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	<title>Gli italianiIl dopo Covid 19, ripensare la vita in cittò &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il dopo Covid 19, ripensare la vita in cittò</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 05:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/covid-19-ripensare-la-vita-citto/"><img width="307" height="164" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1.jpg 307w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1-300x160.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1-96x51.jpg 96w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /></a></p><hr /><p>E&#8217; davvero arduo riuscire a vedere lati positivi in una pandemia nefasta come l&#8217;attuale coronavirus. Tuttavia mentre si contano ancora i morti e si  regolano con il centimetro le libertà e gli spazi interpersonali sperando di scongiurare il rischio di una recrudescenza del contagio, si riflette  sul &#8216;dopo virus&#8217;. Ci si interroga su quando e come torneremo alla vita normale o se &#8211; come sostengono alcuni &#8216;esperti&#8217; &#8211; dovremo abituarci a convivere con il virus modificando le nostre abitudini quotidiane, se non addirittura modelli di vita,  specie nelle grandi città. In ogni caso la pandemia ci ha ricordato drammaticamente il&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; davvero arduo riuscire a vedere lati positivi in una pandemia nefasta come l&#8217;attuale coronavirus. Tuttavia mentre si contano ancora i morti e si  regolano con il centimetro le libertà e gli spazi interpersonali sperando di scongiurare il rischio di una recrudescenza del contagio, si riflette  sul &#8216;dopo virus&#8217;. Ci si interroga su quando e come torneremo alla vita normale o se &#8211; come sostengono alcuni &#8216;esperti&#8217; &#8211; dovremo abituarci a convivere con il virus modificando le nostre abitudini quotidiane, se non addirittura modelli di vita,  specie nelle grandi città. In ogni caso la pandemia ci ha ricordato drammaticamente il problema di fondo dell&#8217;umanità: l&#8217;inquinamento ambientale e il sovraffollamento di alcune aree con la conseguente esigenza vitale di assumere comportamenti  e modi di vita più rispettosi del nostro habitat.</p>
<p>E&#8217; bastato raffrontare le fotografie delle grandi città, comprese quelle cinesi, prima e dopo un mese di  &#8216;blocco&#8217; per avere la prova lampante di quanto il vivere quotidiano dell&#8217;attuale società, a cominciare dalla mobilità,  impatti negativamente sul nostro habitat fino a mettere a rischio l&#8217;equilibrio naturale del pianeta</p>
<p>Una riflessione generale che sta coinvolgendo tutti &#8211; classi dirigenti e popolazione &#8211; e che, dunque, può rafforzare una diffusa maggiore consapevolezza civica e spirito di partecipazione comune. Così, a esempio, il Consiglio nazionale degli architetti ha offerto al governo il proprio contributo di conoscenza nella gestione del dopo emergenza, ponendosi una serie di interrogativi su come vivremo le nostre città.</p>
<p>Stefano Boeri, professore di Urbanistica al Politecnico di Milano, in una recente intervista ha sostenuto un ritorno dell&#8217;uomo alla natura con un piano nazionale per incentivare il ritiro dall&#8217;urbano, il telelavoro e la ripopolazione degli antichi borghi &#8211; oggi in stato di abbandono &#8211; di cui è ricco il nostro Paese</p>
<p>Senza nulla togliere alla &#8216;causa verde&#8217; e alla suggestiva idea di &#8216;disurbanizzazione&#8217;  del prof. Boeri, il tema del sovraffollamento delle città e di tutto quanto ne deriva per l&#8217;uomo e la natura, a cominciare dal tempo perso nel traffico urbano, dall&#8217;inquinamento e dal riscaldamento terrestre,  purtroppo non è nuovo. I tentativi di soluzione sono stati, nel tempo,  numerosi e variegati per lungimiranza e originalità.</p>
<p>Basta ricordare la creazione di Roma-EUR, durante il &#8216;ventennio&#8217;, o di Brasilia negli anni &#8217;60 o, ancora, il &#8216;telelavoro&#8217; dello scienziato americano Jack Nilles nei primi anni &#8217;70, sia pur in risposta alle necessità poste dalla prima grande crisi petrolifera.</p>
<p>Venendo ai giorni nostri va ricordato a esempio un originale &#8216;contributo&#8217; offerto, già una dozzina di anni fa, da un gruppo di ricercatori italiani, promosso da Livio Mariotti, &#8216;imprenditore informatico di esperienza internazionale impegnato da oltre 30 anni nel settore dell&#8217;Information Technology. Il &#8216;gruppo di ricerca&#8217;, studiando un nuovo modello di reclutamento e impiego delle risorse umane applicate alle nuove tecnologie informatiche, ha elaborato una possibile linea di azione volta al riequilibrio dello sviluppo economico sociale e al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini; ovvero una nuova organizzazione del lavoro e dei comportamenti nelle nostre città che veda rimossi o limitati i fattori negativi, come il traffico, il sovraffollamento, l&#8217;inquinamento, e perseguiti quelli volti a un miglior equilibrio tra produttività e qualità della vita, tra PIL e BIL (benessere interno lordo). A tal proposito i ricercatori si sono avvalsi tra l&#8217;altro, di uno studio condotto allora da Il sole 24 Ore, che ha permesso di evidenziare come a un elevato indice del prodotto interno lordo non corrisponda necessariamente un altrettanto elevato indice di benessere.</p>
<p>La ricerca del &#8220;gruppo Mariotti&#8221;  &#8211; condotta anche sulla base delle idee di una &#8220;Nuova geografia del lavoro&#8221; del prof. Enrico Moretti, economista di fama internazionale  della Berkeley University of California – ha prodotto varie misure concrete come l&#8217;applicazione di tecniche di best matching  (il lavoro a Km 0, ovvero il lavoro migliore più vicino a casa); l&#8217;applicazione modulare e parziale (un giorno a settimana) del telelavoro sulla base degli &#8216;aggiornamenti&#8217; compiuti in materia dal prof. Domenico de Masi, uno dei massimi esperti in materia. Inoltre ha proposto un progetto di decentramento molto concreto, bene  accolto già da alcune Regioni, fondato sulla collaborazione pubblico/privato (comuni e aziende) per il trasferimento del lavoro, dalle grandi città a quelle medio piccole dell&#8217;area metropolitana/regionale. Come? attraverso la realizzazione di &#8216;centri di produzione d&#8217;eccellenza e di alta tecnologia&#8217; capaci di offrire, specie ai giovani, oltre al lavoro, una migliore qualità della vita con più tempo libero (recuperato dall&#8217;abbattimento sostanziale delle distanze casa-lavoro) e una serie di servizi agevolati, primo tra tutti la casa.</p>
<p>Filosofia, analisi e soluzioni di questa &#8216;linea d&#8217;azione&#8217; sono illustrate dettagliatamente in due libri curati dallo stesso Mariotti: il primo, edito nel 2010, &#8220;Metti il PIL nel frullatore&#8221; (per &#8220;ricavare un prodotto umano di qualità&#8221;); il  secondo, più recente,  &#8220;Data Science&#8221;, sull&#8217;utilizzo dei dati per migliorare il welfare.</p>
<p>&#8220;Oggi è il Covid 19 a imporci nuovi comportamenti – dice Mariotti &#8211; ma in realtà è un&#8217;esigenza presente da tempo. Siamo tutti sempre pronti a criticarci e a dividerci. Dobbiamo invece riscoprire lo spirito concreto per esporre senza timori e avvalendoci dei prodigiosi progressi delle nuove tecnologie, progetti innovativi volti a ripristinare o ad accrescere la vivibilità nelle nostre grandi città&#8221;.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/covid-19-ripensare-la-vita-citto/"><img width="307" height="164" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1.jpg 307w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1-300x160.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/04/coronavirus1-96x51.jpg 96w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /></a></p>]]></content:encoded>
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