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	<title>Gli italianiL&#8217;assurda equiparazione delle leggi razziali al decreto sicurezza &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 21:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La polemica sulla sospensione della Professoressa <strong>Anna Maria Dell’Aria</strong>, della scuola media statale Vittorio Emanuele III, alla quale è stato dimezzato lo stipendio, sembra per non aver vigilato sul lavoro, presentato dai suoi alunni in occasione della ricorrenza del 25 aprile, che accomuna le leggi razziali del 1938 al decreto sicurezza voluto dal Ministro dell’interno <strong>Matteo Salvini</strong>, terrà ancora banco, almeno fino alle elezioni europee del 26 maggio. Fa gioco alle Sinistre accusare il leader della Lega di tendenze autoritarie, considerato anche che al Ministero dell’istruzione siede un leghista<strong> Marco Bussetti</strong>. Scendono in campo i giornali che insegnano cosa è politicamente corretto, dove sta la verità e dove l’errore. In testa, naturalmente, Concita De Gregorio cui è affidato il fondo de <em>La Repubblica</em>, “E allora sospendeteci tutti”, con le solite patetiche tiritere: “Se non possiamo insegnare la storia…”! Il fatto è che non è stata insegnata la storia, altrimenti non sarebbe stato fatto il confronto “incriminato”. Manifestano gli studenti ed i colleghi della docente inalberando la bandiera della libertà d’insegnamento e della pluralità delle idee. Come gli allievi del Liceo Anco Marzio di Ostia “indignati”, convinti che siano a rischio i principi degli artt. 21 e 33 della Costituzione quanto alla libertà di manifestazione del pensiero e dell’insegnamento.</p>
<p>Impera la confusione delle idee. Indipendentemente dalla fondatezza della misura disciplinare (probabilmente sbagliata, ma non conosco il provvedimento e da giurista non scrivo di cose che non ho letto), quei diritti, che risalgono allo Statuto Albertino, nessuno intende contestarli. Il tema è diverso. E viene ignorato perché non fa comodo. Sembra evidente, infatti, che quel che si rimprovera alla professoressa della scuola media palermitana è il fatto che se i suoi studenti ritengono che le leggi razziali e il decreto sicurezza appartengano ad una stessa logica politica. Il che vuol dire che non hanno letto né quelle né questo e, soprattutto, che la docente non ha saputo illustrare quelle norme. Capito De Gregorio? E se le leggi razziali costituiscono un<em> unicum</em> nell’ordinamento giuridico italiano, da aborrire senza se e senza ma, la legislazione sulla sicurezza, certamente criticabile come tutte le leggi, da destra e da sinistra, non è assolutamente associabile alla legislazione razziale. E questo evidentemente gli studenti non hanno percepito o non è stato loro spiegato.</p>
<p>Questa vicenda, tuttavia, offre l’occasione per alcune riflessioni, all’indomani del ripristino dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, provvedimento adottato con generale consenso dei partiti presenti in Parlamento perché la scuola deve formare i cittadini ed i futuri professionisti e, dunque, fornire nozioni non solo di cultura generale e specifica ma anche la conoscenza delle regole del vivere comune, a cominciare dal funzionamento delle istituzioni per dar conto dei diritti e dei doveri dei cittadini.</p>
<p>Ora la disciplina che è stata reintrodotta, dopo un periodo di silenzio, viene affidata a docenti che, nella maggior parte dei casi, provvisti di laurea in lettere in quanto docenti di storia, hanno scarsa attitudine per quell’insegnamento che ha una impronta eminentemente giuridica. Pertanto, in bocca a generici cultori di “belle lettere”, come si diceva un tempo, diviene pericolosa, un’arma di possibile indottrinamento nel quale la Sinistra si è sempre dimostrata abilissima, come attesta la vulgata della Resistenza contro il tedesco invasore, che si continua a presentare come monopolizzata da comunisti e socialisti oscurando quanti, militari, liberali, cattolici, monarchici hanno preso le armi in quegli anni difficili, tra il 1943 e il 1945. Ci vuol poco, infatti, per trasformare l’insegnamento dei principi della Costituzione in uno strumento di propaganda politica, solo che si considerino i diritti fondamentali, da quelli delle persone e delle associazioni, ai diritti di libertà di pensiero ed economica, alla forma di stato e di governo. Sappiamo, ad esempio, con riferimento alla democrazia parlamentare, che ha caratterizzato fin dallo Statuto Albertino lo Stato italiano, che il <em>Movimento 5 Stelle </em>si fa apertamente promotore di una equivoca democrazia diretta con richiamo a <strong>Rousseau</strong>, cui infatti è intestata la piattaforma informatica che raccoglie ed elabora le idee di quella forza politica. Un “democrazia” della rete, attraverso la quale le scelte di pochi (sempre meno degli iscritti al movimento) condizionano le decisioni di tanti, i parlamentari, come si è visto anche di recente.</p>
<p>Ho sempre avuto grandissimo rispetto per la funzione docente e per chi la esercita (mio nonno insegnava italiano e latino in un liceo ed ho avuto ben cinque zie docenti di ginnasio e liceo) e, pertanto, ritengo che lo Stato non metta a disposizione delle scuole strumenti didattici adeguati e tratti i docenti come impiegati pubblici di serie di B, come dimostra la misura degli stipendi, effetto della scarsa considerazione che la classe politica riserva all’istruzione. Contemporaneamente per esperienza, personale e di padre, percepisco una realtà che attesta la crescente modestia dei programmi scolastici e dei docenti cui lo Stato, dopo aver fornito una formazione universitaria spesso inadeguata (abbiamo in cattedra i laureati con il diciotto politico), limita la successiva capacità di aggiornamento. Infatti con gli attuali stipendi è assolutamente escluso che i docenti dei vari ordini e gradi siano in condizione di acquistare libri e riviste, come si richiede per chiunque intenda essere al passo del dibattito scientifico.</p>
<p>Ho ricordato che l’insegnamento dell’educazione civica è abbinato alla storia, disciplina abbandonata da tempo. Si è cominciato con il demonizzare il dato dispregiativamente definito nozionistico, quanto a date e nomi, come se fosse inutile sapere chi era Garibaldi, quando è vissuto e cosa ha fatto, per poi escludere periodi storici essenziali nell’evoluzione dei fatti. Ad esempio, il mio nipotino Leonardo, in quinta elementare sta ancora studiando gli etruschi. Studiando è parola grossa, parliamo di poche righe, quando noi alla stessa età sapevamo del Medio Evo, del Rinascimento, del Risorgimento e della prima guerra mondiale.</p>
<p>Ed a proposito di Garibaldi nello “stupidario della maturità” si legge che uno studente in un tema di storia ha sì attribuito al Generale la spedizione dei mille, la partenza da Genova, ma non con i noti piroscafi Piemonte e Lombardo ma con un sommergibile. Evidentemente ignorando il “maturando” che quei mille non sarebbero entrati neppure nel più moderno sottomarino nucleare e che nel 1860 non ve ne erano né grandi né piccoli, anche se nel corso della guerra di secessione americana saranno sperimentati, con esito tragico, mezzi subacquei a remi.</p>
<p>Preoccupa, dunque, l’insegnamento dell’educazione civica se affidata ad una generazione di docenti giustamente frustrati dall’ingiusto trattamento dello Stato che si potrebbero trasformare in agenti di una Sinistra politica che non ha mai condiviso la storia d’Italia.</p>
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