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	<title>Gli italianiContro i rischi della stagnazione liberare le risorse pubbliche e private &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Contro i rischi della stagnazione liberare le risorse pubbliche e private</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2015 08:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/contro-i-rischi-della-stagnazione-liberare-le-risorse-pubbliche-e-private/"><img width="259" height="194" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/consumi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/consumi.jpg 259w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/consumi-85x64.jpg 85w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px" /></a></p><hr /><p>Romano Prodi ha dettato per Il Messaggero una ricetta economica: “contro i rischi della stagnazione spendere di più è la sola strada”. Non è dato sapere perché non vi si sia adeguato quando è stato a Palazzo Chigi. Ma tant’è: “tra il dire e il fare…”. La ricetta, in ogni caso, è quella giusta. Il Premier Renzi l’ha seguita con gli 80 euro, ma non è stato sufficiente. Era una elargizione elettorale che ha funzionato solamente a quei fini. Ci riprova adesso con l’eliminazione delle tasse sulla prima casa. Ma non è ancora abbastanza. Gli italiani sono più accorti di&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Romano Prodi ha dettato per <em>Il Messaggero</em> una ricetta economica: “contro i rischi della stagnazione spendere di più è la sola strada”. Non è dato sapere perché non vi si sia adeguato quando è stato a Palazzo Chigi. Ma tant’è: “tra il dire e il fare…”.</p>
<p>La ricetta, in ogni caso, è quella giusta. Il Premier Renzi l’ha seguita con gli 80 euro, ma non è stato sufficiente. Era una elargizione elettorale che ha funzionato solamente a quei fini. Ci riprova adesso con l’eliminazione delle tasse sulla prima casa. Ma non è ancora abbastanza. Gli italiani sono più accorti di come il leader del <em>Partito Democratico</em> li immagina ed hanno subito percepito che il governo da una parte dà dall’altra prende. E lo fa secondo una regola antica imparata sui banchi di scuola da quanti hanno studiato un po’ di politica economica: distribuire imposte, tasse e oneri vari su una platea ampia di cittadini in modo da attenuare l’effetto negativo e la reazione dei tartassati. Contemporaneamente scarica su regioni ed enti locali, ai quali limita trasferimenti e impone regole rigide di contenimento della spesa, la responsabilità dei rincari dei servizi o la riduzione degli stessi. Che è, poi, la stessa cosa.</p>
<p>Nel frattempo la spesa pubblica non viene ridotta in misura significativa. Anzi, i tagli lineari, la riduzione percentuale dei bilanci dei ministeri, sono ancora più dannosi. Perché la spesa andrebbe innanzitutto riqualificata per liberare risorse necessarie per gli investimenti pubblici, laddove sono carenti le infrastrutture di ogni genere, strade, acquedotti, reti informatiche, e gli interventi a tutela del territorio in assenza dei quali ogni anno lo Stato e le comunità locali soffrono vittime e danni ingenti, il cui costo è superiore a quelli di intelligenti opere di messa in sicurezza dei fiumi e delle coste.</p>
<p>Lo Stato spende male, soprattutto nelle opere pubbliche e nelle forniture di beni e servizi, molto più costosi del dovuto, i privati spendono poco. Non si fidano. Politiche incerte, come sulla casa dove le imposte vanno e vengono, suggeriscono prudenza. Addirittura, si è detto in questi giorni, molti italiani tengono gli euro sotto il materasso nel timore di qualche iniziativa alla Giuliano Amato del 1992, con interventi sui conti bancari oggi assolutamente permeabili anche a fini di controllo fiscale. L’apertura ai contanti fino a 3000 euro sarebbe giustificata così: ci sono risorse private fuori dalle banche, facciamole spendere agli italiani. I quali, comunque, quando possono vanno all’estero, soprattutto i pensionati, che con 1000 euro vivono da signori in molte realtà, tra l’altro particolarmente accoglienti, dalle Canarie al Portogallo, alla Grecia. Un fenomeno che si sta ampliando se all’INPS viene in mente di proporre una riduzione delle pensioni di chi trasferisce la residenza all’estero. Un’idea senza dubbio incostituzionale e contraria ai principi dell’Unione Europea di cui quei paesi sono membri. Un segno della disperazione di chi ha ereditato una situazione finanziaria difficile ma non sa dove mettere le mani per rimediare.</p>
<p>Infatti, come scrive Prodi, la minore crescita che fa intravedere lo spettro della stagnazione “si trova ad interagire con altre tendenze sempre più forti, come la stagnazione dei salari dovuta alla globalizzazione e alla diminuzione della domanda di mano d’opera per effetto del progresso tecnico e della digitalizzazione”.</p>
<p>Ancora un difetto di chi ci governa, ovviamente non solamente da adesso. Si tratta di fenomeni antichi e ben noti, anche perché si sono verificati ovunque. Ma non tutti i governi sono stati inerti. Molti hanno avuto una visione strategica del mondo del lavoro ed hanno previsto dove si può ricollocare la forza lavoro che risultata esuberante e dove indirizzare gli studi professionali perché i giovani abbiano un lavoro e i meno giovani non lo perdano.</p>
<p>Cosa si è fatto in Italia, ad esempio, per cogliere le opportunità che derivano dall’ingente patrimonio storico-artistico, la ragione prima del nostro turismo? Praticamente niente. Anzi si è fatto il contrario. Con la riforma del Titolo V della Costituzione è stata attribuita alla regioni la cura di questo settore essenziale per la nostra economia. Che non è fatto solamente di musei, aree archeologiche, alberghi e ristoranti, ma di un indotto straordinario, di artigianato, manifattura ed enogastronomia.</p>
<p>Senza un piano nazionale, senza una programmazione delle attività, d’intesa con gli operatori turistici per creare percorsi articolati e alternativi e perché nessuna regione sia trascurata, non si fa politica del turismo.</p>
<p>Qualcuno ha stimato le possibilità occupazionali e l’ingente mobilitazione di risorse che potrebbero derivare da un potenziamento del settore. I dati sono vari, ma sempre rilevanti.</p>
<p>Ed è soltanto una delle possibilità per l’occupazione e per mettere un po’ di soldi nelle tasche degli italiani che per spendere devono avere fiducia nel futuro, il che vuol dire essere ragionevolmente certi che i loro portafogli abbiano sempre a disposizione una somma per vivere dignitosamente.</p>
<p>E così arriviamo al reddito minimo o “di cittadinanza”, come lo qualifica il<em> Movimento 5 Stelle</em>. Una somma a disposizione di tutti, una risorsa che consenta di rilanciare la domanda interna, ciò che è possibile esclusivamente se tutti avranno in tasca somme che vadano al di là del pagamento delle bollette e della spesa alimentare. Per questo non bastano gli 80 euro né l’eliminazione della tassa sulla casa.</p>
<p>Occorre un intervento molto più consistente, ad esempio per le famiglie che hanno bisogno di risorse per i figli, per allevarli e farli studiare, per farne bravi cittadini e professionisti preparati. Quello che altrove è un investimento della società da noi è ignorato in barba alla Costituzione che sotto questo profilo non richiede modifiche. Dovremmo imitare Francia, Svezia e Norvegia che da tempo hanno dedicato risorse ingenti alle famiglie, laddove noi pensiamo di affrontare il problema della denatalità con l’immigrazione non controllata e non selezionata, con il rischio evidente di provocare malessere sociale.</p>
<p>Ci vuole coraggio politico. Non basta l’ottimismo sparso a piene mani dai governi degli ultimi anni, da Berlusconi a Renzi, entrambi bravissimi nel trasmettere fiducia, che esige riscontri positivi e concreti in tempi brevi, altrimenti subentra la delusione, fonte di risentimento sociale, sempre pericoloso.</p>
<p>Il Premier nel corso del suo viaggio in America Latina ha chiosato una famosa frase di Alcide De Gasperi sui politici e gli statisti, questi ultimi identificati in coloro che non pensano alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni. De Gasperi è stato coerente e fu “il miracolo economico”. Renzi si ferma alle parole, almeno a scorrere la “legge di stabilità” appena inviata alle Camere. Mario Monti, intervistato da Lucia Annunziata, la ritiene una legge fatta per cercare consensi non per la crescita. Che poi è quello che, con molta prudenza, ha detto anche Romano Prodi.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/contro-i-rischi-della-stagnazione-liberare-le-risorse-pubbliche-e-private/"><img width="259" height="194" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/consumi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/consumi.jpg 259w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/10/consumi-85x64.jpg 85w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px" /></a></p>]]></content:encoded>
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