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	<title>Gli italianiA Bolsena una mostra figurativa controcorrente &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>A Bolsena una mostra figurativa controcorrente</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 06:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/bolsena-mostra-figurativa-controcorrente/"></a></p><hr /><p>La mostra che si è tenuta lo scorso 28 aprile a Bolsena, é stata l&#8217;occasione per tracciare l&#8217;ennesima riflessione sull&#8217;arte attuale rispetto la situazione politica e culturale italiana. Tra gli espositori, artisti che provengono dal mondo del professionismo e dell&#8217;arte contemporanea, alcuni nati culturalmente negli anni &#8217;60, come Costantino Baldino, i vari Caboni, Falzoni, Scardella e Sciascia, con esperienze nell&#8217;insegnamento, fanno pensare alla consapevolezza -di figure intellettuali di spicco nella cultura- di voler riconoscere l&#8217;arte italiana piú come specchio del figurativo che come &#8216;altro&#8217; attualmente imposto. L&#8217;arte contemporanea che è spesso solo l&#8217;identificazione della contestazione degli anni 60, con le&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">La mostra che si è tenuta lo scorso 28 aprile a Bolsena, é stata l&#8217;occasione per tracciare l&#8217;ennesima riflessione sull&#8217;arte attuale rispetto la situazione politica e culturale italiana. Tra gli espositori, artisti che provengono dal mondo del professionismo e dell&#8217;arte contemporanea, alcuni nati culturalmente negli anni &#8217;60, come Costantino Baldino, i vari Caboni, Falzoni, Scardella e Sciascia, con esperienze nell&#8217;insegnamento, fanno pensare alla consapevolezza -di figure intellettuali di spicco nella cultura- di voler riconoscere l&#8217;arte italiana piú come specchio del figurativo che come &#8216;altro&#8217; attualmente imposto. L&#8217;arte contemporanea che è spesso solo l&#8217;identificazione della contestazione degli anni 60, con le sue performances, gli enviroments, gli interventi site specific giunti viralmente fino a noi, ossia predisposti, di norma documentabili solo con fotografie -come unica prova della loro realizzazione ad hoc-, e di cui non ci rimane nulla se non la persistenza fittizia della virtualità.<br />
Oggi è proprio l&#8217;immagine ipertrofica della Fondazione Biennale di Venezia, con le sue trasfigurazioni sia nei giardini che nelle iper-mostre private della galleria Pinault, che ci fanno meditare sul significato di una presenza così poco eclatante e appercettiva di una mostra, l&#8217;ennesima, di &#8216;pittura&#8217;, nel borgo italiano per consuetudine, quello della città di Bolsena.<br />
E qui che avviene lo &#8216;sradicamento&#8217; di artisti dalla città di Roma, epifenomeno di un progetto nato a Bruxelles che ci vorrebbe tutti &#8216;estranei&#8217; nei luoghi in cui siamo nati. Non farò anche il riferimento alle bolse e ritrite dialettiche della &#8216;sovranità&#8217;, che in questo caso andrebbero applicate alla &#8216;cultura&#8217; e alla &#8216;conoscenza&#8217;, ancor prima che alle persone ma come appunto ci ricorda Merleau Ponty: “la pittura è della stessa stoffa del corpo”, (ah, dimenticavo: le tele esposte sono preparata e realizzate a mano fin dalla collocazione della tela sul telaio) il versante metonimico tanto caro ad artisti contemporanei, viene evocato dalla presenza inquietante del lago di Bolsena e del miracolo a cui è dedicata la città. Va in parte contestata quindi la proposta continuità stilistica tra il territorio locale e la mostra o l&#8217;idea del &#8216;viaggio&#8217;, della curatrice Savarese e dell&#8217;arch. Cusumano, in quanto soddisfano solo in parte il contenuto della mostra, che non é un oggetto turistico. I paesaggi marini di Falzoni, provenienti dall&#8217;Africa ad esempio, in cui troviamo la rappresentazioni delle necropoli fenice o scorci di idilliaci borghi marocchini evocano il contrasto con l&#8217;attuale situazione di esodo e morte sulle spiagge del Mediterraneo, gli animali di Caboni non sono da intendere come mere o genericamente fantasiose rappresentazioni animaliste, ma come proiezione della rimozione inconscia o del problema -sia esso autobiografico che sociale- del mondo dell&#8217;arte o del sé come &#8216;strano o ingombrante animale&#8217;, e questo dicasi anche per le ‘pigne’ o le rappresentazioni degli stereotipi massmediatici e quindi deliranti di Sciascia. Le nature morte di Baldino manifestano nel loro eccesso di elencazione, un altro espediente retorico emerso nei periodi di manierismo storico e trasformazione stilistica: quella di un&#8217;epoca pervasa dalla bulimia della citazione. Raffinate silhouette bronzee e serigrafie di Scardella evocano i fasti dell’arte italiana quando era il prodotto di faticoso lavoro tecnico. Da un punto di vista stilistico i cinque pertanto non sono classificabili sotto le etichette desuete di realismo o metafisica, ma di un codice controcorrente che andrebbe alimentato linguisticamente in maniera corretta.</span></span></p>
<p><span lang="it"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Un plauso all’amministrazione del comune di Bolsena che anche se solo di 4000 anime annovera una galleria d&#8217;arte, quando nel Lazio é ormai divenuto un miracolo.</span></span></p>
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