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	<title>Gli italianiCosa insegnano i casi Ilva e Alitalia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Cosa insegnano i casi Ilva e Alitalia</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 13:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/cosa-insegnano-casi-ilva-alitalia/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Cosa insegna la crisi dell’Ilva, al di là del confuso rapporto tra partiti di governo, delle polemiche che ci consegna il dibattito politico e giornalistico? E la vicenda Alitalia, che si trascina da anni senza che si intraveda una qualche possibile soluzione alla crisi di gestione e di mercato? Ci dicono senza dubbio, ma finora nessuno ne ha preso atto, che la politica, a livello di governo, non è stato in condizione di prevedere le necessità dei vari settori produttivi di beni o servizi in rapporto alle esigenze che nascono dai consumi interni ed internazionali e di intervenire tempestivamente. Un&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa insegna la crisi dell’Ilva, al di là del confuso rapporto tra partiti di governo, delle polemiche che ci consegna il dibattito politico e giornalistico? E la vicenda Alitalia, che si trascina da anni senza che si intraveda una qualche possibile soluzione alla crisi di gestione e di mercato? Ci dicono senza dubbio, ma finora nessuno ne ha preso atto, che la politica, a livello di governo, non è stato in condizione di prevedere le necessità dei vari settori produttivi di beni o servizi in rapporto alle esigenze che nascono dai consumi interni ed internazionali e di intervenire tempestivamente. Un governo responsabile saprebbe individuare in anticipo, d’intesa con le imprese e le organizzazioni sindacali, avvalendosi degli istituti di ricerca specializzati, le opportunità e le difficoltà del mercato ed, avendo individuato in quale modo superare i momenti di crisi, adotterebbe gli strumenti propri della politica per accompagnare le imprese a mantenere il livello delle produzioni, in modo da assicurare un equilibrio dei conti delle gestioni ed adeguati livelli occupazionali.</p>
<p>Nessuno stato degno di questo nome dovrebbe farsi trovare impreparato dinanzi ad una crisi economica, generale o di settore. Il monitoraggio del mercato interno ed internazionale rivela per tempo quel che accadrà nel breve, nel medio e nel lungo periodo consentendo l’adozione di misure adeguate. L’esempio degli incentivi per la rottamazione delle autovetture dice che spesso l’intervento è stato originato dall’esigenza di dare tono al mercato dell’auto o di indirizzare il consumatore verso veicoli meno inquinanti.</p>
<p>Richiamato uno dei classici interventi nell’economia, gli stati hanno tradizionalmente a disposizione una vasta gamma di strumenti, a cominciare da quelli che fanno capo al fisco, in particolare all’iva, un’imposta particolarmente flessibile, con effetti immediati, che favorisce o scoraggia i consumi. Nel caso dell’Ilva, ad esempio, lo Stato potrebbe ridurre la tassazione sui derivati dell’acciaio, un prodotto che si usa in una vastissima gamma di beni, dalle auto alle macchinette del caffè, passando per una miriade di beni di larghissimo consumo, presenti nel mercato interno e internazionale. Ciò che favorirebbe il nostro export.</p>
<p>A parte gli esempi appena fatti non possiamo trascurare che l’Italia denuncia una straordinaria carenza di infrastrutture ferroviarie e stradali dove l’acciaio la fa da padrone. Ecco che uno stato attento alle esigenze dell’economia, in un territorio nel quale se Cristo si è fermato ad Eboli l’alta velocità termina a Salerno, dovrebbe dar vita ad un piano straordinario di infrastrutture ferroviarie, treni, metropolitane, per favorire le industrie del sud e delle isole ed il turismo, che non va proprio come dovrebbe, considerato che le possibilità di attrarre ulteriori quote di mercato ci sarebbero tutte, se i turisti potessero trasferirsi rapidamente da una parte all’altra d’Italia con vetture comode ed un servizio di alta qualità. Ugualmente vale naturalmente per le merci. Treni e metropolitane, inoltre, abbatterebbero l’inquinamento, come tutti dicono di volere.</p>
<p>In questo quadro la crisi della più grande acciaieria d’Europa, indotta forse dalla contrazione della domanda, poteva e doveva essere prevista nelle sue effettive dimensioni e nella sua durata, probabilmente temporanea, e tempestivamente superata, con gli strumenti appena richiamati, riduzione delle imposte sui prodotti dell’acciaio e un grande piano di investimenti.</p>
<p>I buoni governanti hanno sempre realizzato infrastrutture, a cominciare dai nostri progenitori romani i quali ovunque hanno costruito strade per facilitare i commerci, acquedotti per portare l’acqua, cioè la civiltà, le fognature, le terme, i teatri per la vita civile. E visto che abbiamo parlato di trasporti chiudiamo con l’Alitalia, altra sciagura italiana, una macchina mangiasoldi perché non si è pensato per tempo a rivedere i criteri di gestione del servizio e di individuazione delle rotte più remunerative, tra l’altro adottando tariffe concorrenziali su un mercato sempre più affollato di vettori. Si doveva capire per tempo, ad esempio, che nelle tratte italiane più usate, come Roma – Milano, l’alta velocità è divenuta presto concorrenziale rispetto all’aereo, anche considerate le tariffe, tra Trenitalia ed Italo che si sfidano in tariffe e servizi.</p>
<p>Si sente dire che Alitalia potrebbe essere “spacchettata”. Saranno appetibili singoli settori? E a che prezzo? Non ci possiamo nascondere che quanto osserviamo oggi è frutto di errori del passato, durati anni, con sprechi assurdi nella gestione dei servizi e del personale, per incapacità degli amministratori, del governo padrone e dei sindacati che hanno giocato sulla pelle degli italiani la partita assurda di una conduzione evidentemente antieconomica. Basti pensare alle sontuose liquidazioni riconosciute ai manager responsabili degli squilibri di bilancio.</p>
<p>Da ultimo un cenno alla ipotesi nazionalizzazione, per Ilva e per Alitalia. Non sono per il “solo privato” o per lo “stato imprenditore” che produce panettoni. Come sempre è possibile una scelta equilibrata che preveda un intervento pubblico, fiscale o finanziario, nella misura e per il tempo necessari in settori per i quali si rende indispensabile una sollecitazione alla produzione o alla distribuzione di prodotti in Italia e all’estero. Del resto, al tempo delle tanto deprecate partecipazioni statali l’Italia vantava ovunque nel mondo la realizzazione di opere pubbliche straordinarie costruite da Italstat o progettate da Bonifica. Che poi ci fossero sprechi e finanziamenti illeciti della politica è accertato, ma non può giustificare l’esclusione totale di interventi pubblici che, senza ipocrisie, tutti gli stati effettuano.</p>
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