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	<title>Gli italianiFare il cronista tra la gente disperata dopo un terremoto. Cosa ci fa vincere la paura e l&#8217;angoscia &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2016 14:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/cronista-la-gente-disperata-un-terremoto-cosa-ci-vincere-la-paura-langoscia/">Fare il cronista tra la gente disperata dopo un terremoto. Cosa ci fa vincere la paura e l&#8217;angoscia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La terra trema, l’Italia è un paese che soffre questo drammatico fenomeno. La gente ha paura, scappa, si rifugia dove può. Ma chi è lontano vuole notizie, deve sapere, desidera esser vicino a chi patisce e vede scomparire sotto i suoi occhi tutti i risparmi di una vita. Le redazioni dei giornali si mobilitano e partono i primi inviati. Con quale stato d’animo? Posso parlarne e scriverne, perché durante la mia lunga vita professionale sono stato testimone di moltissimi eventi di questo genere: dal Friuli all’Irpinia, dalla Basilicata alla Sicilia, da Norcia ad Ancona. Però, quello che ho vissuto con maggiore angoscia è stato quello che colpì drammaticamente la Lucania e la Campania nel 1980. Non ero a casa in quei giorni. Ma in Calabria, dove un treno aveva fatto strage di molti passeggeri per un incidente che avvenne sulla costa tirrenica nei pressi di Vibo Valentia. C’era il solito gruppo di colleghi. Ci conoscevamo a memoria. Ed ormai si era alla fine di quel servizio e si stava aspettando solo l’ok della direzione per tornare a casa. Rammento che verso le sette e mezza del pomeriggio, dopo aver mandato i nostri servizi, stavamo guardando un programma sportivo, visto che era domenica e si conoscevano i risultati delle partite. Ad un tratto, un collega che di calcio non ne masticava una parola, scese in quella saletta al pianterreno dell’albergo e disse sottovoce: “Ragazzi, mi sembra di aver sentito una scossa. Forse il terremoto?” Lo mandammo a quel paese, ma qualche minuto più tardi, le trasmissioni tv si interruppero e andò in onda una brevissima edizione del tg1 (con Bruno Vespa sullo schermo) che dava i primi ragguagli dell’evento. Che fare? Non avemmo un attimo di esitazione. Prendemmo un certo numero di macchine in affitto e ci dirigemmo verso la Basilicata. Qual era la distanza? 250 chilometri, circa. E qualche ora più tardi, in piena notte, arrivammo a Balvano, uno dei paesi più colpiti dal terremoto. I morti sdraiati in terra sulla strada principale, macerie dappertutto, grida d’aiuto, bimbi che piangevano. E noi lì, con taccuino e penne, a prendere appunti, a sentire i primi testimoni.</p>
<p>Vi chiederete: quale può essere lo stato d’animo di un giornalista, cioè di un essere umano che si dispera dinanzi a tanto dolore, ma deve continuare a fare il suo lavoro? Con freddezza, raccogliendo le prime notizie, interrogando testimoni alla ricerca di una verità che non ridarà nulla a chi ha perduto tanto, se non tutto. E’ difficile, ma si deve superare. Così, dopo tanto peregrinare, si arriva in albergo nel tentativo di trasmettere a chi legge quel che tu hai provato dinanzi a una disgrazia così grande. Già, l’albergo, ma quale se tutti sono chiusi perché la terra ha tremato anche per loro. Allora, si va alla ricerca di un posto, dove poter sistemare la nostra Olivetti (allora i computer non esistevano) e cominciare a scrivere. Il ticchettio di decine di mani che pigiando sui tasti tentando di raccontare quel che il cronista ha vissuto ed ha provato. Tre, quattro ore senza fermarsi un attimo: nemmeno il tempo di un panino o di un caffe. E poi la ricerca di un letto dove andarsi a sdraiare fino alle prime luci dell’alba. Quella volta, fummo ospiti della caserma della guardia di finanza che gentilmente cedette a noi inviati qualche branda dove dormire almeno un paio d’ore. Ma la situazione si sarebbe ripetuta anche il giorno dopo e quello seguente e ancora il terzo, quarto, quinto. Dove andare? Riuscimmo a fare un accordo con il proprietario di un albergo a Potenza, situato sulla strada che dalla Basilicata scende poi verso lo Jonio, a Metaponto. “Io vi lascio le chiavi dell’albergo, ma responsabilità non ne voglio avere. E’ tutto a vostro rischio e pericolo”. Okay, affare fatto. Avevamo una stanza dove scrivere ed un letto dover poter riposare. Ma le scosse non smettevano, il terremoto continuava. Ma, a tarda notte, quando il giornale chiudeva e non si potevano più aggiornare i propri servizi, si cadeva di schianto e ci si addormentava. Paura? Certo tanta. Ma di fronte a quel che avevamo visto e alle sofferenze di chi aveva perduto tutto, ed alle tante morti che aveva provocato quel maledetto terremoto, ci pareva nulla. E nel dormiveglia, si pensava al dolore degli altri ed a cosa avremmo potuto scrivere l’indomani per venire incontro a questa povera gente.</p>
<p>BRUNO TUCCI</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/cronista-la-gente-disperata-un-terremoto-cosa-ci-vincere-la-paura-langoscia/"><img width="295" height="243" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci.jpg 295w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci-78x64.jpg 78w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p>]]></content:encoded>
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