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	<title>Gli italiani&#8220;Concetti e realtà della politica&#8221;, l&#8217;ultima opera di Domenico Fisichella &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2015 07:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina_mira</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/concetti-realta-della-politica-lultima-opera-domenico-fisichella/"><img width="503" height="348" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/fisichella.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/fisichella.jpg 503w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/fisichella-300x208.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/fisichella-93x64.jpg 93w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /></a></p><hr /><p>E&#8217; da poco  stata pubblicata l&#8217;ultima opera di Domenico Fisichella, che sotto il nome di &#8220;Concetti e realtà della politica&#8221; raccoglie scritti dell&#8217;autore datati dal 1961 al 2015. Un titolo che sintetizza l&#8217;approccio di Fisichella sia ai suoi studi (in cui è evidente l&#8217;equilibrio e non si sfocia mai nell&#8217;astrattismo, né tantomeno nel sofismo di cui poco o nulla i nostri tempi necessitano) sia alla sua carriera: &#8220;concetti&#8221;, dunque preparazione, studio, idee, teorie, e &#8220;realtà&#8221;, pragmatismo, piedi per terra, concretizzazione di quelle stesse idee. Domenico Fisichella ha un curriculum che vale la pena di ricordare benché sia noto, soprattutto agli&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; da poco  stata pubblicata l&#8217;ultima opera di Domenico Fisichella, che sotto il nome di &#8220;Concetti e realtà della politica&#8221; raccoglie scritti dell&#8217;autore datati dal 1961 al 2015.</p>
<p>Un titolo che sintetizza l&#8217;approccio di Fisichella sia ai suoi studi (in cui è evidente l&#8217;equilibrio e non si sfocia mai nell&#8217;astrattismo, né tantomeno nel sofismo di cui poco o nulla i nostri tempi necessitano) sia alla sua carriera: &#8220;concetti&#8221;, dunque preparazione, studio, idee, teorie, e &#8220;realtà&#8221;, pragmatismo, piedi per terra, concretizzazione di quelle stesse idee. Domenico Fisichella ha un <em>curriculum</em> che vale la pena di ricordare benché sia noto, soprattutto agli &#8220;addetti ai lavori&#8221;: professore ordinario di Dottrina dello Stato e di Scienza politica, ha insegnato nelle Università di Firenze, La Sapienza e la Luiss a Roma. Non solo studioso, come si diceva poc&#8217;anzi, ma anche Senatore per quattro legislature, ministro per i Beni culturali e ambientali, vice-presidente del Senato per dieci anni, membro della Commissione bicamerale per la riforma costituzionale, Medaglia d&#8217;oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell&#8217;Arte. Ha fatto parte per dodici anni del Consiglio scientifico dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, ed è stato editorialista per quasi un trentennio di importanti quotidiani, ha scritto numerosi volumi e i suoi lavori sono tradotti in sei lingue.</p>
<p>Concetti e realtà della politica, dunque, titolo coerente che ben sintetizza una vita, una visione, e mai roboante, con l&#8217;umiltà che si confà ai veri intellettuali.</p>
<p>Nel libro si susseguono riflessioni su temi fondamentali: forme di governo, democrazia, totalitarismi, rappresentanza, liberalismo, in sintesi, Stato. Fisichella si dimostra depositario e testimone di un bagaglio culturale che senza esagerare è coincidente <em>in toto</em> con quello europeo, occidentale, una ricchezza infinita che non di rado l&#8217;Europa e i nostri governanti sembrano dimenticare nel loro agire e, ahinoi, nel loro parlare.</p>
<p>Vale la pena di riportare a titolo esemplificativo alcuni concetti dell&#8217;opera. Nel secondo capitolo,  dedicato al tema dell&#8217;Europa, si legge: &#8220;<em>le norme che istituiscono i poteri formali non sono così importanti e non hanno tanta influenza sulle sorti delle nazioni quanto quelle che costituiscono le proprietà e ne regolano l&#8217;esercizio, e se la proprietà è concentrata in un solo uomo, allora tutti gli altri sono servi</em>&#8220;. Interessante certamente considerare il rapporto così delineato tra potere di diritto e di fatto, tra veste giuridica ed economia. Chi ha il potere? Non chi detiene la qualifica del potere, ma il proprietario, unico o maggioritario che sia. Nella semplice frase emerge anche un altro dibattito caro a studiosi dell&#8217;ultimo secolo: la forma basta? Evidentemente no. Tuttavia non va svalutato il suo apporto, in quanto &#8220;<em>se l&#8217;autorappresentazione comporta spesso un abbellimento della propria immagine, tale operazione non si risolve necessariamente in un mero e mistificante esercizio di vanità, ma può implicare un meccanismo di retroazione che almeno in qualche misura induce a comportarsi in maniera coerente con l&#8217;immagine che di se stessi si propone</em>&#8220;. E&#8217; vero, dunque, che la legge è <em>pharmakòn</em> (veleno e antidoto al contempo); non ci sarebbe la legge &#8220;non uccidere&#8221; se ci fosse stata un&#8217;epoca in cui l&#8217;uomo non ha ucciso, perciò la legge pone una realtà mistificata che si sovrappone ad un&#8217;altra realtà, se vogliamo naturale. Ciò rende la legge una facciata, sì, ma una facciata con cui l&#8217;uomo indirizza la sua indole verso il bene piuttosto che il male. Così è per lo Stato.</p>
<p>Tuttavia c&#8217;è anche un altro Fisichella che emerge dalle pagine del saggio, ed è quello che si interroga sui limiti della legge, sui limiti dello Stato, citando Montesquieu: &#8220;<em>Ci sono due tipi di corruzione: uno, quando il popolo non osserva le leggi; l&#8217;altro, quando è corrotto dalle leggi: male incurabile, perché ha le sue radici nel rimedio stesso</em>&#8220;. Estremamente interessante in tema è il tentativo di fornire una risposta alla domanda se abbia ragione o meno Carl Shmitt (uno dei teorici dello Stato moderno, paradossalmente) ad affermare che &#8220;<em>l&#8217;epoca dello Stato sta finendo</em>&#8220;. Ci si domanda perché lo Stato dovrebbe finire e la risposta è &#8220;<em>per troppo Stato</em>&#8220;; perché? Al di là dell&#8217;interpretazione paretiana secondo cui &#8220;<em>molto spesso il massimo di intensità di un certo movimento sociale è il segno che precede il mutamento di senso</em>&#8220;, viene indagata coma possibile risposta la correlazione tra lo Stato e il neo-corporativismo. Cosa sia quest&#8217;ultimo in sintesi è presto detto con le parole di Leo Panitch: &#8220;<em>una struttura politica in un sistema capitalistico avanzato che integra gruppi socio-economici organizzati di produttori attraverso un sistema di rappresentanza e di reciproca interazione e collaborazione</em>&#8220;. Il capitalismo, nella lucida e corretta analisi di Fisichella, ricorre al neo-corporativismo per due motivi: accumulazione di capitale e legittimazione, ossia ricerca e consolidamento del consenso. Il paradigma del neo-corporativismo crolla nel momento in cui non è assolutamente in grado di fronteggiare la crisi socio-economica, l&#8217;inflazione e l&#8217;ingigantimento della spesa pubblica, del <em>Welfare State</em>. Viene sottolineata dall&#8217;autore una commistione e conseguente perdita di autonomia della sfera economica e di quella politica, con una pericolosa (volendo, anche in ottica di divisione dei poteri, dunque democratica) &#8220;<em>privatizzazione della politica e pubblicizzazione dell&#8217;economia</em>&#8220;. Tornando dunque alla domanda iniziale, lo Stato sta venendo meno? Ossia, questa rottura degli equilibri tra Stato e mercato è ancora coerente con la finalità ultima dello Stato, cioè il perseguimento dell&#8217;interesse e del benessere generale? La domanda non viene lasciata aperta, e lo studioso propone, per l&#8217;Italia, un <em>modus operandi</em> per riacquistare l&#8217;equilibrio sano tra le due anime del Paese, quella economica e quella politica: una riforma del sistema elettorale, con abbandono della rappresentanza proporzionale e l&#8217;introduzione di una formula aggregante, che individua nel sistema di doppio turno in collegi uninominali. Delinea questa soluzione, auspica un nuovo contratto sociale, la sfida del nostro tempo.</p>
<p>Benché Fisichella respinga il paragone di Barile tra Stato e persona umana, sembra il caso di riprendere la metafora in chiave antropomorfica nel comparare l&#8217;autore ad un analista e lo Stato al suo paziente; oltre agli studi delle scienze politiche e alla conoscenza diretta della materia è evidente una certa sensibilità per la comprensione delle cose umane e dei loro meccanismi in aggregato.</p>
<p>In definitiva non si può non consigliare la lettura di &#8220;Concetti e realtà della politica&#8221;, opera ultima (per il momento) del mai superficiale, mai inutilmente verboso, e invece intellettuale e uomo d&#8217;azione, Domenico Fisichella, analista dello Stato italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/concetti-realta-della-politica-lultima-opera-domenico-fisichella/"><img width="503" height="348" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/fisichella.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/fisichella.jpg 503w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/fisichella-300x208.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/fisichella-93x64.jpg 93w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /></a></p>]]></content:encoded>
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