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	<title>Gli italianiDi Maio e il fuoco amico &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Di Maio e il fuoco amico &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Di Maio e il fuoco amico</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 11:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/di-maio-e-il-fuoco-amico/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>D Si è dimesso Luigi Di Maio, da Capo politico del Movimento 5 Stelle, con un discorso, preparato da un mese, come ha tenuto a precisare, fatto soprattutto di accuse nei confronti di chi, all’interno del Movimento, avrebbe sabotato la sua azione politica. Insomma, tutta colpa del “fuoco amico”, senza riconoscere errori nella sua azione politica e di governo. Giovanissimo Vice Presidente della Camera avrebbe avuto la possibilità sfruttare quello straordinario osservatorio per acquisire una conoscenza della politica e della gestione del governo che gli avrebbe assicurato una marcia in più in un ambiente politico privo di esperienze di amministrazione&#8230;</p>
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>D</strong></p>



<p>Si è dimesso Luigi Di Maio, da Capo
politico del Movimento 5 Stelle, con un discorso, preparato da un mese, come ha
tenuto a precisare, fatto soprattutto di accuse nei confronti di chi,
all’interno del Movimento, avrebbe sabotato la sua azione politica. Insomma,
tutta colpa del “fuoco amico”, senza riconoscere errori nella sua azione
politica e di governo. Giovanissimo Vice Presidente della Camera avrebbe avuto
la possibilità sfruttare quello straordinario osservatorio per acquisire una conoscenza
della politica e della gestione del governo che gli avrebbe assicurato una
marcia in più in un ambiente politico privo di esperienze di amministrazione
della cosa pubblica e spesso di cultura <em>tout court</em>.</p>



<p>Invece non ha imparato, non ha avuto l’umiltà
che è fondamentale per imparare. E così, giunto al governo non solo ha voluto
il ruolo di Vice Presidente del Consiglio, che gli spettava di diritto in
quanto leader di una delle due componenti dell’Esecutivo, ma ha preteso e
ottenuto due ministeri di grande importanza e di straordinario impegno, il
lavoro e le attività produttive, ciascuno dei quali, nelle attuali condizioni
di carenza di lavoro e di crisi aziendali di grandi proporzioni e di rilevante
impatto sull’economia, farebbero tremare le vene ai polsi di politici con
maggiore anzianità di servizio. Non Luigi Di Maio, che non conosce limiti, che
ritiene basti avere qualche opinione, anche solo generica, per realizzare gli
obiettivi dell’azione di governo. Trascurando che sono pur sempre obiettivi
politici, spesso interferenti con la competenza di altri ministeri. Si pensi solo
all’ILVA, un’impresa che fornisce acciaio ad una vasta gamma di attività produttive,
talune, le principali, ricadenti in altro comparto della Pubblica
Amministrazione, come nel caso delle infrastrutture. Di fronte ad una crisi generalizzata
della richiesta di acciaio, lo Stato avrebbe potuto rispondere con un grande
piano di opere infrastrutturali in un Paese che ne è gravemente carente, in
particolare nel settore ferroviario, al Sud e nelle isole, ferrovie fondamentali
per sviluppare le rispettive economie.</p>



<p>Preso dalla sua volontà di fare,
incurante degli effetti di alcune misure, alimentate solo da demagogia e da
quella invidia sociale che muove da sempre il popolo minuto, giustamente
indignato dalle gravi trascuratezze della politica, ha preteso misure di
contenimento delle pensioni alterando un principio fondamentale di giustizia,
che impone sia mantenuta la promessa fatta a chi, in costanza di servizio, ha
versato i contributi previsti, trascurando che nella gestione finanziaria dello
Stato è riservata al fisco la ricerca delle risorse necessarie per finalità di
giustizia distributiva nell’ambito di una società complessa.</p>



<p>In questa bulimia del potere Di Maio,
confermandosi frettoloso ed uomo di pochi studi, ha affidato a parole ed a
slogan rappresentativi del nulla la ricerca del successo, senza preoccuparsi
delle plurime sconfitte elettorali e del forte malcontento che hanno provocato
tra deputati e senatori i quali, in costanza della regola del limite del
secondo mandato, preoccupati dal calo dei consensi e degli effetti della
riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari, hanno visto
sempre più difficile continuare una esperienza politica alla quale hanno
affidato forse le uniche aspettative di guadagno possibili per persone
mediamente di scarsa professionalità, il più delle volte senza alcune
esperienza lavorativa. Questi, più di lui attenti agli umori dei territori,
hanno presto manifestato aperto dissenso rispetto ad una gestione verticistica
del potere ed a politiche pubbliche capaci di scontentare i più.</p>



<p>Di Maio, convinto di aver “sconfitto
la povertà” e di aver accontentato parte significativa del suo elettorato con
il “reddito di cittadinanza”, pur percependo il diffondersi di crisi aziendali
difficili da governare, è andato avanti senza remore, senza ripensamenti, forse
sperando nella memoria corta degli italiani. Ma di fronte al crollo dei consensi
e nella ragionevole prospettiva di ulteriori sconfitte, a breve, in
Emilia-Romagna ed in Calabria, che il <em>Partito Democratico</em> certamente attribuirà,
almeno in parte, all’alleato che gli ha fatto mancare voti presentando una
lista ed un proprio candidato presidente, ha deciso di ritirarsi. Non lo aveva
fatto nessun capo alla vigilia di una battaglia. Ma Di Maio non è un capo,
nessuno lo ha eletto. È stato imposto dal capocomico di turno. I capi hanno altra
stoffa, hanno soprattutto un carisma naturale. Lui si è illuso, soprattutto lo
hanno illuso quelli della corte magica, quelli del “come sei bravo, come sei
bello”, presenti sempre accanto ai detentori del potere. Gli amici che sono, in
realtà, i peggiori nemici, quelli che lo allontanano dalla realtà e dagli amici
autentici.</p>



<p>Se ne va, dunque, Luigi Di Maio e si
toglie la cravatta in un finale gesto di sfida ai suoi ed a quanti avevano
apprezzato il look “ministeriale” che, fin dall’inizio, lo aveva
caratterizzato. Non è servito, sembra dire in questo finale gesto di
ribellione, quasi a mostrare il petto al “fuoco amico”. Che se c’è stato lo ha alimentato
lui stesso con i suoi tanti errori, frutto di ignoranza e di arroganza. Errori
che si è rifiutato di riconoscere. È il limite dell’uomo. La sua modesta
dimensione umana e politica.</p>
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