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	<title>Gli italianidi CRISTIAN PELLICCIONI &#8211; L&#8217;illusione di un docile globalizazione &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 14:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/cristian-pelliccioni-lillusione-un-docile-globalizazione/"><img width="317" height="159" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/globalizzazione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/globalizzazione.jpg 317w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/globalizzazione-300x150.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/globalizzazione-96x48.jpg 96w" sizes="(max-width: 317px) 100vw, 317px" /></a></p><hr /><p>In questi ultimi 25 anni si è creduto che la globalizzazione facesse parte del naturale processo evolutivo del pianeta. Un’inarrestabile trasformazione che avrebbe portato con sé un cambiamento trasversale sulle forme di comunicazione e intrattenimento, sui rapporti economici e sulle relazioni sociali. In particolare si riteneva che tali dinamiche avessero preso delle forme così innovative, fruttuose e pervasive al punto che non si sarebbe più potuti tornare indietro. In realtà con le crisi che attualmente dipingono lo scenario globale si è compreso che quel processo, per quanto fosse stato rapido, è stato messo in discussione in un batter d’occhio da&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi 25 anni si è creduto che la globalizzazione facesse parte del naturale processo evolutivo del pianeta. Un’inarrestabile trasformazione che avrebbe portato con sé un cambiamento trasversale sulle forme di comunicazione e intrattenimento, sui rapporti economici e sulle relazioni sociali. In particolare si riteneva che tali dinamiche avessero preso delle forme così innovative, fruttuose e pervasive al punto che non si sarebbe più potuti tornare indietro. In realtà con le crisi che attualmente dipingono lo scenario globale si è compreso che quel processo, per quanto fosse stato rapido, è stato messo in discussione in un batter d’occhio da un pugno di Paesi.</p>
<p>In questo contesto le élite di alcuni Stati occidentali in particolare, avevano ritenuto con eccessivo zelo che il peso dei confini nazionali sarebbe andato, seguendo l’immagine di questo processo incontrovertibile, via via assottigliandosi per poi un giorno sparire del tutto. In realtà è bastata una guerra regionale a qualche centinaio di chilometri dai confini Europei  per far comprendere a molti che i confini non sono soltanto un disegno fatto per gioco su una mappa. Un confine delimita non solo figurativamente un Paese da un altro, ma separa una nazione da un&#8217;altra che è cosa ben diversa.</p>
<p>Una Nazione per essere tale si dota di 3 caratteristiche uniche: un territorio su cui valgono le proprie leggi, un popolo che le riconosce e le fa rispettare e, la cosa fondamentale, una Sovranità. In questo senso  occorre motivare le ragioni per cui questi tre elementi nascono e perdurano nel tempo nonostante i primi Stati si siano formati già dopo la pace di Westfalia nel lontano 1648. Al riguardo vi è in primo luogo una comunanza di spirito, cultura, lingua e ideali che per ogni Paese ha ovviamente delle sfumature diverse ma nel complesso queste componenti costituiscono una miscela perfetta per erigere, almeno potenzialmente, uno Stato solido.</p>
<p>In questo senso proprio per quanto detto poc’anzi, non si può identificare uno Stato soltanto come struttura egemone di governo. Sono pertanto marginali le teorie elaborate da alcune menti del passato fra cui Marx che immaginava lo Stato come una struttura modellata sugli interessi dalla classe dominante al fine ultimo di sfruttare al meglio le classi sociali subalterne, fra cui quella più numerosa dei vecchi proletari. Né può ritenersi soddisfacente la definizione Weberiana dello Stato, che vede in questo l’unica organizzazione legittimata ad avere il monopolio della forza su un determinato territorio. A tal fine si segnala in entrambi i casi un giudizio eccessivamente materialista, probabilmente macchiato dalla corrente positivista del tempo, che tende a trascurare le motivazioni che hanno spinto e spingono ancora un determinato popolo ad accettare e promuovere in larga parte le iniziative e le volontà della propria Nazione.</p>
<p>In conclusione occorre che le élite occidentali comprendano a pieno il vero significato dei confini nazionali se vogliono conquistare la maggioranza della popolazione. I leader devono accettare le profonde diversità culturali e identitarie e custodirle piuttosto che cercare di reprimerle attraverso un’omologazione a senso unico. In caso contrario si troveranno a fare i conti come già sta accadendo con un mondo sempre più frammentato. Diviso fra Paesi che tirano dritto su determinate politiche progressiste, inebriati dalla barcollante posizione di dominanza economica, i quali si illudono ancora di poter imporre il loro modello a quelli più piccoli, e fra quei Paesi che invece si propongono come alternativa economica in molti casi più vantaggiosa e con una politica decisamente più conservatrice. In questo momento pare evidente che se l’occidente non cambi rotta, il secondo modello potrebbe essere davvero il cavallo vincente in futuro.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/cristian-pelliccioni-lillusione-un-docile-globalizazione/"><img width="317" height="159" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/globalizzazione.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/globalizzazione.jpg 317w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/globalizzazione-300x150.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2024/02/globalizzazione-96x48.jpg 96w" sizes="(max-width: 317px) 100vw, 317px" /></a></p>]]></content:encoded>
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