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	<title>Gli italianiBloccato il sito delle femministe cinesi che contestano Trump &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Bloccato il sito delle femministe cinesi che contestano Trump</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2017 23:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/bloccato-sito-delle-femministe-cinesi-contestano-trump/"><img width="1000" height="667" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump.jpg 1000w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump-640x427.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p><hr /><p>Da lunedì 20 febbraio, l&#8217;account Weibo di Feminist Voice in China non risulta più attivo e continuerà a non esserlo per almeno 30 giorni. Il blocco sarebbe stato motivato da non meglio precisate violazioni delle leggi cinesi, un eufemismo con cui spesso vengono azzittite le voci scomode del web. Il gruppo, fondato nel 2010 e seguito da 80mila follower, si era recentemente dimostrato solidale nei confronti del movimento femminista americano, pubblicando la traduzione cinese di un articolo redatto da alcune accademiche di stanza negli Stati Uniti, in cui si auspicava uno “sciopero internazionale&#8221; contro le violenze sulle donne e a&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da lunedì 20 febbraio, l&#8217;account Weibo di Feminist Voice in China non risulta più attivo e continuerà a non esserlo per almeno 30 giorni. Il blocco sarebbe stato motivato da non meglio precisate violazioni delle leggi cinesi, un eufemismo con cui spesso vengono azzittite le voci scomode del web. Il gruppo, fondato nel 2010 e seguito da 80mila follower, si era recentemente dimostrato solidale nei confronti del movimento femminista americano, pubblicando la traduzione cinese di un articolo redatto da alcune accademiche di stanza negli Stati Uniti, in cui si auspicava uno “sciopero internazionale&#8221; contro le violenze sulle donne e a sostegno dei diritti riproduttivi. in risposta alle “politiche razziste, misogine, transfobiche e omofobe” di Donald Trump. L&#8217;articolo è stato rimosso da Weibo pochi giorni dopo.<br />
Mentre l&#8217;episodio di per sé non desta particolare stupore &#8211; considerato il controllo maniacale esercitato dal governo cinese sulla rete e l&#8217;approssimarsi dell&#8217;annuale riunione parlamentare &#8211; tuttavia, diversi elementi di contorno complicano il quadro. Non è la prima volta che il movimento femminista finisce nel tritacarne di Pechino. Nel marzo 2015, cinque attiviste sono state arrestate e poi rilasciate su cauzione per aver tentato di organizzare una campagna contro le molestie sessuali in Cina. Un caso che ha ottenuto risonanza internazionale. A disturbarsi fu persino Hillary Clinton, sensibile alla questione per aver presenziato alla Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, nel 1995. La vittoria di Donald Trump, noto per le sue uscite misogine, ha di fatto privato il movimento &#8220;rosa&#8221; cinese di un&#8217;importante alleata.<br />
Che tra le femministe cinesi e il nuovo presidente americano non corra buon sangue è cosa nota. A metà dicembre era stata Zheng Churan, una delle cinque ragazze finite agli arresti, a lanciare il guanto di sfida, inviando una lettera di protesta direttamente alla Trump Tower. Nel frattempo le relazioni tra Pechino e Washington sono state messe a dura prova dalle provocazioni via Twitter del tycoon. E c&#8217;è chi ritiene che la sorte toccata a Feminist Voice in China abbia molto più a che fare con la tenuta della partnership sino-americana che con la consueta psicosi da stabilità sociale che porta il regime a colpire sul nascere qualsiasi avvisaglia di mobilitazione popolare.<br />
“Supponiamo che il blocco totale dell’account, il primo dal 2010, sia avvenuto per via di alcuni nostri tweet circa le proteste femminili contro Trump“, ha spiegato in un’intervista rilasciata a Radio Free Asia Xiong Jing, editor del gruppo, chiarendo che l’obiettivo dei post era quello di informare su quanto sta accadendo negli States, non di espandere le rimostranze in Cina. In contravvenzione alla sua nota irascibilità, Pechino ha risposto in maniera piuttosto pacata alle accuse di Trump riguardo alle politiche monetarie e commerciali cinesi. Persino quando la tenzone ha finito per coinvolgere il principio di &#8220;una sola Cina&#8221; e la questione taiwanese &#8211; principio cardinale delle relazioni diplomatiche tra la Cina e la comunità internazionale- la risposta delle autorità cinesi è stata alquanto morigerata. Addirittura, come rivelano dispacci diramati il mese scorso dal dipartimento della propaganda, i media nazionali sono stati invitati appositamente alla cautela. “Qualsiasi notizia riguardo Trump deve essere maneggiata con cura&#8221;, si legge nella nota, &#8220;la critica non autorizzata di quanto detto o fatto da Trump non è permessa”. Questo vale presumibilmente anche per i social network.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/bloccato-sito-delle-femministe-cinesi-contestano-trump/"><img width="1000" height="667" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump.jpg 1000w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump-640x427.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/trump-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>]]></content:encoded>
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