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	<title>Gli italiani&#8220;Democrazia, il problema&#8221; di Alain de Benoist &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>&#8220;Democrazia, il problema&#8221; di Alain de Benoist</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2015 15:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina_mira</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/democrazia-il-problema-di-alain-de-benoist/"><img width="360" height="255" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/debenoist.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/debenoist.jpg 360w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/debenoist-300x213.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/debenoist-90x64.jpg 90w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p><hr /><p>Nel saggio &#8220;Democrazia, il problema&#8221; (100 pp., casa editrice Arnaud) Alain de Benoist ripercorre con maestria e capacità di sintesi il percorso della democrazia, riuscendo a darne una definizione puntuale e, soprattutto, a fugare i luoghi comuni di cui vivono le attuali &#8220;poliarchie elettive&#8221;. Tornare al senso originario, adattarlo all&#8217;attualità, renderlo scevro da aporie teoriche e contraddizioni utilitaristiche.  Riassumiamo di seguito 7 teorie sulla democrazia di Alain de Benoist: 1. &#8220;Giacché tutti al giorno d&#8217;oggi pretendono di essere democratici, le definizioni che si danno alla democrazia sono necessariamente contraddittorie. L&#8217;approccio etimologico è deludente&#8221;. Teoria tanto semplice quanto sorprendentemente vera: nella storia&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel saggio &#8220;Democrazia, il problema&#8221; (100 pp., casa editrice Arnaud) Alain de Benoist ripercorre con maestria e capacità di sintesi il percorso della democrazia, riuscendo a darne una definizione puntuale e, soprattutto, a fugare i luoghi comuni di cui vivono le attuali &#8220;poliarchie elettive&#8221;. Tornare al senso originario, adattarlo all&#8217;attualità, renderlo scevro da aporie teoriche e contraddizioni utilitaristiche.  Riassumiamo di seguito <strong>7 teorie sulla democrazia</strong> di Alain de Benoist:</p>
<p><strong>1.</strong> &#8220;<strong>Giacché tutti al giorno d&#8217;oggi pretendono di essere democratici, le definizioni che si danno alla democrazia sono necessariamente contraddittorie</strong>. L&#8217;approccio etimologico è deludente&#8221;. Teoria tanto semplice quanto sorprendentemente vera: nella storia si sono definite col termine &#8220;democrazia&#8221; realtà agli antipodi; come scriveva ironicamente Julien Freund: &#8220;Dire di essere democratici, non significa più un bel niente, dal momento che si può esserlo in maniera contraddittoria, tanto al modo degli americani o degli inglesi quanto a quello dei comunisti dei paesi dell&#8217;est, dei congolesi o dei cubani&#8221;. Dimostrato che tentare di trovare un contenuto comune ad una parola che spesso e volentieri fa da asso-piglia-tutto, l&#8217;approccio corretto è quello storico. Si torna all&#8217;analisi della prima nobile democrazia occidentale, quella greca, e dei suoi elementi fondanti: <em>isonomia</em> (uguaglianza di fronte alla legge), <em>isotimia</em> (eguale diritto di accedere alle funzioni pubbliche) e <em>isegoria</em> (libertà d&#8217;espressione).</p>
<p><strong>2. Liberalismo e democrazia non sono sinonimi</strong>. &#8220;La democrazia è una <em>crazia</em>, cioè una forma di potere pubblico, mentre il liberalismo è un&#8217;ideologia di limitazione di qualsiasi potere politico&#8221;. La democrazia nella sua declinazione attuale, quella liberale, equivale ad una delega di sovranità che già Rousseau vide come un&#8217;abdicazione del popolo, un&#8217;esautorazione fatta da quest&#8217;ultimo ai suoi stessi danni. &#8220;In un regime di vera sovranità popolare, il candidato eletto ha il compito di esprimere la volontà del popolo e della nazione; non la incarna&#8221;.</p>
<p><strong>3. </strong>Competenza generica e competenza specifica sono due nozioni distinte; dalla confusione di queste nascono le tecnocrazie, lo spauracchio dei nostri giorni nonché il modo migliore (si fa per dire) di aggirare il necessitato <em>placet</em> popolare. Per l&#8217;autore <strong>il potere di una qualsiasi tecnocrazia si oppone intrinsecamente a qualsiasi sovranità popolare</strong>.</p>
<p><strong>4.</strong> Un altro grande problema è la logica sottostante il diritto di voto; non, come viene inteso oggi, cioè un diritto che spetta a tutti in quanto dotati d&#8217;un preteso inalienabile diritto della &#8220;persona umana&#8221; (un neo-umanesimo molto di convenienza), ma ai cittadini, perché appartenenti ad una stessa comunità nazionale e popolare. <strong>Non: &#8220;Un uomo, un voto&#8221;, ma &#8220;Un cittadino, un voto&#8221;</strong>.</p>
<p><strong>5.</strong> <strong>Mai confondere il pluralismo delle opinioni, dei partiti, legittimo in democrazia, con il pluralismo dei valori, o peggio delle morali</strong>. Il <em>limes</em>, il confine è valicato quando si va contro il bene comune. Che il lettore decida autonomamente se il moltiplicarsi delle &#8220;morali&#8221; ha già iniziato da tempo a danneggiare tutti o meno.</p>
<p><strong>6.</strong> Il massimo della democrazia non coincide concettualmente né fattualmente con il &#8220;massimo della libertà&#8221; o con il &#8220;massimo dell&#8217;uguaglianza&#8221;, ma con il &#8220;massimo della <strong>partecipazione</strong>&#8220;. Interessante anche un&#8217;osservazione etimologica dell&#8217;autore francese che condividiamo qui anche data la difficoltà di reperire il libro in questione: &#8220;In greco come in latino, anche la libertà procede dall&#8217;origine. [&#8230;] Così pure in germanico, la parentela dei termini <em>frei</em>, libero, e <em>Freund</em>, amico, testimonia che all&#8217;origine la libertà sanziona una mutua appartenenza. [&#8230;] <strong>Il senso originario della parola <em>libertà</em> non evoca affatto una <em>liberazione</em> nel senso di emancipazione nei confronti di una data collettività, ma al contrario sottolinea un&#8217;<em>appartenenza</em>, la quale appunto conferisce la libertà</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>7.</strong> La democrazia è il potere del popolo. <strong>Laddove non vi è un popolo, ma una semplice pluralità di atomi sociali individuali, non può dunque esservi democrazia</strong>. &#8220;Ogni sistema politico la cui messa in opera comporta la disgregazione o l&#8217;appiattimento delle diversificazioni dei popoli, o anche l&#8217;impoverimento della coscienza popolare nel senso di una coscienza di appartenenza a quell&#8217;entità organica che è il popolo, dev&#8217;essere considerato un sistema non democratico&#8221;.</p>
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