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	<title>Gli italianiDemocrazia all&#8217;italiana: vietato  votare &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Democrazia all&#8217;italiana: vietato  votare</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 10:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/democrazia-allitaliana-vietato-votare/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p>D Che cosa é la democrazia? Volendo andare all’essenza dell’argomento e tralasciando dotte disquisizioni teoriche, si puó dire che la democrazia (etimologicamente “governo del popolo”) é il sistema di governo che si basa sulla espressione della volontá popolare e sulla sua rappresentanza nelle sedi a ció preposte. É perció evidente che il fondamento, il vero, unico fondamento della democrazia é il voto popolare, liberamente espresso. Naturalmente, anche la democrazia ha le sue regole e, fra queste, quelle che disciplinano tempi, modi e, talora, condizioni per l’espressione del voto popolare. Regole – naturalmente – che possono variare da paese a paese,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>D</strong></p>



<p>Che cosa é la democrazia? Volendo andare all’essenza dell’argomento e
tralasciando dotte disquisizioni teoriche, si puó dire che la democrazia
(etimologicamente “governo del popolo”) é il sistema di governo che si basa
sulla espressione della <strong><em>volontá popolare</em></strong> e sulla sua <strong><em>rappresentanza</em></strong>
nelle sedi a ció preposte. É perció evidente che il fondamento, il vero, unico
fondamento della democrazia é il voto popolare, liberamente espresso. </p>



<p>Naturalmente, anche la democrazia ha le sue regole e, fra queste, quelle
che disciplinano tempi, modi e, talora, condizioni per l’espressione del voto
popolare. Regole – naturalmente – che possono variare da paese a paese, e che
sono scandite dalla prassi delle assemblee elettive.</p>



<p>In Italia, per esempio, é prassi piú o meno consolidata che, fino a
quando il parlamento riesca ad esprimere una maggioranza d’aula che assicuri la
fiducia ad una compagine governativa, il Capo dello Stato non eserciti il potere
di scioglimento anticipato delle Camere, anche in presenza di indizi che
farebbero pensare a un nuovo orientamento del corpo elettorale. </p>



<p>É a quella prassi che si é rifatto Mattarella, consentendo la nascita di
un esecutivo – il governo Conte 2 – che chiaramente non poteva contare sul
sostegno del corpo elettorale: e non solo per gli unanimi rilevamenti delle
intenzioni di voto, ma anche per la manifestazione della volontá popolare che andava
emergendo in tutte le consultazioni di carattere regionale. A modestissimo
parere del sottoscritto, in quella occasione il Capo dello Stato ha sbagliato,
perché avrebbe dovuto far prevalere quella che gli studiosi chiamano
“Costituzione sostanziale”, e cioé <em>«l’insieme
dei principi e dei valori di un ordinamento che non sono espressamente
enunciati in costituzione, ma che si possono desumere in via interpretativa da
una conoscenza complessiva del sistema giuridico ad opera della giurisprudenza»</em>.
Va da sé che il primissimo elemento di questa Costituzione sostanziale é il fondamento
stesso della democrazia, e cioé il rispetto della volontá popolare.</p>



<p>E infatti, fin dai primi vagíti della nostra Costituzione, il professor
Costantino Mortati – uno fra i massimi costituzionalisti italiani –&nbsp; cosí argomentava un suo famoso “lodo”: <em>«Compito del Presidente della Repubblica è
quello di accertare la concordanza tra corpo elettorale e parlamentare. Assolve
a tale ruolo attraverso l’impiego dell’istituto dello scioglimento anticipato,
quando vi siano elementi tali da renderlo necessario o anche solo opportuno in
termini di gravi disarmonie fra attività degli eletti e sentimento del popolo.»</em></p>



<p>Nel caso in specie, non v’é dubbio che le “gravi disarmonie” vi fossero
(e continuino ad esservi). Peraltro, la maggioranza “giallo-rossa” che si
apprestava a sostenere il governo Conte 2 nasceva – per unanime ammissione dei
suoi promotori – al solo scopo di evitare il ricorso ad elezioni che avrebbero
visto la vittoria dello schieramento avverso. Il governo Conte 2, dunque, era
dichiaratamente un <em>escamotage</em> per contraddire,
anzi per combattere la volontá popolare. Aggiungo che – sempre per ammissione
dei suoi promotori – fra i punti programmatici del nuovo esecutivo ve n’erano
alcuni che erano in stridente contrasto con il “comune sentire” del corpo
elettorale: penso alla riapertura dei porti alle ONG, o alla revoca dei decreti
sicurezza.</p>



<p>Il Presidente della Repubblica é stato peró di parere diverso, e non
resta che prenderne atto.</p>



<p>Ma, appurato che non si vuole consentire all’elettorato nazionale di
esprimere la propria volontá, veniamo al secondo capitolo di questa telenovela.
Orbene, tra le principali preoccupazioni della maggioranza anti-elezioni, v’é
stata súbito quella di varare una nuova legge elettorale con cui tentare di
limitare gli effetti della vittoria degli avversari nelle consultazioni che,
prima o poi, dovranno pur esserci. E, siccome da tutti i sondaggi emerge che il
centro-destra dovrebbe fare man bassa in tutti i collegi maggioritari, allora
gli strateghi del centro-sinistra si apprestano a presentare in parlamento una
controriforma che cancelli i collegi maggioritari e restauri il sistema
proporzionale; incuranti del fatto che non moltissimi anni fa una consultazione
referendaria aveva sancito inequivocabilmente la volontá popolare in favore del
maggioritario.</p>



<p>Contromossa del centro-destra: una richiesta di referendum per abolire
la residua quota proporzionale e varare quindi un sistema maggioritario puro,
come nei paesi anglosassoni. Ma – spiazzando tutti – ecco che l’altro giorno la
Corte Costituzionale ha sorprendentemente bocciato la richiesta di referendum,
con la giustificazione che il quesito sarebbe stato “eccessivamente
manipolativo”. Anche qui mi permetto di dissentire. Ma quale manipolativo&#8230; il
quesito era netto, preciso e inequivocabile: il popolo, impossibilitato a
votare perché cosí si vuole nei palazzi, avrebbe dovuto potersi esprimere
almeno sul “come” votare quando ció gli sará consentito. E, invece, no. Non si
vota per il parlamento, e non si vota neanche per il sistema elettorale.</p>



<p>Ed ecco il terzo scenario. Dovendo decidere su una richiesta di
autorizzazione a processare Salvini per il caso della nave “Gregoretti”, i
grillini hanno fatto sapere di voler votare in favore dell’autorizzazione a
procedere: incuranti del fatto che ció che oggi qualche magistrato rimprovera
all’ex ministro degli Interni é un comportamento assunto quando i Cinque Stelle
erano al governo insieme alla Lega e quando perció condividevano la politica
dei porti chiusi. Poi peró, accortisi che un tale comportamento da perecottari
avrebbe potuto avere conseguente devastanti alle imminenti elezioni regionali
in Emilia-Romagna e in Calabria, hanno fatto parzialmente macchina indietro:
confermato il comportamento da perecottari, ma senza farlo sapere agli elettori
prima delle elezioni regionali. Poi, “passata la festa e gabbato lo santo”,
sarebbero stati lieti di votare per il processo a Salvini. L’importante era
rimandare le votazioni a dopo il 26 gennaio, data dell’appuntamento elettorale.</p>



<p>Se nonché, l’assenza di un paio di grillini in Commissione ha fatto
fallire il disegno, e la temuta votazione é stata confermata per la data
inizialmente prevista: il 20 gennaio, sei giorni prima delle elezioni. </p>



<p>Affannosa corsa per tentare di far saltare tutto, ma questa volta ci si
é messa di mezzo la Presidente del Senato, che nella “conferenza dei
capigruppo” ha votato per confermare la decisione giá presa. Apriti cielo:
sembra che l’abitudine di non fare votare nessuno debba valere anche per la
Presidente del Senato, messa sulla graticola e accusata di partigianeria per
avere – piú che legittimamente – espresso un voto.</p>



<p>Siamo alla farsa: non soltanto il popolo non puó dire da chi vuole
essere governato, non soltanto non puó nemmeno dire come vuole votare. Ma
adesso sembra che non sia ammesso neanche un voto “interno”, burocratico,
amministrativo. Il loro modello di democrazia é ormai chiaro: non é ammesso
nulla che possa mettere in pericolo il perpetuarsi di questa strana maggioranza
giallo-rossa.</p>



<p>Intanto, il Presidente del Consiglio, Giuseppi II, mette le mani avanti:
il voto del 26 gennaio é un voto amministrativo, che riguarda solo
Emilia-Romagna e Calabria, e che non pregiudica le sorti del governo. In altre
parole: succeda quel che succeda, gli italiani devono scordarsi di votare. Chiaro,
no?</p>
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