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	<title>Gli italianiCalenda è il centrista descritto da Tatarella &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Calenda è il centrista descritto da Tatarella</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 21:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/calenda-centrista-descritto-tatarella/"><img width="190" height="265" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/08/tatarella.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/08/tatarella.jpg 190w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/08/tatarella-46x64.jpg 46w" sizes="(max-width: 190px) 100vw, 190px" /></a></p><hr /><p>Pinuccio Tatarella, esponente del MSI, tra i protagonisti della Svolta di Fiuggi e primo esponente della destra post-fascista a ricoprire un incarico ministeriale (insieme a Tremaglia che invece era Vice Presidente del Consiglio), dava una chiara definizione di centrismo valorizzando invece le differenti identità dei due poli: “Destra e Sinistra sono alternative, che rappresentano valori alternativi mentre il centro non è un valore ma solo una zattera. Un traghetto che dalla riva destra va a quella sinistra ospitando passeggeri quando una delle due rive è debole ma che ne rimane senza quando tutte e due le rive sono forti”. In&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pinuccio Tatarella, esponente del MSI, tra i protagonisti della Svolta di Fiuggi e primo esponente della destra post-fascista a ricoprire un incarico ministeriale (insieme a Tremaglia che invece era Vice Presidente del Consiglio), dava una chiara definizione di centrismo valorizzando invece le differenti identità dei due poli: “Destra e Sinistra sono alternative, che rappresentano valori alternativi mentre il centro non è un valore ma solo una zattera. Un traghetto che dalla riva destra va a quella sinistra ospitando passeggeri quando una delle due rive è debole ma che ne rimane senza quando tutte e due le rive sono forti”. In effetti la politica dovrebbe essere in grado di fare una doppia proposta alla popolazione, in base a un sano bipolarismo, istruendo il sentimento di questa tentando sempre di rimanere di ispirazione popolare, più che populista. Quando queste due proposte non convincono più o una delle due non vale quanto dovrebbe valere, nasce l’esigenza di sfuggirgli e di pensarne un’altra che, quantomeno, si riesca a prendere cura delle necessità della popolazione, magari inserita in un contesto di crisi economica, sociale o sanitaria del determinato periodo storico che corre. Ed ecco che nasce il Centro, il quale in Italia è da sempre condito da una buona dose di moderatismo e di paura nel prendere una posizione che inevitabilmente fa approdare su questa zattera, così come Tatarella la definiva. Se dovessimo dunque ripercorrere le parole del politico di Cerignola e tentassimo di utilizzarle per leggere le scelte del fondatore di Azione, noteremmo che parole e fatti si sovrappongono: Calenda ha accolto i fuggitivi di Forza Italia e ha tentato di approdare a sinistra, dalla quale si è subito allontanato non appena si è palesata l’ipotesi di integrare nella coalizione una lista che ha idee molto più radicali rispetto a quelle del candidato sindaco di Roma, Sinistra Italiana. Così facendo è passato da una riva all’altra, tentando di racimolare più consenso possibile. Ma la sovrapposizione non finisce qui: il Centro in Italia, soprattutto in questo momento, non ha chiari valori che lo contraddistinguano se non quello di essere “alternativa alle alternative” e di essere moderati, senza calcolare l’aspirazione a farsi argine contro le destre, in particolare contro quella di Giorgia Meloni. Tatarella dunque, nonostante sia vissuto durante la Prima Repubblica, era riuscito a definire un fenomeno politico che si sarebbe riproposto a più di vent’anni dalla sua morte. Tuttavia questo terzo polo non va del tutto demolito e deriso. Piuttosto, lo si dovrebbe analizzare come proiezione politica e partitica di un fenomeno sociale che l’Italia vive da quando è Repubblica: il tentativo della popolazione di sfuggire alle prese di posizione, le etichette e di rendere moderate le proprie idee. Sicuramente questo è uno degli effetti dell’estremizzazione delle idee che ha dato origine, per esempio, al fascismo che il popolo italiano ha vissuto e subìto in prima persona per più di vent’anni, seguita poi da aspri periodi di lotte politiche che hanno prodotto morti, disperazione e crisi come bene ci racconta la storia degli Anni di Piombo. Si può dire che il popolo italiano sia spaventato? Intimorito? O forse sta cercando una sua dimensione, senza riuscire ancora a trovarla? D’altra parte, se così fosse, probabilmente dovremmo riconoscerci qualche errore, come, per esempio, il tentativo di rendere moderate le nostre idee invece che inserirle in un contesto democratico: la presa di posizione non è sbagliata, se rimane aperta al confronto e all’ipotesi che la posizione opposta possa prevalere per mandato popolare. Noi, viceversa, preferiamo limare le nostre idee e renderle digeribili alla fazione opposta e invece che convincere con delle proposte concrete, coraggiose e radicali ma democratiche, adottiamo la subdola macchina della propaganda la cui legge è una sola: chi ha più soldi per finanziarla vince. E questo è un altro dei motivi indiretti da cui nasce il centro: destra e sinistra non combattono più le battaglie che appartengono alla loro tradizione ideologica e culturale. È tanto difficile notare come ci sia una contraddizione nel fatto che Letta sia diventato atlantista, quasi liberale e falso paladino della comunità LGBT invece che degli operai e allo stesso tempo sia segretario del Partito Democratico, il quale sarebbe erede del Partito Democratico della Sinistra e quindi ancora del Partito Comunista? O anche nel fatto che Giorgia Meloni aderisca alla politica economica di Silvio Berlusconi, convinto liberale e capitalista, guidando un partito che invece dovrebbe essere la continuazione di quella destra sociale che su “Dio, Patria e Famiglia” era più a destra di tutti, mentre su “Stato sociale” era più a sinistra di tutti? Insomma, la socializzazione dell’economia declamata da Giorgio Almirante, è lontana dalla dottrina economica liberale di Forza Italia. Ciò contribuisce a disilludere l’elettore che o diventa astensionista oppure prova a rifugiarsi in una realtà politica che sia abbastanza vuota nei valori e nelle idee così da tentare di non tradire il proprio credo, ma che al contempo si proponga come un’alternativa sia alla destra che alla sinistra che lo hanno deluso. Il nostro buon auspicio? Che si possano superare quei meccanismi che soffocano il pensiero, come il politically correct, e che si torni a un serio, concreto e popolare confronto politico che sia rappresentativo e proficuo. Ciò può avvenire solamente se si riscoprono i personaggi di riferimento della storia più recente e la Destra, soprattutto quella sociale, deve riscoprire Tatarella, quel Ministro dell’Armonia moderato nel linguaggio, democratico nei fatti ma radicale nel suo pensiero, così come lo definisce Italo Bocchino. La Sinistra dal canto suo deve tornare a stare nelle fabbriche, nelle periferie, deve riscoprire i personaggi della sua storia come Berlinguer o Pasolini e, col senno di poi, essere anch’essa capace di conciliare i pensieri di grandi uomini che hanno fatto la Storia. Solo così si potrà sperare di rendere nuovamente la politica partecipativa e popolare, come dovrebbe essere in uno stato democratico.</p>
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