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	<title>Gli italianiDalla City di Londra arriva l&#8217;allarme: il mondo di fronte a una drammatica ondata di default del debito &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Dalla City di Londra arriva l&#8217;allarme: il mondo di fronte a una drammatica ondata di default del debito</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 22:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/dalla-city-di-londra-arriva-lallarme-il-mondo-di-fronte-a-una-drammatica-ondata-di-default-del-debito/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/londra.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/londra.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/londra-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>Le voci che da molto tempo circolano sull’uragano del debito mondiale che potrebbe abbattersi sulle economie mondiali, hanno cominciato a materializzarsi lo scorso 20 gennaio, sotto forma di un articolo del prestigioso quotidiano britannico TELEGRAPH: “ Il mondo deve affrontare un&#8217;epica ondata di default del debito ”(*) a firma di Ambrose Evans-Pritchard, uno dei più importanti giornalisti economici del mondo – portavoce dell’aristocrazia Britannica e della City di Londra &#8211; inviato speciale a Davos, la cittadina Svizzera dove si stava tenendo il Forum economico mondiale. Pritchard mette a nudo i problemi dell’economia mondiale e il destino di tutti i governi&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2>Le voci che da molto tempo circolano sull’uragano del debito mondiale che potrebbe abbattersi sulle economie mondiali, hanno cominciato a materializzarsi lo scorso 20 gennaio, sotto forma di un articolo del prestigioso quotidiano britannico TELEGRAPH: “ <em>Il mondo deve affrontare un&#8217;epica ondata di default del debito </em>”(*) a firma di Ambrose Evans-Pritchard, uno dei più importanti giornalisti economici del mondo – portavoce dell’aristocrazia Britannica e della City di Londra &#8211; inviato speciale a Davos, la cittadina Svizzera dove si stava tenendo il Forum economico mondiale.</h2>
<p>Pritchard mette a nudo i problemi dell’economia mondiale e il destino di tutti i governi che stanno andando alla deriva &#8211; come una barchetta in un oceano &#8211; citando William White, Presidente del Comitato di Revisione dell’Ocse (ex Capo-economista della BRI, la potentissima <em>Banca dei Regolamenti Internazionali</em>) e lancia l’allarme: “ <em>la situazione è peggiore del 2007</em>”, perché i debiti complessivi sono cresciuti e &#8211; a fronte dei tanti debiti &#8211; ci sono altrettanti creditori<em>. </em>L’ineguaglianza interna ai paesi è aumentata, ma “<em>le munizioni macroeconomiche per combattere le recessioni sono completamente esaurite</em>. <em>Il sistema finanziario globale è ormai diventato pericolosamente instabile e affronta una valanga di fallimenti che metteranno alla prova la stabilità sociale e politica</em>”. In termini più espliciti, per gestire una crisi determinata dall’eccesso di debito, se ne è generato altro, col risultato che “<em>i crediti andranno perduti</em> ” e “<em>molte persone ed aziende, soprattutto finanziarie, ma anche Stati, che pensavano di essere ricchi, si sveglieranno una mattina scoprendo che non lo sono, e molti che pensavano di avere un potere su altri si accorgeranno di non averlo più</em> ”. Qui &#8211; nello specifico dell’Italia &#8211; torna in gioco la spinosa questione delle riserve d’oro del Bel Paese, certamente un’ottima polizza per affrontare la tempesta in arrivo, se non fosse per un cavillo giuridico introdotto dai governi Monti e Letta, sul quale torneremo prossimamente.</p>
<p>E’ stato Mr White a porre la fatidica domanda se i <em>creditori </em>e tutti gli altri “<em>attori</em>” troveranno il coraggio di “<em>guardare la realtà negli occhi</em>” ossia se: <em>“ affronteranno ordinatamente il ‘DILUVIO’ che sta arrivando o se si faranno invece travolgere”</em> .</p>
<p>La storia del mondo non è nuova a queste situazioni e, come sanno bene gli antropologi, la soluzione è sempre stata la stessa: gli sbilanciamenti di potere &#8211; dai tempi biblici &#8211; si sono sempre risolti con “Giubilei di remissioni dei debiti”. Tra i Sumeri &#8211; quando l’accumulo di posizioni strutturalmente squilibrate dal rapporto debito/credito arrivava a minare il funzionamento sociale e minacciare la stabilità politica, a causa dell’insolvenza dei troppi debitori e del parassitismo di troppi creditori &#8211; lo stallo veniva superato in uno dei due modi: remissione del debito o donazione. Ora, finché lo dicono gli antropologi, questa considerazione di buon senso non incide, e non stupisce, ma se lo dice un “relè del sistema di generazione e trasmissione del potere sovrano contemporaneo” la cosa cambia.</p>
<p>Mr White va dunque al cuore del problema: “<em>come gestire le remissioni di debiti &#8211; ossia un riordino massiccio di vincitori e vinti nella società &#8211; senza far scattare una tempesta politica</em>”, missione apparentemente impossibile nell’attuale sistema d’azione globale disfunzionale, sconnesso ed auto-referente di istituzioni pubbliche, semi-pubbliche e private, di Stati semi-egemoni e di non-stati aspiranti tali, imprese globali e flussi finanziari-ombra “<em>embricati</em>” negli Stati e non-stati: “<em>il lupo non può essere cane pastore</em> ! “ e allora il TELEGRAPH chiosa: i maggiori “<em>tagli di capelli</em>” saranno affrontati dai creditori europei, e <em>“ a Berlino già a qualcuno prude la testa.</em> “</p>
<p>Se abbiamo ben capito ciò vuol dire che: “i vincitori” &#8211; e tra questi la Germania &#8211; devono subire un ridimensionamento a favore dei perdenti, perciò è comprensibile che resistono: e gli attacchi di Juncker a Renzi sono uno dei fenomeni della resistenza dei vincitori, che non vogliono fare la loro parte, e continuare a vincere fino al default generale dei perdenti.</p>
<p>E’ vero che molte banche europee hanno già svalutato oltre 1.000 miliardi di crediti “non performing” (quelle italiane circa 150), ma sono ancora molto esposte sui mercati emergenti e sotto il tappeto c’è ancora molta polvere. Le conseguenze a cui si potrebbe andare incontro, secondo le nuove regole dell’unione bancaria entrate in vigore questo mese, sono che il “<em>bail in</em>” costringerà molti obbligazionisti e correntisti oltre i 100.000,00 € di deposito a pagare parte delle perdite. L’incognita è l’impossibilità di stimare le onde sismiche di propagazione, che un tale evento senza precedenti potrebbe rilasciare nel sistema sociale, e le conseguenze che si ripercuoterebbero anche nella stabilità del sistema politico.</p>
<p>Gli stimoli di allentamento quantitativo ed i tassi a zero da parte delle Banche Centrali di tutto il mondo, dopo la crisi e fino ad oggi, per esorcizzare questo incubo hanno avuto un effetto molto limitato sull’economia interna dei paesi sviluppati, e dunque non hanno contribuito significativamente ad alleviare le posizioni di debito di imprese e famiglie, ma l’hanno avuta invece sull’est dell’Asia ed i paesi emergenti dove hanno alimentato grandi bolle di credito facile, spingendo gli agenti economici locali ad indebitarsi.</p>
<p>In altre parole, la “palude del debito” è stata gestita allargandola. Una classica reazione degli operatori economici capitalisti: cercare altri “clienti” dopo che quelli abituali hanno terminato la capacità d’acquisto. I debiti privati e pubblici sommati sono saliti in questi mercati al 185% del Pil, e nei paesi Ocse del 265%, « Il 5% in più rispetto all’altro ciclo del 2007» che ha portato al disastro Lehman e alla crisi recessiva mondiale in corso</p>
<p>Il sistema globale è dunque “<em>incline alla rottura</em>”. Il problema è che queste politiche monetarie (il QE e i tassi a zero) possono si rinviare il problema (sostenendo il valore degli assett finanziari) con un effetto di stabilizzazione a breve termine, tenendo nominalmente in linea i bilanci, ma ciò crea dipendenza tossica. Alla fine questa politica miope “perde aderenza” e “<em>il futuro inevitabilmente arriva</em>!”</p>
<p>Una buona inversione di rotta per Mr White sarebbe: smetterla di delegare il problema alle sole banche centrali per fare il loro ‘lavoro di manovalanza’, “<em>tornare al primato fiscale &#8211; ossia keynesiano &#8211; e lanciare un blitz d’investimento sulle infrastrutture, che si ripaga attraverso la crescita più elevata</em>”, e ormai non si contano le voci di autorevoli economisti, anche di “destra” che lo affermano.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/dalla-city-di-londra-arriva-lallarme-il-mondo-di-fronte-a-una-drammatica-ondata-di-default-del-debito/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/londra.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/londra.jpg 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/londra-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>]]></content:encoded>
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