internazionale. La promessa fatta da George Bush senior a Gorbaciov, rinvenibile tra i documenti dell’Archivio della fondazione intitolata al presidente russo, che gli Stati Uniti non avrebbero lavorato per spingere i confini dell’alleanza occidentale oltre quelli della Germania unificata, viene cancellata con l’ingresso dei primi paesi dell’ex blocco sovietico (Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca) nel Patto Atlantico a partire dal 1997.</p>
<p>In quell’anno l’allora senatore del Delaware, oggi Presidente degli Stati Uniti d’America, Joseph Biden, dichiarava che «<em>l’ammissione a breve termine nella NATO degli Stati Baltici provocherebbe delle conseguenze negative nei rapporti tra Nato e Russia e tra Russia e Stati Uniti</em>». Concludendo, «<em>Se mai ci fosse una circostanza di far protendere verso una reazione vigorosa ed ostile da parte della Russia, sarebbe proprio questa</em>».</p>
<p>Nonostante l’avvio della &#8220;<em>collaborazione per la pace</em>&#8221; (<em>Partnership for Peace</em>, PfP) con la Russia nel maggio 2002, due anni più tardi si completa il processo di adesione all’Alleanza da parte di Estonia, Lettonia, Lituania, insieme con Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia. Ad esse seguiranno Albania e Croazia nel 2009, Montenegro nel 2017 e Macedonia del Nord nel 2020.</p>
<p>In sintesi, dal 1949 fino all’unificazione della Germania, alla NATO aderivano soltanto i 12 paesi fondatori, più la Germania Ovest, la Turchia e la Grecia, ma diventeranno più del doppio negli ultimi trent’anni, includendo quasi tutti gli stati europei ad ovest della Russia.</p>
<p>Ora, una <em>regola aurea</em> delle relazioni internazionali, suggerirebbe di non insidiare grandi potenze con accordi e manovre militari di nessun tipo a poca distanza dai loro confini, onde evitare inasprimenti nei rapporti non soltanto politici, ma anche economici. Negli ultimi anni questa regola è stata ignorata, per non dire violata.</p>
<p>Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, rivela il prof. Alessandro Orsini, sociologo direttore e fondatore <em>dell’<strong>Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale</strong></em><strong> </strong>dell’università <em>LUISS</em> e del quotidiano <em>Sicurezza Internazionale</em>, in Svezia, nel 2015, nella località di Lulea-Kallax, si è svolta un’esercitazione multinazionale che ha simulato un&#8217;operazione di mantenimento di pace, in un contesto di tensione tra i Paesi del nord dell&#8217;Europa e la Russia. Accanto alle forze di Svezia, Norvegia e Finlandia, vi hanno partecipato anche quelle di Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Stati Uniti e perfino la neutrale Svizzera. Tempo dopo, la NATO ha replicato in Norvegia, con una maxi operazione simile a quella che si sta svolgendo ora nella stessa zona fino al 1’ aprile, una manovra da <em>Scenario 5</em>, quello che costringe gli Stati membri ad intervenire in difesa di un paese sotto attacco. Durante la scorsa estate le esercitazioni sono state tre, da giugno a settembre, denominate rispettivamente <em>Brezza Marina</em>, <em>Tre Spade</em> e <em>Tridente Rapido</em>.</p>
<p>Un quadro di questo tipo, non poteva che degenerare nella situazione che già quattro anni fa, durante un’audizione alla Commissione Affari Esteri del Senato della Repubblica, lo stesso prof. Orsini aveva anticipato, dichiarando che in Est-Europa stavano verificandosi eventi gravi, destinati a peggiorare, con lo sfondamento delle linee occidentali da parte della Russia, in Ucraina prima e in Georgia a seguire, dove la NATO ha condotto lo scorso anno un’altra operazione militare, stigmatizzata dal viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko. In quella occasione, Grushko ha dichiarato che la pianificazione militare generale della NATO è sempre più focalizzata a scongiurare la cosiddetta minaccia dall’Est e «<em>tali esercitazioni non possono che causare la nostra legittima preoccupazione</em>».</p>
<p>La stessa di Kennedy, che, nel 1962 invitò Chruščëv a stipulare un accordo segreto che impegnasse l’Unione Sovietica a non installare missili sul suolo Cubano. Lezione imparata anche da Donald Trump, che nel 2019 ha incontrato il leader della Corea del Nord Kim Jong Hun, evitando di innescare una spirale bellica che avrebbe rischiato di portare un conflitto militare sul suolo americano. Nessuno l’ha candidato al Nobel per la pace, è stato meno fortunato di Obama, che l’ha ricevuto sulla fiducia, pochi mesi dopo la sua elezione.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/andrea-iacovitti-breve-storia-promessa-mancata/"><img width="257" height="196" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/russia.jpg 257w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/russia-84x64.jpg 84w" sizes="(max-width: 257px) 100vw, 257px" /></a></p>]]></content:encoded>
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