<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Gli italianiC&#8217;era una volta la Sardegna, isola felix &#8211; Gli italiani</title>
	<atom:link href="https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://italianioggi.com</link>
	<description>quotidiano</description>
	<lastBuildDate>Wed, 10 Sep 2025 11:05:59 +0000</lastBuildDate>
	<language></language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.1.4</generator>

<image>
	<url>https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/01/cropped-logo-32x32.png</url>
	<title>C&#8217;era una volta la Sardegna, isola felix &#8211; Gli italiani</title>
	<link>https://italianioggi.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
		<item>
		<title>C&#8217;era una volta la Sardegna, isola felix</title>
		<link>https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/</link>
		<comments>https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/#respond</comments>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 08:09:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
        <image>
        <link>https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/</link>
        <url>https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/05/sardegna.jpg</url>
        <title>C&#8217;era una volta la Sardegna, isola felix</title>
        </image>
        
		<guid isPermaLink="false">https://italianioggi.com/?p=20654</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/"><img width="183" height="276" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/05/sardegna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/05/sardegna.jpg 183w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/05/sardegna-42x64.jpg 42w" sizes="(max-width: 183px) 100vw, 183px" /></a></p><hr /><p>Dopo l’epidemia di Coronavirus nulla sarà come prima”.E’ questo è il ritornello che ci sentiamo ripetere e che non significa assolutamente nulla. Una cosa è però certa: il virus così malefico soprattutto nel confronto di noi anziani, ha fatto riemergere, nella nostra memoria, povertà, fame, calamità e… epidemie legate alla guerra e ai primi anni del dopoguerra. In particolare il sottoscritto si è ricordato di essere diventato, oltre mezzo secolo fa, un “esperto” in malattie infettive e successivamente anche un epidemiologo. La cosa ebbe inizio nel 1967,quando, vivendo, nell’indigenza più nera, accettai il consiglio di una mia zia democristiana di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/">C&#8217;era una volta la Sardegna, isola felix</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo l’epidemia di Coronavirus nulla sarà come prima”.E’ questo è il ritornello che ci sentiamo ripetere e che<br />
non significa assolutamente nulla. Una cosa è però certa: il virus così malefico soprattutto nel confronto di noi anziani, ha fatto riemergere, nella nostra memoria, povertà, fame, calamità e… epidemie legate alla guerra e ai primi anni del dopoguerra. In particolare il sottoscritto si è ricordato di essere diventato, oltre mezzo secolo fa, un “esperto” in malattie infettive e successivamente anche un epidemiologo. La cosa ebbe inizio nel 1967,quando, vivendo, nell’indigenza più nera, accettai il consiglio di una mia zia democristiana di partecipare ad un concorso indetto dall’amministrazione provinciale per essere ammessi ad un corso di“addetto ai laboratori di siero-batteriologiamedica”. Superai la prova. Dopo due anni fui assunto presso il Consorzio Provinciale Antitubercolare.<br />
Dopo 7 anni di attività mi laureai in Scienze politiche con una tesi in statistica: “Su alcuni aspetti sociali della epidemia tubercolare nella città di Cagliari dal 1960 al 1974. Tutto questo per dire che non scrivo da dilettante, ma da conoscitore della materia. La Sardegna per secoli è stata flagellata da epidemie di ogni tipo: malaria conle relative febbri, peste, dal 14° al 18° secolo, vaiolo, tifo petecchiale, tubercolosi, morbillo, tracoma, giusto per citare le principali.<br />
La Sardegna da isola Felix a isola pestifera.Eppure in un lontanissimo passato, qualche<br />
millennio prima di Cristo, i greci avevano scoperto che “la Sardegna è un’isola grande, ricca di vegetazione e di straordinari edifici, popolata da gente libera e che ama la libertà”.Ancora nel VI secolo A.C. lo storico greco Erodoto racconta che il sapiente Bionte suggerisce agli Ioni, abitanti di un’isola dell’Asia minore, terrorizzati da una incombente invasione dei persiani, di fuggire in Sardegna, attribuendo all’isola la<br />
capacità di rendere felici chi la abiti. Le nostre disgrazie iniziarono a partire dal V secolo A.C.<br />
quando i Cartaginesi sbarcarono in Sardegna, portandoci la malaria.<br />
E da allora siamo passati da isola felix a isola pestifera, buona solo per le deportazioni, e i sardi<br />
da popolo libero e amante della libertà a razza malvagia. Siamo stati bollati malamente da Cicerone:” tutto ciò che è in Sardegna di uomini e cose è male. Persino il miele in Sardegna è amaro”.<br />
Padre Dante invece scriveva che i sardi parlavano come le scimmie, e ammoniva le donne fiorentine a non prendere esempio dalle donne di Barbagia, considerate scostumate (oggi diremmo emancipate).<br />
Per non parlare degli illustri antropologi di fine ottocento e primi del novecento, tutti di scuola<br />
socialista, che parlavano dei sardi come di razza  criminale.<br />
Pochi i nostri estimatori, ma buoni. Si va dal grande linguista tedesco Leopold Wagner (seguito<br />
nel dopoguerra da Ernest Junger) al buon D’Annunzio che con toccanti pagine descrive l’estrema miseria dei minatori del Sulcis.<br />
Ovviamente non tutto è da addebitarsi alle epidemie o alle calamità naturali, molto pure è dovuto all’insipienza dei<br />
dominatori dell’Isola.<br />
Soprattutto gli spagnoli i quali imposero un sistema fiscale farraginoso e vessatorio che aggravò le già tristi condizioni  della popolazione.<br />
Anche casa Savoia, pur animata da buona volontà, fece poco o nulla, oltre che contribuire alla distruzione delle foreste, dandole in concessione alle società ferroviarie per la produzione di traversine ed ai carbonai del continente per la produzione della carbonella.<br />
Il quadro della Sardegna nei primi decenni del XX secolo è veramente desolante.<br />
Leggiamo da una indagine del sindacato fascista del 1924: ”…su 364 comuni sardi, ben 299,<br />
con 535.277 dei 791.750 abitanti… erano approvvigionati con acqua tratta da pozzi, corsi d’acqua,<br />
sorgenti, etc. Degli altri 65 comuni, con 256.277 abitanti, solo 26 avevano un acquedotto, e di questi solo 6 portavano l’acqua nelle case. Ancora su 364 comuni, 357 erano senza fognature, 156 senza<br />
edifici scolastici, 199 con cimiteri insufficienti…su 127.000 case rurali, 13.456 dovevano essere abbattute, 28.400 richiedevano grandi riparazioni, 561 erano costituite da grotte.<br />
A questo aggiungiamo i dati epidemiologici. Malaria: circa il 10% della popolazione ogni anno<br />
a letto per 6mesi con le febbri malariche, oltre il migliaio i deceduti, perlopiù bambini al disotto<br />
dei 10 anni, primo posto assoluto fra le regioni d’Italia.<br />
Tracoma (una infezione che colpiva gli occhi e che poteva portare alla cecità), 6-7.000 casi<br />
all’anno, ancora alla Sardegna il primato per il numero dei cechi in Italia. Infine la tubercolosi, diffusasi rapidamente<br />
nel primo decennio del 900 ad opera di immigrati sardi rientrati dalle Americhe, dove avevano contratto il morbo. La malattia, in alcune sue forme altamente contagiose, veniva vissuta dai sardi come qualcosa di terribile di cui quasi vergognarsi e sulla quale si manteneva un rigoroso riserbo.<br />
La tubercolosi, su una popolazione inferiore al milione di abitanti, causava 2.000 morti all’anno e<br />
circa 15.000-20.000 ammalati. Inutile aggiungere che le strutture sanitarie erano fortemente carenti,<br />
le spese insufficienti e per lo più a carico dei comuni.<br />
<em>Il fascismo e la lotta contro le epidemie.</em><br />
Piaccia o non piaccia fu il fascismo, espressione della partecipazione delle masse alla vita dello stato,<br />
a rivoluzionare il concetto di assistenza sanitaria in Italia. La sanità diviene un affare di stato: il suo problema è centrale. Se non funziona la sanità lo stato sociale è una mera utopia, tutte le funzioni essenziali dell’uomo e della donna: il lavoro, la maternità, l’allevamento dei figli, le attività sportive e ricreative, sono inficiate.<br />
La medicina si trasforma: entra di prepotenza nella vita dei gruppi sociali. Sorge la medicina del<br />
lavoro, la medicina scolastica, l’igiene e profilassi pubblica, la medicina che tutela la maternità el’infanzia, tutto a carico dello stato.<br />
Ma la sola assistenza sanitaria non è sufficiente: non basta curare il malato, occorre pure provvedere alle necessità economiche sue e della sua famiglia, allorché egli, per il suo stato non può provvedervi. Occorre promuovere, sempre a carico dello stato, l’assistenza sociale che deve intervenire ogni qualvolta il cittadino non è in grado di provvedere<br />
al proprio sostentamento. E infine, ma non da ultimo, occorreva promuovere l’educazione sanitaria che in qualche<br />
modo convincesse la popolazione che il conservare la salute non era solo un problema di medici e<br />
medicine, ma implicava nuovi stili di vita, nuovi sistemi di alimentazione, un diverso approccio alle attività lavorative, un diverso modo di organizzare il tempo libero e lo svago. Il tutto ovviamente comportava spese enormi,<br />
ma indubbiamente inferiori alla ricchezza distrutta dalle non poche malattie endemiche che allora<br />
imperversavano.Il primo banco di prova di questa weltanschauung socio-sanitaria fascista fu il progetto di<br />
lotta contro la tubercolosi che nei primi anni 20, su una popolazione di circa 38.000.000 di individui, causava 60.000 morti e circa mezzo milione di ammalati.<br />
<em>Lotta contro la tubercolosi.</em><br />
Mobilitati i migliori cervelli della federazione medica contro la tubercolosi, il governo, nel 1927, emanò due leggi fondamentali. La prima del 23 giugno 1927 stabiliva l’istituzione obbligatoria in tutte le province dei Consorzi Provinciali Antitubercolari(CPA), fissandone i compiti e le funzioni. Funzioni abbraccianti il vasto campo della lotta<br />
antitubercolare, dalla profilassi alla cura, dall’accertamento all’educazione, dalla propaganda alla vigilanza.<br />
I CPA venivano dotati anche di unità schermografiche mobili in grado di spostarsi celermente nei comuni, nelle scuole e nei posti di lavoro. Veniva poi decretata la costruzione di un ospedale sanatoriale per ogni provincia secondo<br />
progetti già predefiniti. Precedenza assoluta nell’avvio dei lavori alla Sardegna e alla Sicilia.<br />
La legge era supportata con un finanziamento di ben mezzo miliardo di lire, cifra enorme per<br />
quei tempi, più o meno equivalente a 2-3 miliardidi euro attuali. Ma la realizzazione di un programma così vasto e per un tempo indeterminato richiedeva un sostegno finanziario prolungato nel tempo che andava ben oltre le entrate annuali dei CPA. Per ovviare a tale problema, a distanza di pochi mesi dalla prima, il 27 ottobre del 1927 fu varata la legge che stabiliva l’assicurazione obbligatoria. Con tali mezzi finanziari si poteva procedere al<br />
ricovero e alla cura non solo dei malati assicurati, ma anche dei propri familiari. I risultati non tardarono a palesarsi.<br />
In Sardegna si passa dai 201 morti ogni 100.000 abitanti del 1927 ai 168 del 1930 ai 155 del 1935, ai 118 del 1940. Al contempo, nel 1937, ben 17.000 famiglie di congiunti ricoverati, ricevevano un sussidio mensile da parte dello stato.<br />
La campagna contro la malaria sino alla sua completa sconfitta nel 1950.<br />
La politica fascista per una lotta alla malaria si espresse attraverso il progetto della “bonifica integrale”, posto in essere nel 1928 con la legge n.3124 nota come Legge Mussolini, in una concezione di salute che si faceva politica, e che mirava a ottenere il risanamento fisico e morale del popolo. La “bonifica integrale” comportava l’utilizzo coordinato di tutte le armi note alla malariologia. Il Dipartimento di Sanità, prevedeva una lotta alla malaria combattuta su tre fronti: la bonifica idraulica, la bonifica agricola, la bonifica igienica.<br />
La bonifica idraulica, consisteva nel prosciugamento delle paludi malariche e nel controllo del regime delle acque.<br />
Per eliminare i focolai di anofeli si utilizzavano larvicidi, in particolare il Verde di Parigi, prodotto di sintesi a base di arsenico, e si introduceva nei canali di irrigazione e negli acquitrini la specie Gambusia affinis, pesci d’acqua dolce che si nutrivano di larve.<br />
Tentativi di lotta biologica si esperivano con l’uso di pipistrelli: in Sardegna i pipistrelli venivano allevati all’interno di speciali costruzioni note come “pipistrellai”. La bonifica igienica, finalizzata a proteggere la popartire dal 1924.<br />
Non è stato quindi un caso che la fondazione si presenta in Sardegna nel 1946 con un piano ben definito di eliminazione della malaria. Come sappiamo la malaria venne eliminata in poco più di 5<br />
anni. Operò in proposito, sempre affiancato dalla fondazione Rockefeller, un nuovo ente: L’ERLAAS(Ente regionale per la lotta anti anofelica). Furono impiegati 5.000.000 di litri di DDT e 33.000 operai. Sarà un caso, ma nel 1947 il PCI accusò l’Erlaas di essere un ente ricettacolo di fascisti. Ed era vero: tutti i massimi dirigenti dell’ente<br />
erano reduci della RSI o ex prigionieri non collaboratori e i bandi di assunzione venivano affissi nelle sedi del neonato MSI. Uno dei tanti misteri della nostra storia recente. Per concludere,<br />
Venendo ai nostri giorni, pare che il Coronavirus a noi sardi faccia un baffo. Merito della malaria che ci ha lasciato in eredità un gran numero di anticorpi speciali che tengono alla larga il maledetto virus.</p>
<p style="text-align: justify;">*Brano tratto da Exvalibur</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/">C&#8217;era una volta la Sardegna, isola felix</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
]]></content:encoded>
	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/"><img width="183" height="276" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/05/sardegna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/05/sardegna.jpg 183w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/05/sardegna-42x64.jpg 42w" sizes="(max-width: 183px) 100vw, 183px" /></a></p>]]></content:encoded>
		<wfw:commentRss>https://italianioggi.com/cera-volta-la-sardegna-isola-felix/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>