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	<title>Gli italianiBalzerani e gli assassini delle BR senza umanità &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Balzerani e gli assassini delle BR senza umanità</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2018 21:10:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/balzerani-gli-assassini-delle-br-senza-umanita/"><img width="201" height="250" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/01/moro.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/01/moro.png 201w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/01/moro-51x64.png 51w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a></p><hr /><p>Si dice che le strade che portano all’inferno sono sempre lastricate di buone intenzioni. Ma anche questo assioma, alla prova dei fatti, rischia di rivelarsi nient’altro che un luogo comune. E occorrerebbe prendere finalmente atto che molto spesso pure i sentieri che conducono alla malora fanno altrettanto schifo. E’ un po’ quello che accade ai nostri giorni a proposito della convinzione, di stampo pseudoilluministico, che la pena detentiva serva a riscattare il reo e ad emendarlo delle sue colpe, onde reinserirlo, dopo un salutare percorso di recupero, nella società. A prima vista sembrerebbe un discorso ineccepibile, un cardine della Costituzione&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che le strade che portano all’inferno sono sempre lastricate di buone intenzioni. Ma anche questo assioma, alla prova dei fatti, rischia di rivelarsi nient’altro che un luogo comune. E occorrerebbe prendere finalmente atto che molto spesso pure i sentieri che conducono alla malora fanno altrettanto schifo. E’ un po’ quello che accade ai nostri giorni a proposito della convinzione, di stampo pseudoilluministico, che la pena detentiva serva a riscattare il reo e ad emendarlo delle sue colpe, onde reinserirlo, dopo un salutare percorso di recupero, nella società. A prima vista sembrerebbe un discorso ineccepibile, un cardine della Costituzione e del codice penale italiano. E del resto nessuno dotato di buon senso e ragionevolezza si sognerebbe mai di ritornare ai tempi in cui vigeva la pena di morte. Il buon Beccaria si rivolterebbe nella tomba. Il garantismo insomma, secondo i nostri legislatori, alla fine paga sempre. Inoltre va riconosciuto che molto spesso la redenzione e il riscatto di ex criminali ritenuti &#8211; sbagliando &#8211; del tutto irrecuperabili, effettivamente può anche avere luogo. Tuttavia va considerato pure che il pentimento, la contrizione, la dura presa di coscienza del male fatto e del dolore provocato, e l’impegno a riparare ai disastri compiuti, sono conquiste che, come tutte le cose di gran pregio, hanno sempre un prezzo da pagare. Un prezzo fatto di sofferenza spirituale, di profonda prostrazione, di dolorosi processi di rinnovamento interiore e di palingenesi morale ed esistenziale. Itinerari che possono pure sfociare nell’emarginazione e nell’ostracismo di parenti, amici e conoscenti. Ardui percorsi di ripensamento di se stessi e delle proprie idee durante i quali vanno messi in discussione tutti i convincimenti più radicati e i falsi e mendaci “Idola” che hanno segnato la precedente esistenza . Uno di questi “Idola” di baconiana memoria è un malinteso senso della coerenza. Essere sempre coerenti con se stessi e con gli altri è una virtù, e questo sarebbe da sciocchi negarlo. Tuttavia, molto spesso, dietro tale paravento di adamantino spirito di perseveranza è d’uso celare piuttosto la totale incapacità di cambiare, di rinnovarsi, di rimettersi in gioco. In altre parole, l’invincibile riluttanza a ripensarsi in toto e l’ostinata convinzione di sentirsi sempre dalla parte del giusto e di essere dotati del dono dell’infallibilità. O il netto rifiuto di inserire le proprie azioni, anche le più vili e ripugnanti, nella salvifica luce del catartico ripensamento. Laddove bisognerebbe convincersi che insistere inconcussi sulla via dell’errore e del crimine è come minimo da stolti. E’ il caso ad esempio, di Barbara Balzerani, la l’ex (ex?) primula rossa delle Br, alias la famigerata “compagna Sara”, assurta di recente agli “onori” delle cronache per le dichiarazioni rilasciate durante un convegno e fedelmente riportate dalla stampa. Già. Ma chi è Barbara Balzerani? Si tratta di un ex membro della colonna romana delle Brigate Rosse, che prese parte a numerosi efferati omicidi, compreso quello di Girolamo Minervini, e al sequestro del generale della NATO James Lee Dozier. Il clou della sua carriera di brigatista fu la partecipazione alla Strage di via Fani, nella quale fu rapito Aldo Moro e vennero massacrati cinque uomini della scorta. Durante il sequestro del leader democristiano la “compagna Sara” gestì, assieme al degno sodale Mario Moretti al quale era all&#8217;epoca legata sentimentalmente, la principale base operativa brigatista ubicata a Roma, in Via Gradoli 96. Arrestata il 19 giugno 1985 e condannata all’ergastolo, la Balzerani non solo non s’è mai pentita, ma da dietro le sbarre ebbe l’ardire di rivendicare pure l’omicidio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti. Una spostata senza arte né parte, insomma, che già nel 1987, quindi appena due anni dopo l’arresto, assieme agli altri leader storici delle BR, Renato Curcio e Mario Moretti, ebbe la faccia tosta di partecipare a una farsesca intervista televisiva concessa al giornalista Rai Ennio Remondino. Negli scorsi giorni la Balzerani &#8211; alla faccia di defatiganti percorsi di recupero e di strazianti atti di contrizione che non si è mai sognata d’intraprendere &#8211; non ha fatto altro che partecipare a convegni e rilasciare interviste manco fosse una star del cinema. L’ultimo outing, col quale ha passato ogni limite, è stata una disinvolta dichiarazione a palle incatenate sulle vittime del terrorismo: &lt;C’è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, una figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo tu il diritto, non è che la storia la puoi fare solo tu&gt;. E come se non bastasse, l’ex brigatista ha rincarato la dose affermando, con cinismo: &lt;Non è che se vai a finire sotto un&#8217;auto sei una vittima della strada per tutta la vita, lo sei nel tempo che ti aggiustano il femore&gt;. E qui, oltre al cinico disprezzo per le proprie vittime, entra in gioco, insieme all’insipienza di certi magistrati usi a interpretare sempre nella maniera più lassista le leggi dello stato, un’altra pessima abitudine dei nostri cronisti. Tutta gente che per amore dello scoop e per vendere più copie delle loro gazzette è usa dare il megafono anche agli autori dei crimini più efferati, facendoli assurgere al ruolo di maestri. I quali cronisti poi, se qualcuno va a farglielo gentilmente notare, affermano di farlo soltanto perché animati dal nobile desiderio di capire e di far capire. Spiegazione apparentemente ineccepibile. Solo che poi accade puntualmente che, al momento dell’intervista “chiarificatrice” col brigatista, questi formidabili “stakanovisti” dell’informazione si scordano sempre di porre le domande giuste, quelle incalzanti e scomode, suscettibili di fare chiarezza e di colmare le numerose lacune degli anni di piombo. Insomma, abbiamo a che fare con gente usa a considerarsi indagatrice dell’occulto, quando poi l’occulto, grazie alle loro omissioni, resta sempre lì, inviolato, protetto dalla piaggeria che chi usa la penna nutre da sempre verso chi sa solo imbracciare il mitra. Insomma, ora si sta proprio esagerando. Si vantano di seguire virtù e conoscenza, ma altro non sanno fare che lisciare il pelo ai peggiori assassini con la scusa di “comprenderne le ragioni” di “indagarne le motivazioni”. Il tutto dimenticando quasi sempre di comprendere e indagare nell’autentica direzione. Vale a dire su cosa significhi davvero ritrovarsi orfano, o vedova, grazie alle giovanili infatuazioni barricadiere di gente che nella vita non ha mai lavorato un giorno ma che, avendo smesso di dare cattivi esempi, si crede in diritto di dare buoni consigli. E senza neanche avvertire il più elementare senso della decenza. O almeno della discrezione.</p>
<p>Si tratta sempre della solita &#8211; stonata &#8211; sinfonia. Un classico esempio di come ci si possa cristallizzare, imbalsamare in un dato tempo storico per rivelarsi irrimediabilmente tetragoni a ogni cambiamento. Tanto da non riuscire a provare non dico un ripensamento, ma neanche un minimo di umana empatia. Empatia per le vittime innocenti cadute per opera sua e dell’organizzazione terroristica di cui è stata un capo. Attaccare le vittime del terrorismo come ha fatto la primula rossa delle Br per dileggiarle equivale a ucciderle una seconda volta. Si tratta non solo di un atteggiamento vergognoso ma è soprattutto indice di una piccineria morale che non ci si aspettava da chi come lei aveva aderito ad un progetto che, anche se scellerato, voleva, in qualche modo, scardinare un sistema corrotto che ha soffocato la nostra gioventù. D’altra parte in una nazione come la nostra dove è più semplice dimenticare o calunniare chi ha sempre servito lo Stato un’altra voce che avvalla l’idea del “cattivo maestro” come esempio da seguire è banale. Il vero eroismo è quello di chi continua a servire una Patria che ancora fa dei distinguo anche su i terroristi. Quelli di sinistra pontificano e spiegano le proprie ragioni. Quelli cosiddetti “neri” non possono neanche provare a dare voce alla propria storia o riuscire a motivare le scelte fatte in gioventù.</p>
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