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	<title>Gli italianidi ANTONIO VENDITTI &#8211; Democrazia, diritto al voto e scelta di rappresentanti degli. Viaggio nella storia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di ANTONIO VENDITTI &#8211; Democrazia, diritto al voto e scelta di rappresentanti degli. Viaggio nella storia</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 09:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/antonio-venditti-democrazia-diritto-al-voto-scelta-rappresentanti-degli-viaggio-nella-storia/"><img width="600" height="402" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/elezioni2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/elezioni2.jpg 600w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/elezioni2-300x201.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/elezioni2-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p><hr /><p>Ogni volta che si torna a votare non posso fare a meno di rivedere un vecchio film, Gli onorevoli. È una mia necessità spirituale, una personale tradizione, una specie di riflessione sulla politica italiana dalle tante mediocri sfaccettature, dalle molte piccolezze, dalle incapacità amministrative, dalle troppe e noiose banalità elettorali. Insomma questo film costituisce per me cento minuti di sorridente esercizio preparatorio, cui non posso rinunciare prima di recarmi al seggio elettorale. Anche oggi la dialettica messa in campo da gran parte dei candidati continua a conservare gli stessi toni monocordi: “Io farò meglio e di più, conto sul tuo&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che si torna a votare non posso fare a meno di rivedere un vecchio film, <em>Gli onorevoli</em>. È una mia necessità spirituale, una personale tradizione, una specie di riflessione sulla politica italiana dalle tante mediocri sfaccettature, dalle molte piccolezze, dalle incapacità amministrative, dalle troppe e noiose banalità elettorali. Insomma questo film costituisce per me cento minuti di sorridente esercizio preparatorio, cui non posso rinunciare prima di recarmi al seggio elettorale.</p>
<p>Anche oggi la dialettica messa in campo da gran parte dei candidati continua a conservare gli stessi toni monocordi: “Io farò meglio e di più, conto sul tuo voto, se sarò eletto lavorerò per te e con te, saremo sempre in contatto, desidero essere eletto per sollevarti da un’incombenza, in definitiva mi sacrifico per te”.</p>
<p>Gli uomini politici quando sono intervistati sostanzialmente non dicono nulla. Sono per lo più esperti silenziosi nel conquistare un posto di potere. In Italia, dobbiamo riconoscerlo, gli elettori in genere non scelgono gli uomini politici per le loro capacità amministrative o per il loro approfondimento dei problemi sociali, ma soltanto perché sono soggiogati dalle loro “arti magico-dialettiche”. Oppure, per una fattispecie di voto di scambio.</p>
<p>Alcuni capaci, una volta eletti, si impegnano per soddisfazione personale. Pochi si accorgono della loro azione politica, per cui molto spesso scompaiono. In particolare, gli uomini politici in vista non dicono niente: sono prudenti, si tengono sulle generali, perché sanno che si possono giocare la tanto redditizia candidatura.</p>
<p>Ora c’è da chiedersi a quanti candidati dei tanti partiti in lizza per la conquista dei seggi al Comune di Roma sia stato chiesto dai cittadini di sacrificarsi, di soffrire notti insonni dovute a cene, a incontri con gli elettori, a organizzare i propri galoppini caricandoli di santini e di depliant con il curriculum del “martire” della politica, impaziente però di farsi eleggere. Un sacrificio che comporta anche privilegi.</p>
<p>Desiderare una candidatura politica al Comune di Roma è un’aspirazione lecita, di tutto rispetto, apprezzabile maggiormente se si ha la coscienza di essere in possesso della necessaria preparazione amministrativa per operare concretamente per la comunità di cui si fa parte, puntando a risolvere quei problemi che prima delle elezioni sembrano irrisolvibili, forse perché demandati a politici di troppo mestiere, o meglio ai non pochi mestieranti della politica ancora in circolazione.</p>
<p>Può sembrare strano, ma nell’antichità, ai tempi di Pitagora (570-490 a.C.), i voti si esprimevano con le fave, da cui derivò il motto, coniato dai grande filosofo greco, decisamente contrario alla vita politica: “Cittadino, guardati dalle fave”.</p>
<p>Nell’antica Roma, prima di dare il via alla campagna elettorale, i candidati dovevano presentarsi al magistrato incaricato di presiedere lo scrutino e poi attendere che i loro nomi fossero pubblicati. Da questo momento partiva una vera &#8220;campagna delle raccomandazioni elettorali&#8221;, perché non era il candidato a chiedere i voti, ma i suoi sostenitori, che si impegnavano con gli elettori a testimoniarne la moralità, designandolo come il più degno a occupare la carica.</p>
<p>Le iscrizioni murali di Pompei, eccezionalmente conservate a differenza di quelle di Roma, sono tracciate sulle pareti delle case più importanti e lungo le vie principali: ben 2800 scritte di carattere elettorale, di cui almeno 1500 per il solo anno 79.</p>
<p>La propaganda elettorale trovava l’ambiente più favorevole nelle taverne, i <em>thermopolia</em>.</p>
<p>Il Foro si animava particolarmente con l’apertura della campagna elettorale: la folla si accalcava nelle strade per leggere e commentare le iscrizioni che ricoprivano i prospetti delle case vicine a quelle dei candidati.</p>
<p>Purtroppo nemmeno una traccia di “manifesti” elettorali è rimasta a Roma, perché erano troppo facilmente deperibili.</p>
<p>I “manifesti” elettorali di Pompei, variamente conservati, costituiscono una documentazione di prima mano, unica e irripetibile, che può valere anche per Roma, nonostante quelle pompeiane fossero elezioni municipali, con le quali si procedeva alla nomina dei magistrati locali.</p>
<p>A distanza di oltre due millenni e mezzo, dopo che si è venuta formando nel secoli tutta una cultura, peraltro discutibile, su come intendere la politica, accompagnata da altrettanta opinabile letteratura, il pensiero negativo di Pitagora sulla vita politica ha trovato in linea, tra i tanti, Albert Camus, per il quale “la politica e il destino degli uomini sono foggiati da individui senza ideali e senza grandezze”<em>, </em>perché secondo lo scrittore, “chi ha grandezza in sé non fa politica”.</p>
<p>Questo dubbio da tempo assale molti elettori italiani, con una visione conflittuale della politica, una sorta di amore e odio, che non sono riusciti ancora a individuare “un politico che sia un puro politico” e temono sempre di avere di fronte un politicante, impegnato a far credere dl essere il migliore interprete dei conflitti sociali, alieno dall’indirizzare il proprio ingegno nella ricerca dei posti di potere.<em><br />
</em>L’elettore per poter dire di essere pienamente soddisfatto del proprio voto può seguire una linea politica autonoma, qualificante, un iter che inevitabilmente lo pone al di sopra del partiti e dei vari candidati. La strada da intraprendere, a cui potremmo dare il nome di “via dell’attenzione”<em>,</em> è chiara, semplice da imboccare: inizia con la conoscenza diretta del candidato che si ritiene opportuno fare eleggere, prosegue poi in direzione della verifica della sua effettiva capacità di realizzare la sintesi tra ideale e realtà. In definitiva, se vogliamo che un candidato ci rappresenti adeguatamente dobbiamo cercare di prevedere, per quanto possibile, come si comporterà successivamente, non dobbiamo assolutamente basarci sulle sue promesse e sulle sue assicurazioni, ammesso che sia sincero. Soprattutto è bene verificare che abbia una chiara predisposizione all’onestà: qualità molto rara e indispensabile in politica. Dobbiamo valutare il suo comportamento in rapporto alle circostanze nelle quali è venuto e verrà a trovarsi e dal possibile conflitto con il suo carattere. Gli eventuali cambi di casacca costituiscono certamente punti a suo sfavore.</p>
<p>Così potremo evitare quelle sorprese che tanto contribuiscono</p>
<p>a   far allontanare i cittadini dalla vita politica.</p>
<p>Ma andare a votare rimane sempre un diritto-dovere a cui non bisogna rinunciare, naturalmente tenendo presente il monito lanciato da Goffredo Mameli nel gennaio del 1849: “Noi facciamo poco conto delle parole, moltissimo della vita di un individuo. Scruteremo nei nostri candidati i fatti passati; elimineremo gli uomini che o per tristizie o per inettezza hanno mancato all’onore ed agli interessi del paese; non appoggeremo che i nomi di coloro il cui passato ci sia pegno per l’avvenire”.</p>
<p>“Fave a parte”, recarsi alle urne costituisce sempre la migliore espressione di democrazia. Perché chi tace inevitabilmente subisce.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/antonio-venditti-democrazia-diritto-al-voto-scelta-rappresentanti-degli-viaggio-nella-storia/"><img width="600" height="402" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/elezioni2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/elezioni2.jpg 600w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/elezioni2-300x201.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2021/10/elezioni2-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>]]></content:encoded>
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