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	<title>Gli italianiBanca Etruria. Etica e giustizia: l&#8217;immagine di un magistrato &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2015 18:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/banca-etruria-etica-e-giustizia-limmagine-di-un-magistrato/">Banca Etruria. Etica e giustizia: l&#8217;immagine di un magistrato</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Etica e giustizia” è l’occhiello che sovrasta il titolo di un articolo del Professore Sabino Cassese, “Il paradosso delle regole (inesistenti) per i magistrati”, a commento della vicenda del Procuratore della Repubblica di Arezzo, Roberto Rossi, che indaga su <em>Banca Etruria</em> essendo consulente (a titolo gratuito) della Presidenza del Consiglio dei ministri nel cui ambito opera, come Ministro per le riforme istituzionali e per i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, il cui babbo, Pierluigi, è stato consigliere e poi Vice presidente di quella Banca.</p>
<p>La questione, sulla quale il Consiglio Superiore della Magistratura ha acceso un riflettore, su sollecitazione di un consigliere forzista, merita alcune considerazioni che ci aiutano a svolgere sia l’articolo di Cassese sia una intervista al dottor Rossi di Fiorenza Sarzanini sullo stesso il <em>Corriere della Sera</em> del 21 dicembre 2015, entrambi in prima pagina.</p>
<p>Cominciamo da quel che dice il dottor Rossi “assolutamente tranquillo. Per me – aggiunge &#8211; non c’è nessun incarico politico (è nell’ambito del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio, n. d. A.), le accuse nei miei confronti sono assurde”. Precisa che ha avuto “la consulenza con Palazzo Chigi il 1° agosto 2013 quando capo del governo era Enrico Letta e il CSM mi ha autorizzato perché si tratta di un ruolo che non ha alcuna connotazione politica”. Per cui manifesta la sua serenità rispetto alla richiesta di accertamenti con la quale si intende verificare “se sussistano profili di incompatibilità, sotto il profilo dell’appannamento dell’immagine di terzietà e imparzialità, tra l’incarico extragiudiziario assegnato al magistrato e la funzione requirente da lui svolta”. “Il vero nodo da sciogliere – scrive la Sarzanini &#8211; riguarda comunque il possibile condizionamento che il rapporto con Palazzo Chigi può provocare rispetto al ruolo inquirente. Una eventualità che Rossi ha sin dall’inizio respinto “con sdegno, perché noi giuristi che svolgiamo questa attività abbiamo compiti meramente tecnici, dobbiamo fornire pareri giuridici su testi normativi in materia di diritto e procedura penale. E io posso garantire di non essermi mai occupato di normative in materia bancaria o finanziaria”.</p>
<p>Ho voluto richiamare ampiamente le parole del dottor Rossi per aiutare i lettori a capire dov’è il vero problema. Che non è certo quello di un eventuale, effettivo condizionamento del magistrato inquirente che abbia in atto una consulenza giuridica da parte di un ufficio della pubblica amministrazione nell’ambito della quale opera, in posizione politica preminente, un ministro il cui padre potrebbe essere indagato nell’ambito di una indagine di competenza del predetto magistrato. Perché, in caso di effettivo condizionamento delle sue decisioni, il magistrato sarebbe responsabile di un vero e proprio illecito.</p>
<p>Premetto che non è in discussione la legittimità della consulenza affidata al dottor Rossi, come di quelle attribuite ad altri magistrati chiamati a fornire pareri sull’applicazione di norme esistenti o sulla elaborazione di riforme. La loro competenza specifica, infatti, ne fa naturali destinatari di questi incarichi (come per il medico che fosse interpellato su una riforma sanitaria). Ma se parliamo di “etica e giustizia”, molto opportunamente premessa al titolo dell’articolo di Cassese, va affermato, al di là di incompatibilità giuridicamente definite, al momento escluse, che il magistrato ha un dovere etico di rappresentare all’esterno, alla platea dei cittadini che devono poter credere senza dubbio alcuno nella indipendenza dei giudici e dei pubblici ministeri, l’assoluta assenza di situazioni che sconsiglino l’esercizio di attività che possano far ritenere possibili dei condizionamenti anche solo psicologici. Inquisire il babbo di una persona che si conosce, con la quale sono state intrattenute relazioni anche solo formali, per il semplice fatto di operare in uno stesso contesto istituzionale anche se con ruoli diversi, crea o potrebbe creare una situazione di imbarazzo che è bene non ci sia. Ugualmente se le indagini riguardassero un amico, un compagno di scuola, di sport, di svago. Opportunità e buon gusto consiglierebbero di allontanarsi perché nessuno possa dubitare dell’indipendenza ed onestà di giudizio del magistrato. È interesse dello stesso magistrato che non vi siano dubbi sulla propria condotta. Ed è interesse dell’intera categoria che dalla condotta di un singolo riceve lustro o disdoro. In sostanza ogni magistrato è artefice della propria immagine e con essa concorre a quella dell’intera magistratura. Anche perché è facile generalizzare.</p>
<p>Se la persona dice di poter lavorare con assoluta serenità certamente afferma il vero. Ma quella che appare alla comunità è un’immagine diversa e stupisce che il Procuratore Rossi non se ne renda conto. Probabilmente perché gli incarichi presso le amministrazioni, gli enti e gli organismi sportivi affidati a magistrati sono diventati così frequenti da non apparire, in alcuni casi, inopportuni. Non basta precisare “io sono onesto e non mi farò condizionare” perché questo appaia certo agli occhi dei cittadini.</p>
<p>Ricordo che mio padre era solito dire che “il magistrato deve essere come il prete, non avere legami sociali che possano minare la propria immagine di uomo di Dio”. Lo diceva in tempi lontani e dubito che lo ripeterebbe oggi, quando notizie di stampa si dicono frequentemente che spesso tra gli uomini di Chiesa ve ne sono alcuni che intrattengono relazioni non perfettamente coerenti con l’immagine che i fedeli hanno di chi indossa quell’abito.</p>
<p>Tornando ai magistrati, per Cassese “c’è un vuoto di regole di condotta. Un vuoto che potrebbe essere riempito da un forte spirito di corpo, da un’etica condivisa dalla maggioranza”. “C’è carenza di regole morali e giuridiche e, dove presenti, sono elementari o rudimentali”. Perché “più il sistema giudiziario si sposta verso il centro del potere e il cuore dello Stato, più diventa inaccettabile che i magistrati siano tanto legati ai luoghi dove si esercita il potere, sia la sanità, o l’amministrazione, o la politica, o gli uffici legislativi. Questo è un paradosso di cui il corpo dei magistrati dovrebbe rendersi conto: più essi parlano al popolo e all’opinione pubblica in nome della giustizia, più forte diventa il bisogno che la loro legittimazione discenda dalla loro indipendenza e imparzialità”. Con l’effetto che “Grazie a leggi che hanno affidato la loro attuazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e all’Autorità nazionale anticorruzione, il personale politico e il personale amministrativo è ora stretto da norme talora eccessivamente severe in materia di incandidabilità, conflitti di interesse, incompatibilità, incarichi esterni, altre regole di condotta miranti ad assicurare l’imparzialità dello Stato. I magistrati, quelli ai quali spetta il potere ultimo, quelli che possono decidere della dignità e della libertà delle persone, quelli che possono mettere alla gogna e talora tenere alla gogna per anni indagati, sono invece immuni da queste norme di condotta”. Per concludere che “a speciali poteri debbono corrispondere doveri particolari di astenersi, di isolarsi, di evitare rapporti”.</p>
<p>D’altra parte, per essere “soggetti soltanto alla legge”, come afferma l’art. 101, comma 2, della Costituzione, i magistrati “debbono astenersi da rapporti che possano stabilire legami, o dare il segno esterno di legami in conflitto con la loro funzione imparziale e indipendente. Per questi motivi &#8211; aggiunge Cassese sono urgenti interventi moralizzatori, non quelli sanzionatori, ma quelli preventivi, che fissino regole chiare sulla partecipazione, in generale, dei magistrati alla vita pubblica, sui conflitti di interesse, sulle incompatibilità, sugli obblighi di astenersi, sulle incandidabilità, sugli incarichi esterni. In una parola, c’è bisogno anche e soprattutto per i magistrati di quelle “regole dell’onestà” che essi fanno valere ogni giorno nei confronti di tanti cittadini”.</p>
<p>Non accade spesso che io concordi con le opinioni che il Professor Cassese negli ultimi tempi affida al <em>Corriere</em>, ma questa è una di quelle nelle quali la concordanza è piena, nell’interesse dell’ordinamento innanzitutto ma anche dei magistrati, della loro immagine di “speciali” servitori dello Stato.</p>
<p>L’occasione di queste riflessioni muove da una vicenda che interessa un magistrato impegnato in una indagine penale, ma analoghe considerazioni si potrebbero fare in alcuni casi per i magistrati del Consiglio di Stato, dei Tribunali Amministrativi Regionali e della Corte dei conti se i legami con le amministrazioni e gli enti possano far ritenere che certi incarichi condizionino le loro decisioni quando impegnati nell’esercizio delle rispettive funzioni.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/banca-etruria-etica-e-giustizia-limmagine-di-un-magistrato/">Banca Etruria. Etica e giustizia: l&#8217;immagine di un magistrato</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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