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	<title>Gli italianiDella lotta all&#8217;evasione fiscale si sono perse le tracce &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 13:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/della-lotta-allevasione-fiscale-si-perse-le-tracce/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Per far quadrare i conti i governi annunciano spesso un rinnovato impegno nella lotta all’evasione fiscale. Per recuperare risorse, considerato che secondo stime della stessa amministrazione finanziaria, sono oltre 100 miliardi di euro l’anno le somme sottratte al fisco, l’importo di tre manovre di bilancio. A dimostrazione, come ha detto Federico Rampini, giornalista di Repubblica, corrispondente dagli Stati Uniti, nel corso di una puntata di Piazza pulita, che “l’Italia ha una delle amministrazioni fiscali più scassate dell’Occidente”. Le cause sono molte, la farraginosità del sistema normativo e l’elevata tassazione che il Governo “del cambiamento” si proponeva di ridurre avviando la&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per far quadrare i conti i governi annunciano spesso un rinnovato impegno nella lotta all’evasione fiscale. Per recuperare risorse, considerato che secondo stime della stessa amministrazione finanziaria, sono oltre 100 miliardi di euro l’anno le somme sottratte al fisco, l’importo di tre manovre di bilancio. A dimostrazione, come ha detto Federico Rampini, giornalista di Repubblica, corrispondente dagli Stati Uniti, nel corso di una puntata di Piazza pulita, che “l’Italia ha una delle amministrazioni fiscali più scassate dell’Occidente”.<br />
Le cause sono molte, la farraginosità del sistema normativo e l’elevata tassazione che il Governo “del cambiamento” si proponeva di ridurre avviando la flat tax, l’aliquota unica, che si è persa per strada. I partiti al governo si sono resi conto che la coperta è corta e una generalizzata riduzione delle imposte è assolutamente incompatibile con le risorse occorrenti per far fronte al “reddito di cittadinanza” e alla riforma della legge Fornero. Le maggiori risorse occorrenti, tuttavia, non si ricercano attraverso un recupero di imposte evase, ma mettendo le mani nelle tasche di dipendenti e pensionati, i contribuenti che forniscono al fisco oltre l’80% delle entrate tributarie. Per questi lavoratori e per i pensionati, che hanno pagato contributi per molti anni si preannunciano guai seri, un blocco dell’adeguamento degli stipendi e la riduzione degli assegni pensionistici. Il fatto è che la macchina del fisco appare da tempo inceppata, come denuncia la CONFEDIR DIRSTAT, il sindacato dei funzionari e dei dirigenti dello Stato, a causa di difficoltà dell’Agenzia delle entrate in ragione della mancata copertura degli incarichi di funzioni dirigenziali fin dalla sua istituzione, nel 2000. Infatti i concorsi che si dovevano tenere non sono stati espletati e continua il balletto degli incarichi provvisori variamente denominati che hanno provocato un rilevante contenzioso con l’intervento della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittime le norme che prevedevano incarichi provvisori ripetutamente prorogati in violazione della regola costituzionale la quale prevede che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge” (art. 97, comma 3, Cost.). Una regola tante volte richiamata dalla Consulta quante volte ignorata dalle Agenzie, più esattamente aggirata con il concorso del legislatore, tanto che Salvatore Giacchetti, Presidente aggiunto onorario del Consiglio di Stato, un magistrato di grande esperienza e di straordinario equilibrio, ha parlato senza mezzi termini di “mancanza del comune senso del pudore normativo”, a proposito dei tentativi di sanatorie legislative.<br />
Di aggiramento delle regole costituzionali sui concorsi pubblici ha parlato la Corte costituzionale fin dal 2015 (sentenza n. 37), intervenuta a seguito di un’ordinanza del Consiglio di Stato del 2013 che aveva sollevato questione di legittimità del decreto legge n. 16 del 2012 che, nel dettare norme  “in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento”, aveva autorizzato le agenzie fiscali ad espletare procedure concorsuali per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti prevedendo che, nelle more dell’espletamento di quelle procedure, le agenzie potessero “attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata è fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso”. Questi incarichi da attribuire con “apposita procedura selettiva” avrebbero consentito a funzionari, privi della relativa qualifica, di accedere, senza aver superato un pubblico concorso, ad un ruolo diverso nell’ambito della propria amministrazione, così eludendo la regola costituzionale anche con un vulnus ai principi di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa, poiché, permettendo l’attribuzione di incarichi a funzionari privi della relativa qualifica, “consentirebbe la preposizione ad uffici amministrativi di soggetti privi dei requisiti necessari, determinando una diminuzione delle garanzie dei cittadini che confidano in un amministrazione competente, imparziale ed efficiente”.<br />
“L’aggiramento della regola del concorso pubblico per l’accesso alle posizioni dirigenziali in parola &#8211; ha spiegato la Corte costituzionale &#8211; si rivela, sia alla luce delle circostanze di fatto, precedenti a successive alla proposizione della questione di costituzionalità”. Concludendo che il protrarsi delle suddette proroghe di comodo “ha contribuito all’indefinito protrarsi nel tempo di un’assegnazione asseritamente temporanea di mansioni superiori, senza provvedere alla copertura dei posti dirigenziali vacanti da parte dei vincitori di una procedura concorsuale aperta e pubblica”.<br />
Naturalmente, com’è accaduto altre volte, in Italia non c’è niente di più definitivo di ciò che è precario, come desiderano i fortunati “incaricati” che, per la posizione assunta nell’ambito degli uffici sono in condizione di premere sull’amministrazione perché in qualche modo consolidi la loro posizione. Il ministro Pier Carlo Padoan, che ha l’alta vigilanza sulle agenzie fiscali, non si è dato carico di questa pronuncia della Corte costituzionale e aveva consentito alle agenzie di attribuire agli ex incaricati “Posizioni Organizzative Speciali” (POS) e nel corso del giudizio di impugnazione delle POS la fantasia burocratica ha prodotto le POT, “Posizioni Organizzative Transitorie”. Come in una sorta di resurrezione gli ex incaricati hanno ripreso di colpo le stesse funzioni con una nuova etichetta. Cosa che &#8211; scrive Giacchetti – “in uno stato normale avrebbe dovuto essere qualificato un artificio e un raggiro per eludere il dictum della Corte con il puerile escamotage di ridenominare in modo diverso (mantenendone invariato il contenuto) gli stessi incarichi dirigenziali in precedenza dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale”. “Artificio e raggiro”, una endiadi che in diritto identifica la fattispecie delittuosa della truffa.<br />
Non solo Padoan, anche Giovanni Tria è distratto sul punto. E adesso le “Posizioni Organizzative Speciali” diventano “Posizioni organizzative per lo svolgimento di incarichi di elevata responsabilità, alta professionalità o particolare specializzazione” (POER), come previsto dall’art. 1, comma 93, della legge 205/2017, introducendo ancora una disciplina derogatoria per l’accesso alle qualifiche dirigenziali. Tra l’altro prevedendo &#8211; ad onta dell’enfasi sulla elevata responsabilità, professionalità e specializzazione &#8211; la partecipazione dei funzionari privi di diploma di laurea giunti alla terza area con corsi di qualificazione e senza aver mai partecipato a concorsi per la carriera direttiva, ancora in violazione della pronuncia della Corte costituzionale, con la conseguenza che “è assurdo parlare di efficienza della macchina fiscale di lotta all’evasione – scrive la CONFEDIR DIRSTAT – considerato il perenne conflitto tra gli addetti ai lavori costretti ad assistere quotidianamente alle reiterate violazioni di leggi”.<br />
L’Agenzia delle entrate dimostra, dunque, ancora una volta di tenere in nessuna considerazione le pronunce dei giudici, da ultimo la sentenza n. 8990 del 16 agosto 2018 con la quale il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione Seconda ter, ha affermato che l’Agenzia delle entrate è giuridicamente tenuta “all’espletamento della nuova procedura concorsuale” da prevedere “per soli esami”, escluso quel riferimento ai titoli che nell’ottica dell’amministrazione avrebbe dovuto premiare gli incaricati rispetto a coloro i quali accedono dall’esterno ed agli interni privi di incarichi di funzioni dirigenziali, così premiando coloro i quali sono stati incaricati delle posizioni organizzative variamente denominate, letteralmente inventate di volta in volta per aggirare la pronuncia della Corte costituzionale.<br />
Nuovi ricorsi in vista, dunque, al cui esito i direttori dell’Agenzia non pagheranno mai di persona. A pagare sarà ancora lo Stato soprattutto con l’inefficienza in un settore, quello dell’amministrazione tributaria, che avrebbe dovuto essere oggetto di speciale cura in un Paese serio, rispettoso delle leggi e dei diritti dei cittadini, di quelli a reddito fisso, dipendenti e pensionati, che sono coloro i quali pagano le imposte statali e le addizionali regionali, cioè reggono lo Stato, e vengono sistematicamente beffati, qualunque sia il colore dei partiti al governo.<br />
Da queste vicende la CONFEDIR DIRSTAT, in persona del suo Segretario generale aggiunto, Dottor Pietro Paolo Boiano, ha tratto lo spunto per invitare il direttore dell’Agenzia delle entrate, Antonino Maggiore, un Generale della Guardia di Finanza dal quale ci si attendeva maggiore attenzione per la Costituzione, le leggi e la Corte costituzionale, a “chiudere definitivamente un circolo vizioso che dura ormai da troppo tempo ed ha fatto male sia alla massima Agenzia fiscale, come a tanti suoi collaboratori”. Aggiungendo che “nel marasma che regna negli uffici diventa poi proibitivo contrastare efficacemente il diffuso fenomeno della evasione fiscale che richiede un massiccio impiego di risorse umane e finanziarie”. Per concludere che “il nuovo corso, detto del cambiamento, si auspica che faccia del riassetto della dirigenza pubblica una questione di legalità. Basta precludere ogni varco di accesso alla dirigenza diverso dal concorso e il problema è risolto”.</p>
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