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	<title>Gli italianiTra Cina e Usa la partita resta aperta dopo gli incontri tra Trump Xi Jinping &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Tra Cina e Usa la partita resta aperta dopo gli incontri tra Trump Xi Jinping</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Apr 2017 21:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/cina-usa-la-partita-resta-aperta-gli-incontri-trump-xi-jinping/"><img width="980" height="608" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi.jpg 980w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-300x186.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-640x397.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-96x60.jpg 96w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></p><hr /><p>Voto 7. E&#8217; questo il giudizio sommario attribuibile al primo incontro tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, andato in scena la scorsa settimana in un clima di tensione internazionale. Appena quattro ore prima di accogliere il leader cinese presso il resort di Mar-a-Lago, il nuovo inquilino della Casa Bianca aveva dato l&#8217;ordine di bombardare la base siriana di  Al Shayrat in risposta all&#8217;attacco con armi chimiche. Un gesto che, considerata l&#8217;attenzione morbosa dei cinesi per il cerimoniale, deve esser parso un fallo a gamba tesa. Pechino ha sempre affiancato Mosca nell&#8217;esercizio del proprio potere di veto contro l&#8217;imposizione di&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Voto 7. E&#8217; questo il giudizio sommario attribuibile al primo incontro tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, andato in scena la scorsa settimana in un clima di tensione internazionale. Appena quattro ore prima di accogliere il leader cinese presso il resort di Mar-a-Lago, il nuovo inquilino della Casa Bianca aveva dato l&#8217;ordine di bombardare la base siriana di  Al Shayrat in risposta all&#8217;attacco con armi chimiche. Un gesto che, considerata l&#8217;attenzione morbosa dei cinesi per il cerimoniale, deve esser parso un fallo a gamba tesa. Pechino ha sempre affiancato Mosca nell&#8217;esercizio del proprio potere di veto contro l&#8217;imposizione di sanzioni al regime di Assad, in osservanza al principio di non ingerenza negli affari degli altri paesi. La Siria non è un &#8220;alleato&#8221; cinese, come scritto da molti, ma è sicuramente un paese di importanza strategica per il gigante asiatico.</p>
<p>Mentre i 59 missili Tomahawk piombavano sulla Siria, Xi Jinping e la first Lady consumavano una cena a base di sogliola allo champagne, patate alle erbe e altre leccornie. La notizia del raid sarebbe stata resa nota agli invitati solo una volta alzati da tavola, a fatto compiuto. La reazione cinese non ci è nota, se non mediata da fonti statunitensi. Secondo quanto dichiarato in conferenza stampa dal Segretario di Stato Rex Tillerson, il presidente cinese si sarebbe dimostrato comprensivo date le molte sofferenze inflitte alla popolazione siriana dall&#8217;attacco chimico. Ma è più probabile che Xi abbia incassato il colpo con la posatezza necessaria a preservare la buona riuscita di una visita di importanza cruciale per la politica estera, ma anche interna della Cina. Salvo colpi di scena, il prossimo autunno la leadership cinese subirà un completo rinnovamento del ghota politico. Xi e il premier Li Keqiang dovrebbero rimanere in sella per un altro mandato quinquennale, ma il rimpasto si rivela determinante per il presidente che necessita attorno a sé un entourage fedele e compatto affinché vadano in porto le complesse riforme economiche varate nel 2013 ma applicate finora con scarsi successi. Ecco che un ritorno vittorioso dagli States serviva a cementare la posizione di Xi non soltanto come leader internazionale, un ruolo reclamato durante il summit di Davos con un discorso pro-globalizzazione indirettamente mirato a svergognare Trump e le sue minacce protezionistiche. Ma anche come &#8220;nucleo&#8221; del partito comunista e leader cinese più potente dai tempi di Deng Xiaoping. Se di vittoria cinese si tratta, probabilmente lo sapremo soltanto tra diversi mesi. Per il momento &#8211; considerate le premesse iniziali &#8211; è lecito parlare di un discreto successo. La vigilia del meeting era stata preceduta da nuove inchieste sulle attività cinesi di dumping ai danni del business cinese made in Usa, affiancate dall&#8217;aspra condanna contro la debolezza di Pechino davanti alle provocazioni nordcoreane. Ebbene, mentre &#8211; stando al resoconto dell&#8217;incontro dato in pasto ai media &#8211; la Corea del Nord continua ad costituire un punto di frizione tra le due superpotenze, l&#8217;agenzia di stampa cinese ha posto l&#8217;accento sull&#8217;istituzione di nuovi meccanismi di dialogo nei settori della sicurezza, della diplomazia, del commercio, degli scambi people-to-people e della cybersicurezza. Ciliegina sulla torta: un round di colloqui che in soli 100 giorni dovrebbe risolvere il problema del deficit commerciale tra i due paesi, avanzato da Trump come prova della slealtà cinese nel fare affari, ma che Pechino giustifica puntando il dito contro il divieto autoimposto sull&#8217;esportazione di tecnologia americana verso il gigante asiatico. A ben vedere, si tratta di pezze a colori utilizzate per coprire le molte questioni insolute. Tanto per intenderci, non sono stati fatti passi avanti sul tanto atteso <strong>bilateral trade pact, considerato dagli esperti vera panacea contro gli squilibri della bilancia commerciale; non si è parlato di un ingresso ufficiale di Washington nel progetto One Bel One Road volto a resuscitare l&#8217;antica via della seta e a stimolare gli scambi tra l&#8217;ex Celeste Impero e oltre 60 paesi; e nessun cenno è stato fatto all&#8217;avvio di nuovi investimenti cinesi sull&#8217;altra sponda del Pacifico, sebbene le predizioni degli scorsi giorni avessero dato per probabile l&#8217;inizio di una cooperazione sino-americana per colmare il deficit infrastrutturale della prima economia mondiale. Non ci è noto se i due leader abbiano discusso delle rivendicazioni cinesi nel Mar cinese meridionale e della vendita di armi statunitensi a Taiwan, che Pechino considera una provincia ribelle da riannettere ai propri territori. A Xi Jinping probabilmente sta bene così. Dopo aver agitato per mesi il fantasma di pesanti tariffe contro il made in China, The Donald pare aver optato per una tregua temporanea, risparmiando a Xi sgarberie riservate recentemente ad altri capi di governo del calibro di Merkel. Non aver perso pubblicamente la faccia &#8211; una grave onta secondo la cultura cinese &#8211; per il &#8220;Timoniere&#8221; è già una mezza vittoria.</strong></p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/cina-usa-la-partita-resta-aperta-gli-incontri-trump-xi-jinping/"><img width="980" height="608" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi.jpg 980w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-300x186.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-640x397.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/Xi-96x60.jpg 96w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></p>]]></content:encoded>
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