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	<title>Gli italianiAssurdo il divieto di recarsi nelle seconde case &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Assurdo il divieto di recarsi nelle seconde case</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 08:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/assurdo-divieto-recarsi-nelle-seconde-case/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Contrariamente a quanto si era sentito dire alla vigilia, il decreto del Presidente del Consiglio del 26 aprile, che dispone dal 4 maggio in poi, esclude nella maggior parte dei casi che gli italiani possano recarsi nelle seconde case, al mare, in campagna, ai monti. L’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto, infatti, consente solo, all’interno della regione, “gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”. Sono considerati “necessari”, spiega la norma, “gli spostamenti per incontrare congiunti”, con tutte le cautele del caso, evitando “assembramenti” e garantendo il “distanziamento interpersonale”. In&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Contrariamente a quanto si era sentito dire alla vigilia, il decreto del Presidente del Consiglio del 26 aprile, che dispone dal 4 maggio in poi, esclude nella maggior parte dei casi che gli italiani possano recarsi nelle seconde case, al mare, in campagna, ai monti. L’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto, infatti, consente solo, all’interno della regione, “gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”. Sono considerati “necessari”, spiega la norma, “gli spostamenti per incontrare congiunti”, con tutte le cautele del caso, evitando “assembramenti” e garantendo il “distanziamento interpersonale”.</p>
<p>In sostanza trascorrere un periodo, nelle stesse condizioni di cautela adottate in città, nella casa al mare o ai monti, appare possibile solo se in quelle località si va per “incontrare” dei “congiunti”, perché questa è l’interpretazione logica. I congiunti, inoltre, devono essere sul posto, non si possono portare al seguito.</p>
<p>Si tratta di una normativa illogica ed evidentemente discriminatoria sulla base di un elemento, la presenza in loco di un congiunto, che non può sorreggere una disparità di trattamento. E tale è apparso, fin dall’inizio, il divieto di trascorrere la quarantena in una abitazione in località diversa da quella di residenza, considerato che questo avrebbe consentito, con una modalità di distanziamento coerente con la prevenzione del contagio, di attenuare il peso della permanenza nella casa di città, con una convivenza non usuale anche per persone legate da un solido affetto. Infatti in ogni nucleo familiare c’è chi è fuori molte ore al giorno per lavoro o per studio per cui, nella “quarantena” la condivisione di spazi, anche quando non angusti, determina problemi che sui giornali noti psicologi hanno segnalato per gli effetti patologici che possono determinare.</p>
<p>La permanenza dell’intera famiglia o di parte di essa in una località gradita, a volte dotata di spazi superiori o comunque più ariosi rispetto a quelli di cui si può godere in città non è stata data all’inizio, a mio modo di vedere sbagliando, e non viene consentita oggi se non a chi ha congiunti sul posto. O se li deve inventare.</p>
<p>Normativa confusa, dunque, ed equivoca, come ci ha abituato il Presidente Conte con l’emanazione alluvionale di disposizioni legislative e amministrative alle quali si uniscono ordinanze di Protezione civile, decreti del Ministro della salute e, naturalmente, provvedimenti dei Presidenti delle Regioni. Confusa ed equivoca per quanto già detto con riferimento al raggiungimento dei “congiunti”, frutto di una inesatta percezione della realtà, probabilmente perché si è ritenuto che questa modalità di permanenza fuori città fosse in contrasto con il divieto di mobilità e favorisse l’assembramento, cioè la riunione con persone evidentemente non della famiglia. Se questa è stata la preoccupazione è, senza mezzi termini, una colossale sciocchezza. In primo luogo, perché il divieto di mobilità non doveva essere riferito al trasferimento in un’altra località ma agli spostamenti in città, mentre l’ipotesi che la seconda casa fosse occasione di assembramenti è frutto di un processo alle intenzioni. Infatti, sarebbe stato agevole verificare sul posto l’eventuale assembramento. Come, in effetti, hanno fatto alcune amministrazioni locali.</p>
<p>Molto probabilmente, invece, il divieto è conseguenza di scelte politiche guidate da convinzioni ideologiche, come quella che la seconda casa è espressione di ricchezza, dimenticando che quelle abitazioni al mare, ai monti, in campagna sono spesso le casette dei nonni e dei padri, conservate da nipoti e figli per un fatto affettivo, anche quando la loro manutenzione è costosa e la proprietà è pesantemente tassata da sindaci dalla vista corta, sempre alla ricerca di entrate, incuranti dell’apporto che i proprietari delle seconde case recano all’economia delle loro comunità.</p>
<p>Singolare, infine, che quel testo sia stato oggetto di “interpretazione autentica” dal Ministro delle infrastrutture, Paola De Micheli, non si comprende a quale titolo e con quale competenza giuridica.</p>
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