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	<title>Gli italianidi ANDREA IACOVITTI &#8211; Giovanni Gentile, la cattiva coscienza della Resistenza &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di ANDREA IACOVITTI &#8211; Giovanni Gentile, la cattiva coscienza della Resistenza</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 09:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/andrea-iacovitti-giovanni-gentile-la-cattiva-coscienza-della-resistenza/"><img width="210" height="240" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/04/giovanni-gentile.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/04/giovanni-gentile.jpg 210w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/04/giovanni-gentile-56x64.jpg 56w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a></p><hr /><p>Il 15 aprile ricorre il settantottesimo anniversario della morte di Giovanni Gentile, il filosofo che, per le numerose cariche culturali e politiche ricoperte, ha esercitato un forte influsso sulla cultura italiana. Ministro dell’Educazione Nazionale del Governo Mussolini, direttore scientifico dell’Enciclopedia Italiana dell’Istituto Treccani e vicepresidente dello stesso istituto, regio commissario della Scuola Normale Superiore di Pisa, di cui è stato anche direttore. Nel 1930 è vicepresidente dell’Università Bocconi e nel 1932 è socio nazionale della Reale Accademia dei Lincei. Lo stesso anno inaugura l’Istituto Italiano di Studi Germanici di cui diviene presidente nel 1934. Nel 1933 inaugura e diviene presidente dell’Istituto Italiano per il Medio&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 aprile ricorre il settantottesimo anniversario della morte di Giovanni Gentile, il filosofo che, per le numerose cariche culturali e politiche ricoperte, ha esercitato un forte influsso sulla cultura italiana. Ministro dell’<em>Educazione Nazionale</em> del Governo Mussolini, direttore scientifico dell’<em>Enciclopedia Italiana </em>dell’<em>Istituto Treccani </em>e vicepresidente dello stesso istituto, regio commissario della <em>Scuola Normale Superiore</em> di Pisa, di cui è stato anche direttore. Nel 1930 è vicepresidente <em>dell’Università Bocconi</em> e nel 1932 è socio nazionale della<em> Reale Accademia dei Lincei</em>. Lo stesso anno inaugura l’<em>Istituto Italiano di Studi Germanici </em>di cui diviene presidente nel 1934. Nel 1933 inaugura e diviene presidente dell’<em>Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente</em> e nel 1934 inaugura <em>l’Istituto Mazziniano</em>. Oltre che un gradissimo filosofo, probabilmente il più grande del Novecento in Italia, insieme a Benedetto Croce, suo amico e avversario, Gentile fu soprattutto un promulgatore di cultura. Non mancarono gli attriti con il regime, soprattutto dopo la firma dei Patti Lateranensi con la Chiesa Cattolica, che mise all’indice i suoi libri, e dopo la promulgazione delle leggi razziali, che non condivise, poiché amico personale di molti personaggi di cultura e di religione ebraica, tano che non firmò nemmeno il <em>Manifesto della razza</em>. Ma fu il suo intervento del 24 giugno 1943, al Campidoglio a Roma, su proposta di Carlo Scorza, nuovo segretario nazionale del <em>PNF</em>, dal titolo <em>Discorso agli Italiani</em>, che procurò al filosofo le antipatie di diversi ambienti del fascismo e, soprattutto, la reazione odiosa e terroristica dei vertici comunisti della Resistenza. Al discorso di Gentile, in cui il filosofo esortava il Paese e tutte le forze politiche all&#8217;unità nazionale, rispose l&#8217;umanista Concetto Marchesi con un articolo dal titolo <em>Rinascita fascista e concordia di animi </em>pubblicato il 24 febbraio 1944 sul quotidiano socialista <em>Libera Stampa</em>, nella cui introduzione si definiva quello di Gentile un «<em>appello per una impossibile unione degli Italiani sotto l&#8217;insegna del neofascismo</em>». Scrisse Marchesi, «<em>Quanti oggi invitano alla concordia, invitano ad una tregua che dia temporaneo riposo alla guerra dell&#8217;uomo contro l&#8217;uomo. No: è bene che la guerra continui, se è destino che sia combattuta. Rimettere la spada nel fodero, solo perché la mano è stanca e la rovina è grande, è rifocillare l&#8217;assassino</em>». L&#8217;articolo venne ripreso da vari fogli clandestini e nella versione pubblicata in marzo nel numero 4 de <em>La Nostra lotta</em>, principale organo del PCI nell&#8217;Italia occupata dai tedeschi, il finale apparve modificato da Girolamo Li Causi che scrisse, «<em>La spada non va riposta finché l&#8217;ultimo nazista non abbia ripassato le Alpi, finché l&#8217;ultimo traditore fascista non sia sterminato. Per i manutengoli del tedesco invasore e dei suoi scherani fascisti, senatore Gentile, la giustizia del popolo ha emesso la sentenza: MORTE!</em><em>».</em></p>
<p>Gentile nel frattempo si era ritirato nei pressi di Firenze, dove scrive la sua ultima opera, <em>Genesi e struttura della società</em>, che egli considerò il coronamento dei suoi studi, tanto che all&#8217;amico antifascista Mario Manlio Rossi, mostrando il manoscritto, scherzando disse: «<em>I vostri amici possono uccidermi ora se vogliono. Il mio lavoro nella vita è concluso</em>». La sentenza non si fece attendere, fu ucciso sulla soglia della sua residenza da un gruppo di partigiani fiorentini aderenti ai <em>Gruppi di Azione Patriottica</em> (GAP), di ispirazione comunista, comandato da Bruno Fanciullacci. Fu un episodio che divise lo stesso fronte antifascista e che ancora oggi è al centro di polemiche non sopite, venendo infatti già all&#8217;epoca disapprovato dal <em>Comitato di Liberazione Nazionale</em> toscano, con la sola esclusione del Partito Comunista, che ne rivendicò l&#8217;esecuzione e si oppose in seguito alla sua condanna politica. In un articolo pubblicato su <em>l’Unità</em> di Napoli il 23 aprile 1944, il segretario del PCI Palmiro Togliatti, sbarcato nella città partenopea dopo un lungo viaggio da Mosca, e nominato da appena un giorno vicepresidente del Consiglio del secondo Governo Badoglio, esordì attaccando coloro che avevano espresso contrarietà all&#8217;attentato: «<em>Non riesco a prendere il tono untuoso di chi, facendo il necrologio di una canaglia, dissimula il suo pensiero e la verità col pretesto del rispetto dei morti</em>». Poi continuò: «<em>Salutiamo con commozione ed esprimiamo la nostra riconoscenza di cittadini ai giovani combattenti che hanno compiuto quest&#8217;atto di risanamento del nostro paese</em>». A Bruno Fanciullacci, il capo di quei «<em>giovani combattenti</em>», il Comune di Firenze, nel 2003 ha intitolato un largo nel luogo in cui fu ucciso, sacrifico che le valse la medaglia al valor militare. Eugenio Giani, allora assessore del sindaco Leonardo Domenici e oggi Presidente della Regione Toscana, disse di essere arrivato a prendere quella decisione, proposta per la prima volta nel 2000 dal Comunista italiano Luca Pettini, per rispondere alle polemiche nate sulla scelta di intitolare una strada a Fanciullacci, già emerse a Pontassieve quando il sindaco Mauro Perini fece altrettanto. Il centrodestra si scagliò contro la commemorazione di un uomo tra i responsabili della uccisione di Giovanni Gentile, tanto che c&#8217;è chi ha proposto di intitolare una strada o una piazza anche al filosofo. «<em>Più di cinquant&#8217; anni dopo il fascismo, attivarsi per una contestuale intitolazione di due strade a questi uomini rappresenterebbe un contributo alla riconciliazione e alla pacificazione</em>» scrisse Graziano Grazzini di Forza Italia al sindaco. La proposta cadde nel nulla e nel silenzio più totale e si perse l’ennesima occasione, soprattutto per la cultura politica di sinistra, di mettere da parte l’ipocrisia e l’odio ideologico di stampo totalitario che si è avuto l’ardire di esercitare contro una delle menti più illuminate dell’ultimo secolo, a cui è stato preferito un qualunque esecutore di ordini. Rappresentazione di un degrado di valori, che è la fotografia del dibattito culturale degli ultimi anni.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/andrea-iacovitti-giovanni-gentile-la-cattiva-coscienza-della-resistenza/"><img width="210" height="240" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/04/giovanni-gentile.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/04/giovanni-gentile.jpg 210w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/04/giovanni-gentile-56x64.jpg 56w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a></p>]]></content:encoded>
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