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	<title>Gli italianiArte e Cibo: viaggio nella storia ad immagini dell&#8217;alimentazione &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Arte e Cibo: viaggio nella storia ad immagini dell&#8217;alimentazione</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 07:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/arte-e-cibo-viaggio-nella-storia-ad-immagini-dellalimentazione/"><img width="747" height="535" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione.jpg 747w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione-300x215.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione-640x458.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione-89x64.jpg 89w" sizes="(max-width: 747px) 100vw, 747px" /></a></p><hr /><p>In un anno, questo del 2015, dedicato interamente al cibo, grazie ai riflettori puntati come baionette dall’Expo, con tante iniziative sull’argomento organizzate lungo tutta la nostra Penisola, appare doveroso interrogarsi su di esso anche dal punto di vista storico-artistico. Quale valore aggiunto può dare l&#8217;arte alla storia dell&#8217;alimentazione? In che modo e perché può risultare interessante una storia del cibo ripercorsa tramite le immagini ( dipinti, foto, sculture)? Il tipo di percorso che qui si sceglie di seguire è un cammino di tipo tematico e non cronologico, che segue cioè non l&#8217;andamento lineare del tempo, ma quello più tortuoso del&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p dir="LTR" align="JUSTIFY">In un anno, questo del 2015, dedicato interamente al cibo, grazie ai riflettori puntati come baionette dall’Expo, con tante iniziative sull’argomento organizzate lungo tutta la nostra Penisola, appare doveroso interrogarsi su di esso anche dal punto di vista storico-artistico.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Quale valore aggiunto può dare l&#8217;arte alla storia dell&#8217;alimentazione? In che modo e perché può risultare interessante una storia del cibo ripercorsa tramite le immagini ( dipinti, foto, sculture)?</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Il tipo di percorso che qui si sceglie di seguire è un cammino di tipo tematico e non cronologico, che segue cioè non l&#8217;andamento lineare del tempo, ma quello più tortuoso del filo logico. Questo percorso non vuole accontentarsi di una ricognizione passiva, ma vuole ripercorrere, in sella al cavallo della storia, l&#8217;utilizzo e la funzione di alcuni temi legati al cibo, ritenendo utile a livello formativo ed educativo la conoscenza delle tipologie e dei luoghi comuni del cibo nel corso della storia dell&#8217;arte.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Prima di addentrarci in questo arduo cammino è opportuno soffermarsi su delle questioni di fondo, come per esempio la considerazione che il legame tra arte e cibo sia fondato sulla comune fonte rappresentata dalla natura: la natura come ispirazione perpetua dell&#8217;arte e la natura come risorsa primaria di cibo. Ad aver reso in maniera immediata e divertente questo concetto che si sta tentando di esprimere è un artista contemporaneo: Carl Warner con i suoi &#8220;foodscapes&#8221; panoramiche ambientali composte di tutte le varietà di cibi che creano luoghi ameni, evocando oltre che il piacere per gli occhi, anche il senso morale del rispetto per il nostro habitat. Un gioco in fondo questo, perché tuttavia l&#8217;arte ha anche giocato con i cibi, si pensi a Dalì che commissionò ad un fornaio una stanza intera fatta di pane, ma un gioco sempre in bilico tra sacro, perché così che in fondo il cibo viene considerato, ed il profano, con l&#8217; esplicita ironia che di conseguenza ci si può permettere.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">L&#8217;arte rappresenta il miglior testimone e, anche il più immediato possibile, per la conoscenza degli sviluppi e le mutazioni che hanno ricevuto le abitudini alimentari nel tempo, soprattutto per i secoli per cui ci manca una testimonianza fotografica o in cui risultino carenti le fonti scrittorie.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">La storia dell&#8217;arte ci permette soprattutto di conoscere il <b><span style="text-decoration: underline;">valore sociale</span></b> che nei secoli il cibo ha assunto, nella dimensione dunque non solo di bisogno fisiologico, ma nel suo rilievo di espressione di uno status simbol, come luogo ideale e tempo di ritrovo e discussione, sin dalle raffigurazioni di simposi nell’antica Grecia. L’arte ci porta a conoscenza anche del <b><span style="text-decoration: underline;">valore rituale </span></b>che il cibo ha ricoperto già dall’inizio della storia dell’umanità:nell’antico Egitto si pensava che la vita continuasse dopo la morte e che l’anima avesse bisogno di mangiare e bere per affrontare il viaggio oltremondano; anche nell’antica Roma banchetti funerari e scene di vita quotidiana collegate al cibo venivano dipinte nelle tombe.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Nell’arte però spesso il cibo compare non tanto per il suo valore di cosa in sé, ma piuttosto per il suo <b><span style="text-decoration: underline;">valore simbolico</span></b>, che è uno dei primi che il cibo ha assunto all’interno del panorama storico-artistico: il pane sin dal Medioevo ha costituito un rimando diretto all&#8217;eucarestia, o la melagrana ha rappresentato il simbolo di fedeltà coniugale, o i frutti in lenta decomposizione come rimando indiretto al <i>memento mori , </i>alla consapevolezza della caducità delle cose di questo mondo; si ricordi a questo proposito l’opera &#8220;canestra di frutta&#8221; di Caravaggio. Il cibo oltre ad assumere di per sé significati altri, veniva anche usato come parte esso stesso di rappresentazioni allegoriche, per esempio compare nell&#8217; &#8220;Allegoria delle quattro stagioni&#8221; di Massimo Manfredi, in cui dei frutti sparsi su una tavola contribuiscono al senso lirico dell&#8217;intera composizione; Altro esempio allegorico, cui il cibo soprattutto tra la fine del medioevo e l’inizio del Rinascimento, rimanda è anche quello fatto da Jusepe Ribera &#8220;l&#8217;olfatto&#8221;, in cui un gioviale uomo dall&#8217;aspetto rozzo si ritrova con in mano una cipolla che per associazione di idee evoca un odore non del tutto gradevole; o nel Bacco degli Uffizi di Caravaggio, rappresentato forse come una colta allusione allo sposo del Cantico dei Cantici, e in cui la delicatissima sospensione di silenzio creata dalla luce, avvolge uve, pomi, fichi e le melagrane.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">All&#8217;immagine simbolica del cibo si ricollega anche il filone contemporaneo dell&#8217;arte povera es. Giovanni Anselmo realizza nel 1968 la &#8220;scultura che mangia&#8221; rimando diretto anche per lui alla deperibilità dell’alimento; o lo scultore Piero Gilardi che realizza tappeti di natura composti in poliuretano espanso che riproducono porzioni di orto e di sottobosco (quindi legando il cibo alla natura), ortaggi che sono di plastica ma che all&#8217;apparenza sembrano succulenti; altro artista ancora è Nino Migliori che realizza fotografie e verdura nel cellophane, come per evocare un senso di soffocamento cui stiamo sempre più costringendo la natura. Anche le caramelle di Torres evocano non la dolcezza, ma la futilità, lo spettro della morte e del nulla dopo il loro consumo.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Nella storia dell’arte il primo a sconvolgere questo uso allegorico e quasi esclusivamente simbolico del cibo legato soprattutto alle sacre rappresentazioni è l&#8217;Arcimboldo che gioca con i cibi creando composizioni figurative, volti e sagome create dalla mescolanza delle varietà di cibi. Anche nell&#8217;arte contemporanea il cibo è talvolta usato sempre più come qualcosa di diverso dalla classica destinazione d&#8217;uso come per esempio il &#8220;busto di donna&#8221; di Dali del 1933 che ha come copricapo una baquette</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">L’arte ci guida anche alla scoperta delle <b><span style="text-decoration: underline;">　differenze di approccio al cibo</span></b> che intercorrevano tra classi sociali differenti, tra ricchi e poveri: Vincenzo Campi rende quanto mai esplicita questo concetto attraverso i suoi &#8220;Mangiatori di ricotta&#8221;, dove in primo piano risalta questo approccio quasi violento con il cibo, una ingordigia dettata da cattive maniere, più che dalla fame. Differenze tra ricchi e poveri che come ovvio risaltano anche nella <b><span style="text-decoration: underline;">scelta dei cibi</span></b>: sappiamo dalla storia che le classi ricche soprattutto quando il divario delle classi era più marcato, eccedevano spesso nel consumo della carne, nello specifico quella di manzo, mentre sulla tavola dei poveri compariva soprattutto carne a basso costo, agnelli e capretti. La vitella, che compare nella &#8220;Bottega del macellaio&#8221; di Annibale Carracci, o &#8221; il bue macellato&#8221; di Rembrant o perfino reso nella maniera favolistica del &#8220;bue squartato&#8221; di Chagall. In qualche modo si può trovare un parallelo contemporaneo lo potremmo trovare nelle opere di Damien Hirst con mucche intere in formaaldeide la cui decomposizione viene arrestata in un impeto di immortalità.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Tra i poveri diffuso è anche l&#8217;uso o meglio l’abuso di alcool, forse per scaldarsi, forse per non sentire i morsi della fame o forse più semplicemente come passatempo; vizio o abitudine che vediamo nelle molte raffigurazioni, diffusissime soprattutto nella pittura olandese di riunioni di bevitori nelle taverne come dimostra per esempio l&#8217;opera di Adriaen van Ostade &#8220;Contadini in un&#8217;osteria&#8221; del 1610, in cui vediamo l&#8217;interno di un&#8217;osteria di paese in cui alcuni contadini si sono ritrovati per bere e giocare, associazione molto comune anche nelle numerose incisioni dei seguaci di Caravaggio, e, altro accostamento molto comune nella storia dell&#8217;arte, ascoltano un suonatore. Banchetti o bevute che spesso finivano in rissa come rappresentato in numerosi quadri tra cui quello di Hendrick Martensz Sorgh &#8220;Rissa tra contadini in un&#8217;osteria&#8221; 1611.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Divario, quello tra ricchi e poveri, che continua ancora oggi con i Paesi industrializzati in cui il fenomeno dell’obesità e dell’eccedenza nell’assunzione di cibo rispetto al reale fabbisogno persiste e dilaga anche tra i più piccoli e i Pesi più poveri in cui il tasso di mortalità per fame non accenna a diminuire. Colui che forse più di tutti ha reso, caricandolo di una vena satirica, questo aspetto è probabilmente Botero, che con le sue donnone ha dilatato le forme dei corpi rendendo la serie dei picnic un inno all’ingordigia e all’ozio.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Quello che si vuole evidenziare che l&#8217;arte è piena sia di immagini di panciuti signori che banchettano in letizia, senza pur tuttavia essere davvero consapevoli di quello che altri hanno scelto e procurato per loro, come compaiono nelle immagini di Van de Velde in 　&#8221;Allegra compagnia sulla terrazza&#8221; in cui compaiono, sulla terrazza di un palazzo, un gruppo di signori che banchettano davanti ad un parco con fontana, collegando così il tema dell&#8217;allegra compagnia a quello del giardino d&#8217;amore; come &#8220;il canto della sposa&#8221; di Gunnar Berendtson o come le ricche colazioni rappresentate da Monet, che sfruttano l&#8217;occasione della bella stagione per svolgersi in prati e giardini; tradizione questa del cibo all&#8217;aperto già introdotta anche da Paul Cezanne nella sua &#8220;Colazione sull&#8217;erba&#8221; del 1876-1877. Differenti sono le tavole, seppur più scarne, dei poveri in cui se non altro il rapporto scelta-consumazione avveniva senza intermediari. Gioco di ruoli dunque, che si perpetua senza soluzione di continuità dalla terra alla tavola.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">La storia dell&#8217;arte oltre che testimonianza dei ruoli che nei secoli le varie classi sociali e i vari sessi hanno avuto, è anche testimonianza dell&#8217;evoluzione delle varietà di cibi. Un esempio per tutti è rappresentato dall&#8217;introduzione della patata nell&#8217;alimentazione, considerata prima un cibo riservato solo agli animali, e che rappresenta una vera e propria rivoluzione alimentare. La patata portata dall&#8217;America e solo dal 1700 introdotto come alimento è visibile nei &#8220;Mangiatori di patate&#8221; di Vincent Van Gogh del 1885.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Anche la <b><span style="text-decoration: underline;">multietnicità</span></b> dei cibi è un aspetto interessante che torna più volte nell&#8217;arte, questa veniva già apprezzata nell’antica Roma come segno di un’elite non solo monetaria ma anche culturale. Nell’antica Roma era infatti già avvenuto il delicato passaggio &#8220;culturale&#8221; dai cibi ai sapori, risaltando la componente del gusto. Il valore della multi etnicità ritorna più volte nel corso della storia dell’arte per esempio nell&#8217;opera &#8220;il pasto&#8221; di Gauguin del 1891 o in molti degli oggetti esotici che popolavano le wunderkammer. Frutti esotici compaiono anche in alcune nature morte come per esempio in &#8220;Natura morta con frutti brasiliani&#8221; di Albert Van Eckhout del 1644.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">L&#8217;arte è testimone anche di un altro passaggio delicato per la storia del cibo, fase di cui ancora noi siamo i protagonisti e che ancora stiamo vivendo: l&#8217;epoca dei consumi. Il consumo che diventa necessità quasi compulsiva istigata da pubblicità e cartelloni invitanti, parodizzata da alcuni artisti, innalzata da altri. La pop art si è interessata direttamente al fenomeno con Andy Warhol che già negli anni &#8217;60, riproduceva anche visivamente questa ossessione dell&#8217;oggetto quotidiano di cui ormai non si poteva più fare a meno, di quell&#8217;icona scristianizzata che era una scatoletta di passata o un fustino di detersivo al pari di una diva del cinema. Charles Oldenburg ha attualizzato all&#8217;epoca di patatine fritte e hot dog il discorso serigrafico di warhol creando sculture giganti 　di tutto il peggio che il nostro stomaco è costretto ad accettare passivamente. Crea così sculture molli che riproducono oggetti di consumo come per esempio &#8220;Floor cake&#8221;, sottolinenandone il valore potremmo dire più inquietante, non è che hanno un&#8217;aria così invitante. Si può concludere affermando proprio il valore attivo che la storia dell&#8217;arte contribuisce a dare per la conoscenza dei valori nutritivi e salutari del cibo, e quindi non solo un contributo passivo e storico: tanto che uno chef di fama internazionale come Ferran Adrià nel 2007 ha trasformato in forma artistica il suo menù, cimentandosi lui stesso nell&#8217;arte, unendo così le sue due passioni. Il discorso dunque in due direzioni: il cibo come ispirazione per l&#8217;arte e l&#8217;arte come ispirazione per l&#8217;applicazione del cibo; lo sa bene Dieter Roth, che ha fondato la sua fama sull’utilizzo della più comune cioccolata per creare delle statuine riprodotte in serie.</p>
<p>L’arte e il cibo sono dunque uno lo specchio maturo dell’altro e, questa compenetrazione, ha il valore solido della testimonianz</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/arte-e-cibo-viaggio-nella-storia-ad-immagini-dellalimentazione/"><img width="747" height="535" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione.jpg 747w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione-300x215.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione-640x458.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/colazione-89x64.jpg 89w" sizes="(max-width: 747px) 100vw, 747px" /></a></p>]]></content:encoded>
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