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	<title>Gli italianiIl cabaret a 5stelle dell&#8217;amministrazione romana. Da Muraro a Berdini parole di fuoco. Intanto Roma non è governata &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2017 22:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Altro che i 43 successi pentastellati spudoratamente vantati dall’ex comico genovese, che a volte sembra confondere la politica col cabaret. Ecco il risultato più tangibile ottenuto finora in sette mesi di amministrazione grillina della capitale: se a Roma si rivotasse oggi per rieleggere il primo cittadino, la sindachessa Virginia Raggi sarebbe “ripreferita” appena dalla metà dei suoi elettori. E non solo. Se si ripetesse pure il ballottaggio, Virginia stavolta nei confronti del piddino Roberto Giachetti rimedierebbe una cocente batosta. E pensare che a giugno dello scorso anno la pentastellata stracciò 67 a 33 l’avversario. Altri tempi e tanta acqua passata sotto i ponti del Tevere. Va inoltre sottolineato che la sprovveduta inquilina del Campidoglio oggi sarebbe fatta a pezzi anche se lo sfidante fosse il palazzinaro rosso Alfio Marchini o Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Per avere un’idea delle dimensioni della débàcle rimediata in questi pochi mesi di tribolatissimo mandato, la Raggi probabilmente stavolta non arriverebbe neppure a disputare il ballottaggio. Il fatto è che a sentire l’ex assessore all’ambiente, Paola Muraro, intervistata dal “Messaggero” la giunta e Virginia Raggi avrebbero nientedimeno che &lt;perso di vista il bene della città e lavorano per altri obiettivi&gt;. Certo, ha parlato una che quando ha sbattuto la porta del suo ufficio ha lasciato più monnezza ammucchiata per le vie di Roma che quella stipata a Malagrotta. Ma tant’è. Per la Muraro, stando all’opinione espressa nella stessa intervista, la prima amministrazione Cinquestelle della Capitale, a dirla tutta, non sarebbe neppure coerente con il programma originariamente sottoscritto dai vertici pentastellati. Visti i tantissimi veti opposti da Virginia a qualunque progetto sottoposto alla sua attenzione verrebbe davvero voglia di conoscerlo integralmente, questo benedetto programma. Fatto è che Paola Muraro, in preda a una crisi di sacro furore vendicativo, ha preso a sparare ad alzo zero sulla giunta capitolina, e senza peli sulla lingua definisce la triste vicenda pentastellata di Roma nientemeno che una spietata &lt;guerra tra bande&gt;. Una guerra fatta di agguati e lotte clandestine condotte a &lt;colpi di dossieraggi e veleni&gt; di cui lei sarebbe stata la prima a fare le spese e che ha fatto perdere di vista il &lt;bene comune&gt; all’intero movimento. Verrebbe da osservare che la guerra intestina tra i grillini non è per nulla sotterranea, ma spudoratamente condotta alla luce del sole ovunque questi incompetenti sono arrivati a conquistare posti di rilievo. E’ nota a tutti, ad esempio, l’avversione nutrita dalla Lombardi nei confronti dell’algida sindachessa. Inoltre, sempre stando a quanto sostenuto dalla Muraro sul giornale di via del Tritone, a decidere tutto nel ridotto delle segrete stanze capitoline non sarebbe affatto il primo cittadino eletto per mandato popolare, bensì un &lt;gruppetto di fedelissimi&gt;, una sorta di “cerchio magico”, che potrebbe consistere negli stessi &lt;vertici del Movimento Cinquestelle&gt;. Insomma, l’inviperita Muraro non nutre alcun dubbio: a decidere per lei furono i &lt;vertici del movimento&gt; che, confessa, &lt;non ho mai conosciuto&gt;, e continua a dichiararsi assai &lt;amareggiata&gt;, visto che le uniche dimissioni che sono state accettate sono state le sue. Roba da sceneggiata napoletana. L’ex assessora poi rincara la dose, dicendosi talmente &lt;delusa&gt; dalla trascorsa esperienza al vertice della dirigenza capitolina che oggi tutto farebbe tranne che rivotare per Virginia. Insomma, la Muraro non ha ancora digerito l’ingiusto (secondo lei) trattamento subito dai suoi ex sodali di partito e se l’è legata al dito. Tanto da riversare generose palate di sterco anche su Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica al comune di Roma. Come i lettori ricorderanno, il quotidiano “La Stampa” ha pubblicato nei giorni scorsi un’intervista fuori dai denti rilasciata da Berdini al foglio torinese in cui l’ingegnere ex rifondarolo definiva a dir poco “impreparata” la sindachessa, non lesinando aspre critiche nei suoi confronti. In seguito a quella incauta esternazione, Berdini, prontamente convocato in Campidoglio per fornire spiegazioni, è arrivato a rassegnare le dimissioni. Si sarebbe trattato dell’unico gesto coraggioso effettuato dall’assessore, noto soprattutto per la sua totale avversione allo stadio della Roma, tuttora in fase di discussione. Fatto sta però che &#8211; non si sa per quale motivo &#8211; le dimissioni sono state cavallerescamente respinte dalla prima cittadina. Insomma il Berdini, secondo Virginia, &lt;Si è scusato, si è presentato con la cenere in testa e i ceci sotto le ginocchia, ed io ho respinto le sue dimissioni con riserva&gt;. Parole alquanto fantozziane, che, pur riconoscendo all’ingegnere scusanti e “attenuanti generiche” rendono alla perfezione l’imbarazzante cappa di gelo calata sul responsabile dell’Urbanistica. Il quale si è giustificato alquanto goffamente sostenendo pateticamente che: &lt;Ci stanno massacrando, un vero e proprio linciaggio mediatico&#8230;ora siamo passati anche alle trappole&gt;. A questo punto sarebbe assai interessante conoscere cosa intenda effettivamente Berdini per “trappola”, dal momento che, a parte l’incompetenza fin qui mostrata nel gestire gli affari capitolini, le sue dichiarazioni non gli sono state certo estorte con l’inganno. Nel colloquio riportato su “La Stampa” infatti le considerazioni di Berdini sulla Raggi sono state quanto mai pungenti e inopportune: &lt;Su certe scelte sembra inadeguata al ruolo che ricopre. Ma impreparata strutturalmente, non per gli anni. Se lei si fidasse delle persone giuste&#8230; Ma lei si è messa in mezzo a una corte dei miracoli, s’è messa vicino una banda&gt;. Evidentemente per l’ingegnere chiacchierone, le “persone giuste” delle quali la Raggi si dovrebbe fidare ad occhi chiusi dovrebbero essere lui stesso e nessun altro. Poi sono seguite persino meschine insinuazioni e imbarazzanti congetture sulla relazione tra la Raggi e Romeo: &lt;Sono proprio sprovveduti&#8230;.&gt;, ha sbottato l’assessore risentito. E qui siamo addirittura trascesi al livello di una telenovela brasiliana. Per rendere l’idea dello spessore intellettuale e morale della banda di arruffoni che si è vista consegnare in mano i destini del Campidoglio, torniamo alla Muraro. La quale, tra le altre affermazioni da lei rilasciate al “Messaggero” ha riportato anche alcuni particolari inediti sulla famosa riunione al termine della quale rassegnò il mandato. &lt;Sono stata coerente&gt;, ma, ha aggiunto, &lt;le avrebbero dovute respingere&gt;. Roba da sindrome schizoide.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/cabaret-5stelle-dellamministrazione-romana-muraro-verdini-parole-fuoco-intanto-roma-non-governata/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/muraro-verdini.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/muraro-verdini.png 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/02/muraro-verdini-96x64.png 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>]]></content:encoded>
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