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	<title>Gli italianiChe fine ha fatto la &#8220;Dottrina Sociale&#8221;? &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Che fine ha fatto la &#8220;Dottrina Sociale&#8221;?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 18:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/che-fine-ha-fatto-la-dottrina-sociale/"><img width="225" height="225" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri.jpg 225w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Mario-Bozzi-Sentieri-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p><hr /><p>C Sulla scia della Rivoluzione Industriale, la Chiesa Cattolica ha elaborato, nel corso degli anni,&#160; un’organica dottrina sociale, in grado di fissare principi, insegnamenti e teorie rispetto&#160; ai problemi di natura sociale ed economica del mondo contemporaneo. Al fondo l’idea che debba essere la Dottrina a guidare e giudicare la prassi socio-economico-politica, non viceversa. In realtà, i recenti orientamenti cattolici sembrano guardare più alla denuncia sociologica che all’elaborazione di efficaci contromisure, come era stato nel passato, a partire dall’Enciclica “Rerum Novarum” (1891) emanata da Leone XIII, frutto di un complesso lavorio intellettuale, che aveva coinvolto la cultura cattolica dell’epoca, &#160;alternativa&#8230;</p>
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<p><strong>C</strong></p>



<p>Sulla scia della Rivoluzione Industriale, la Chiesa Cattolica
ha elaborato, nel corso degli anni,&nbsp; un’organica
dottrina sociale, in grado di fissare principi, insegnamenti e teorie
rispetto&nbsp; ai problemi di natura sociale
ed economica del mondo contemporaneo. Al fondo l’idea che debba essere la
Dottrina a guidare e giudicare la prassi socio-economico-politica, non
viceversa. </p>



<p>In realtà, i recenti orientamenti cattolici sembrano guardare
più alla denuncia sociologica che all’elaborazione di efficaci contromisure,
come era stato nel passato, a partire dall’Enciclica “Rerum Novarum” (1891)
emanata da Leone XIII, frutto di un complesso
lavorio intellettuale, che aveva coinvolto la cultura cattolica dell’epoca, &nbsp;alternativa al giacobinismo e alla rivoluzione
liberal-borghese. &nbsp;Centrale in quel
“progetto”&nbsp; il ricostruito ordine
corporativo, &nbsp;&nbsp;inteso &nbsp;&nbsp;– per dirla
con Giuseppe Toniolo, il maggiore esponente del pensiero cattolico sociale di
fine Ottocento&nbsp; – non certo con finalità
di mera restaurazione, ma quale strumento rappresentativo della società reale,
dalla famiglia al Comune alle professioni.</p>



<p>Le encicliche
seguenti la “Rerum novarum” si sono mosse su questa linea di pensiero,
ribadendo sempre la centralità &nbsp;dell’integrazione sociale e della
partecipazione del lavoratore alla gestione dell’azienda.</p>



<p>L’impressione
è che, oggi, questa ricca tradizione sociale e culturale sia non
sufficientemente valorizzata e divulgata dalla stessa Chiesa Cattolica, &nbsp;nel segno di un facile sociologismo di
denuncia, impegnato a stigmatizzare l’ambivalenza dell’economia globalizzata,
ma poco propenso a dare soluzioni.&nbsp; “Da una parte, mai come in questi anni – ha dichiarato
Papa Francesco &#8211; l’economia ha consentito a miliardi di persone di affacciarsi
al benessere, ai diritti, a una migliore salute e a molto altro. Al contempo,
l’economia e i mercati hanno avuto un ruolo nello sfruttamento eccessivo delle
risorse comuni, nell’aumento delle disuguaglianze e nel deterioramento del
pianeta. Quindi una sua valutazione etica e spirituale deve sapersi muovere in
questa ambivalenza, che emerge in contesti sempre più complessi”. </p>



<p>In questo contesto, il ruolo della Chiesa sembra sempre più
simile a quello di una ONG con finalità assistenziali piuttosto che espressione
di un chiaro progetto alternativo, in grado di informare gli assetti
produttivi. </p>



<p>E’ un peccato che ciò non avvenga, particolarmente oggi,
allorché, in una fase di profonde trasformazioni economiche e sociali, si sente
particolarmente la mancanza di organiche indicazioni costruttive e
ricostruttive, che&nbsp; riescano a ridare
nuova consapevolezza ai lavoratori; che sappiano declinare, sul piano degli
istituti rappresentativi (a livello di azienda e di sistema Paese), il richiamo
a principi extraeconomici; che indichino realistici meccanismi ridistributivi;
che ridiano centralità ai corpi sociali, sfibrati da una sistematica opera di
disintermediazione.</p>



<p>L’auspicio è che dai principi e dalle denuncie &nbsp;si passi alla realtà dura del lavoro
quotidiano, finalmente affrancato dagli eccessi del mercato, della
globalizzazione incontrollata, della precarietà cronica.&nbsp;&nbsp; </p>



<p>Come ha ammonito Giovanni Paolo II,
nella&nbsp;<em>Centesimus Annus</em> (1991), in piena continuità con la “Rerum
Novarum”,&nbsp; “Si può giustamente
parlare di lotta contro un sistema economico, inteso come metodo che assicura
l&#8217;assoluta prevalenza del capitale, del possesso degli strumenti di produzione
e della terra rispetto alla libera soggettività del lavoro dell&#8217;uomo.&nbsp;A
questa lotta contro un tale sistema non si pone, come modello alternativo, il
sistema socialista, che di fatto risulta essere un capitalismo di stato, ma una&nbsp;<em>società
del lavoro libero, dell&#8217;impresa e della partecipazione.&nbsp;</em>Essa non si
oppone al mercato, ma chiede che sia opportunamente controllato dalle forze
sociali e dallo Stato, in modo da garantire la soddisfazione delle esigenze
fondamentali di tutta la società”.</p>



<p>A questo “controllo”, non
solo etico, la Chiesa dovrebbe avere ancora il coraggio di &nbsp;appellarsi, proprio nel nome del mai
abbastanza ricordato modello partecipativo: ben più di uno slogan o di un mito
suggestivo, ma una concreta prospettiva per ricostruire l’auspicata
integrazione sociale, vera emergenza di un mondo spaccato a metà, tra chi&nbsp; ha molto e chi stenta a vivere.</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Mario Bozzi Sentieri</strong></p>
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