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	<title>Gli italianiCrisi industriali: gli obiettivi sbagliati della &#8220;triplice&#8221; sindacale &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2019 21:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/crisi-industriali-gli-obiettivi-sbagliati-della-triplice-sindacale/"><img width="1440" height="1080" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone.jpg 1440w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-768x576.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></a></p><hr /><p>Venerdì scorso la “triplice” sindacale ha indetto uno sciopero dei lavoratori dipendenti dalle imprese metalmeccaniche a Milano, Firenze e Napoli, sciopero al quale non ha aderito il sindacato di categoria dell’UGL. La motivazione dello sciopero è stata la crisi che ha colpito molte importanti industrie del settore, che coinvolge ben 158 aziende o gruppi produttivi per cui sono da tempo stati istituiti dei “tavoli” di confronto al Ministero dello Sviluppo Economico al fine di trovare qualche soluzione accettabile. I lavoratori coinvolti circa 90.000 lavoratori che si aggiungerebbero ad altri 300.000 interessati negli anni scorsi dalle ristrutturazioni industriali risolte con cassa&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì scorso la “triplice” sindacale ha indetto uno sciopero dei lavoratori dipendenti dalle imprese metalmeccaniche a Milano, Firenze e Napoli, sciopero al quale non ha aderito il sindacato di categoria dell’UGL. La motivazione dello sciopero è stata la crisi che ha colpito molte importanti industrie del settore, che coinvolge ben 158 aziende o gruppi produttivi per cui sono da tempo stati istituiti dei “tavoli” di confronto al Ministero dello Sviluppo Economico al fine di trovare qualche soluzione accettabile. I lavoratori coinvolti circa 90.000 lavoratori che si aggiungerebbero ad altri 300.000 interessati negli anni scorsi dalle ristrutturazioni industriali risolte con cassa integrazione o prepensionamenti.</p>
<p>E’ tuttavia opportuno ricordare che queste crisi nella maggior parte dei casi, almeno quelli più clamorosi o con maggior numero di personale, avvengono lavoro non già per una crisi irreversibile dell’azienda che non riesce più a collocare il suo prodotto sul mercato o addirittura a produrlo, ma per la decisione della proprietà di chiudere lo stabilimento in Italia per trasferire la produzione in altri Paesi, talvolta europei, che hanno costi minori.</p>
<p>Facciamo qualche esempio: la <strong>Whirpool</strong>, fabbrica di elettrodomestici che si vendono ma i cui proprietari (americani) hanno deciso di chiudere per trasferire la produzione in altri Paesi; la <strong>Bekaert,</strong> di proprietà belga, che è stata chiusa per trasferimento attività; <strong>l’Alcoa</strong>, produttrice di alluminio metallo fondamentale per tante industrie di trasformazione, di proprietà statunitense, in rischio di chiusura; le <strong>Acciaierie di Piombino</strong>, già di proprietà della famiglia Lucchini, cedute all’India e in corso di chiusura; all’<strong>ILVA</strong> di Taranto l’acquirente <strong>”Arcelor Mittal</strong>”, proprietà indiana, ha messo 1.400 lavoratori in cassa integrazione che spesso è il prodromo della mobilità, ossia licenziamento.</p>
<p>Ci sarebbero altre decine di casi da esporre, ma questi sono quelli emergenti; le “<strong>Acciaierie di Terni</strong>”, proprietà della tedesca “Thyssens Krupp”, che rischia di interrompere certe produzioni.</p>
<p>Di tutto ciò viene accusato, dagli scioperanti e dalle loro organizzazioni sindacali, il ministro <strong>Luigi Di Maio</strong> per la sua presunta inerzia (“<em>ci convocano al Ministero ma non si trova mai nessuna</em> <em>soluzione</em>”, ha detto uno dei segretari sindacali, <strong>Marco Bentivogli</strong>, della CISL ma molto vicino al PD): ma il ministro, pur ammettendo che non ci sta mettendo tutto il suo impegno, poco può fare dinanzi a queste situazioni, perché sono le conseguenze del sistema economico liberale e della globalizzazione.</p>
<p>Se si accetta il principio che sia il profitto, o almeno il minor costo di produzione, l’unico termine di riferimento per le attività produttive senza alcun riguardo né per le tradizioni nazionali né per i lavoratori dipendenti né per l’impatto sul territorio, le conseguenze sono queste. E non ci sono soluzioni che tengano: il ministro minaccia di revocare gli aiuti finanziari forniti a suo tempo per l’acquisizione delle imprese o il rilancio produttivo, ma sono minacce vane. Ammesso (e non è detto) che possano avere effetto, l’imprenditore in fuga dall’Italia considera quell’ammenda come un costo ulteriore che pensa di ammortizzare nei minori costi che avrà dove si fabbricheranno i prodotti dismessi in Italia.</p>
<p>Tutte queste vicende chiamano ancora una volta in causa sia l’Unione Europea sia i vincoli imposti dalle norme del cosiddetto “libero mercato”.</p>
<p>L’Unione Europea, dove esiste un “Commissario” preposto alla “concorrenza”, dovrebbe impedire i trasferimenti di aziende all’interno dei Paesi membri, i quali non dovrebbero farsi la concorrenza tra di loro con basse imposte, bassi salari, poche regole sul lavoro e sull’ambiente. Altrimenti, che razza di Europa è? Rigidissimi su quanto si spende, indifferenti alle speculazioni industriali e finanziarie!</p>
<p>Il governo italiano, poi, potrebbe approvare una legge sulla partecipazione dei lavoratori all’azienda in modo che nessuna azione traumatica, derivante solo da speculazioni e non da reali difficoltà produttive, possa essere effettuata senza il preventivo parere dei rappresentanti dei lavoratori, così come avviene da decenni in Germania con la “<em>mitbestimmung</em>”. Inoltre, l’Italia dovrebbe poter essere libera d’imporre elevati dazi alle merci, un tempo prodotte in Italia, importate da altri Paesi in modo da scoraggiarne l’acquisto. E poi, in ultima analisi, potrebbe anche far intervenire un Ente pubblico, quale erano un tempo l’IRI o l’EFIM e oggi, in misura molto più ridotta e limitata, la “Cassa Depositi e Prestiti”, per far rilevare dallo Stato le imprese in difficoltà soprattutto quando si tratti di produzioni strategiche.</p>
<p>Ma l’Europa accetterebbe tutte queste misure? Evidentemente no, stanti gli attuali Trattati. Ed è questa realtà che Cgil, Cisl, Uil, sempre pronte a sostenere l’Unione Europea contro i “nazionalismi” e i “sovranismi”, non vuole vedere. La “libera circolazione” delle persone e dei capitali stabilita nei Trattati europei è ingannevole, perché i capitali (e le imprese) possono essere spostate facilmente, ma non lo possono fare i lavoratori, legati alla propria famiglia, al proprio territorio, al proprio sistema di vita.</p>
<p>Cosicché la “Triplice” fa scioperare i propri iscritti, facendogli fra l’altro perdere altri soldi con le trattenute sulla retribuzione, evitando di affrontare i veri temi che producono le chiusure delle aziende e la disoccupazione dei lavoratori.</p>
<p>L’UGL, invece, in un comunicato diffuso dal segretario nazionale del metalmeccanici <strong>Antonio Spera</strong>, ha precisato tutto ciò accusando gli altri sindacati di non “<em>essere scesi in piazza quando altri governi hanno consentito ad aziende italiane di delocalizzare le loro attività dopo aver goduto per</em> <em>anni di finanziamenti pubblici lasciando tanti lavoratori in mezzo ad una strada</em>” e non ha voluto quindi partecipare allo sciopero di cui sono evidenti gli aspetti più politici che sindacali.</p>
<p>Questi episodi ci indicano anche che, quando ci si richiama alla “sovranità”, si debba tener presente che la prima sovranità, forse prima ancora di quella monetaria, è quella produttiva: se uno Stato, se un popolo non è – direttamente, o tramite imprenditori privati, però nazionali – proprietario delle sue aziende, si trasforma in una “colonia”, in un “mercato” dove sono alcuni a fabbricare e vendere e altri solo a comprare, facendo arricchire gli uni e impoverire gli altri.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/crisi-industriali-gli-obiettivi-sbagliati-della-triplice-sindacale/"><img width="1440" height="1080" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone.jpg 1440w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-768x576.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/03/Nazzareno-Mollicone-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></a></p>]]></content:encoded>
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