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	<title>Gli italianiArte e potere: Velasquez in scena a Parigi &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Arte e potere: Velasquez in scena a Parigi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2015 20:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/arte-e-potere-velasquez-in-scena-a-parigi/"><img width="593" height="593" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica.jpg 593w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-300x300.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p><hr /><p>Una mostra, ora in corso a Parigi, mette in luce il carattere brillante e indipendente dell’artista Diego Velázquez le cui opere riescono ad essere il prodotto, sapientemente miscelato, di una committenza reale e di una personale ricerca, portata avanti lontano dalla gabbia dorata del palazzo imperiale. Nessuno prima dell’artista sivigliano era riuscito a compendiare la sicurezza economica proveniente dall’&#8221;assoldamento&#8221; del potere laico all’indipendenza ideologica e materiale, frutto di una personalità forte e fiera. Il rapporto che l’arte ha intessuto con il potere è un aspetto delle vicende artistiche tutt’altro che secondario. Prima ancora che sul livello qualitativo o sul valore&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Una mostra, ora in corso a Parigi, mette in luce il carattere brillante e indipendente dell’artista Diego Velázquez le cui opere riescono ad essere il prodotto, sapientemente miscelato, di una committenza reale e di una personale ricerca, portata avanti lontano dalla gabbia dorata del palazzo imperiale. Nessuno prima dell’artista sivigliano era riuscito a compendiare la sicurezza economica proveniente dall’&#8221;assoldamento&#8221; del potere laico all’indipendenza ideologica e materiale, frutto di una personalità forte e fiera.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Il rapporto che l’arte ha intessuto con il potere è un aspetto delle vicende artistiche tutt’altro che secondario. Prima ancora che sul livello qualitativo o sul valore monetario di un’opera d’arte, occorre riflettere sul grado di libertà di cui questa o quell’opera sono frutto. Questo è quanto mai vero per l’arte del passato.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Che dietro le pennellate degli artisti, anche i più amati come Michelangelo, Leonardo o Caravaggio, si nasconda una committenza laica o ecclesiastica, papale o cardinalizia, principesca o regale, non è certo un mistero per nessuno, né un’amara scoperta. L’arte ha sempre vissuto, in passato non se ne conosceva altra forma, dell’interessamento più o meno mecenatistico, quando non di aperto utilitarismo, di qualche ricco committente.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Raramente l’arte ha potuto davvero essere frutto delle viscere passionali di un artista, molto più spesso l’artista era un cortigiano al pari dei tanti vassalli e valvassori, di cui il ricco si circondava.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">E’ una conquista contemporanea, ancora lungi dall’essere raggiunta del tutto, quella dell’artista padrone di esprimersi esclusivamente come la propria sensibilità gli detta; mi esprimo volutamente con toni freddi e scettici, quasi cinici, nel parlare di questa libertà tanto decantata come un inno trionfalistico o uno slogan pubblicitario, quando ancora oggi c’è un vero padrone per l’artista: il mercato.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Non sono per il purismo di quanti vorrebbero l’arte completamente svincolata dalle logiche di mercato, perché un asettico distacco dalle cose di questo mondo ( compreso quello dal vile denaro), condannerebbe l’arte a vivere fuori del proprio tempo e gli artisti ad essere dei disadattati.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Penso che, come sempre, e non verrei per questo sembrare tautologica, il giusto sia nel mezzo, sia nel sano equilibrio di personalità e contesto.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Colui che credo possa in parte incarnare questa miscela equilibrata tra necessità di operare &#8220;per qualcuno&#8221; e la sana voglia di rappresentare se stessi sia Diego de Silva Velázquez.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Questo pittore spagnolo, nato al suono dell’ultimo rintocco del XVI secolo, ha dovuto vivere parte della sua vita cercando di non farsi assorbire da ritmi ed etichette di quella gabbia dorata chiamata corte; ha cercato sempre, quando gli era possibile, di sganciarsi dalla pressione del potere laico e del potere ecclesiastico, che nutrivano aspettative, spesso psicologicamente limitanti, su di lui. Vive la Spagna del &#8220;frivolo&#8221; e mondano Filippo IV e la chiesa del burbero e austero Innocenzo X.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Nessun’ altro quanto Velázquez ha saputo tessere con il potere un rapporto stabile e duraturo, quasi coniugale, dal momento che a dividerlo dal potente re spagnolo sarà solo la morte di quest’ultimo. Un rapporto osteggiato, deriso e oggetto di invidie, proprio perché insolito e inusuale, in un mondo che vedeva l’artista, anche se non più un operaio come nel Medioevo, ancora non del tutto un intellettuale come invece la storia vorrebbe farci credere.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Velázquez è esempio di quell’equilibrio di cui si parlava sopra, perché, pur essendo parte del sistema governativo, membro in pianta stabile della corte, non se ne asservì mai, tanto che si sentì libero di lavorare per altri committenti, tra cui il conte di Olivares.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Il re apprezzava la personalità forte e difficilmente domabile del suo artista, arrivava ad apprezzare perfino l’indole flemmatica e i tempi lenti con cui svolgeva il suo lavoro, testimonianza ulteriore della capacità di mantenere sempre una salda personalità, sganciata dalle logiche e dai ritmi di palazzo.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Si generò quasi un’amicizia tra il re e il suo artista, l’unico in grado di ritrarlo così come gli occhi orgogliosi del sovrano amavano immaginarsi.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">La grandezza di Velázquez sta nella capacità di contenere in sé l’alfa e l’omega dell’arte, nel suo essere classico e anticlassico insieme, chiaro e enigmatico allo stesso tempo, un insieme ossimorico che dà vita a sprazzi di meraviglia universalmente apprezzati.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Velázquez aveva in sé il bollore rovente delle radici spagnole, che porta le sue opere a pullulare di volti espressivi, di scene quasi teatrali, in cui, quasi come dei figuranti, compaiono personaggi della corte intorno all’infanta Margherita di <i>Las Meninas </i>dove i movimenti a comando di damigelle, nane e perfino del cane danno alla scena un sapore &#8220;cinematografico&#8221; in cui viene coinvolto anche l’osservatore verso cui il pittore, autorittrattosi nella tela, guarda. Dall’altro nelle sue opere è quanto mai evidente l’influsso dei grandi artisti italiani, le cui opere il Maestro osservò all’arrivo in Italia; correva l’anno 1629. Delle orecchie attente possono sentire l’eco di Tiziano, di Raffaello, di Michelangelo risuonare nello spazio angusto della tela, urla e stridori che fuoriescono dalle opere del sivigliano Velázquez. Corpi massicci, muscolature evidenti e anatomie tornite di chiara matrice fiorentina e romana unite ad un’abilità coloristica e tonale tipicamente veneta.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Velázquez tuttavia, e questo lo rende davvero grande, non si limita alle rappresentazioni auliche, ma statiche, dei ritratti degli uomini di corte, si diletta infatti anche nella resa molto più dinamica e vibrante di immagini che vertono sui poli opposti del mito ovidiano e della resa più &#8220;bassa&#8221; di ubriachi e storpi, che, quasi come un accostamento destabilizzantemente voluto popolavano spesso proprio le rappresentazioni mitologiche, per citarne una tra tutte <i>il trionfo di Bacco </i>ora al Museo del Prado dove uomini alticci circondano l’immagine eterea di un bacco giovane e prestante.</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">La mostra ora in corso al Grand Palais di Parigi è in grado di condensare, attraverso il linguaggio immediato delle immagini, quanto detto finora sul rapporto che il Siglo de Oro ha intrattenuto con il potere. Una retrospettiva, che vale la pena di andare a vedere, perché mai, o almeno nell’ultimo quarto di secolo, era stata fatta una mostra così completa su Velázquez, quest’abile ritrattista, che ha saputo fare di un’arte considerata minore, il tratto distintivo della sua moderna capacità di vivere l’arte come un &#8220;mestiere&#8221; e non più come bieco servilismo.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/arte-e-potere-velasquez-in-scena-a-parigi/"><img width="593" height="593" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica.jpg 593w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-300x300.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p>]]></content:encoded>
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