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	<title>Gli italianiDitemi anche che sono antico, ma io sono contrario a Facebook &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Ditemi anche che sono antico, ma io sono contrario a Facebook</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2016 13:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/ditemi-anche-antico-contrario-facebook/"><img width="295" height="243" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci.jpg 295w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci-78x64.jpg 78w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p><hr /><p>“Okay, mi dice un caro amico, fra poco leggerai il tutto su facebook”. Dispiace deluderti, gli rispondo, ma io non sono fra quanti si servono di questo sistema. Allora, gli epiteti contro di me si susseguono a ritmo serrato: antico, anacronistico, fuori del tempo, surreale, incredibile, vecchio. Ecco, debbo essere sincero: quest’ultimo è l’aggettivo che mi dà più dolore. Non perché io non lo sia, ma perché il dito che entra nella piaga fa male. Attenzione, però: il fatto che io non mi serva di facebook non mi fa sentir male oppure cadente. Anzi, ne vado orgoglioso, perché trovo che&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Okay, mi dice un caro amico, fra poco leggerai il tutto su facebook”. Dispiace deluderti, gli rispondo, ma io non sono fra quanti si servono di questo sistema. Allora, gli epiteti contro di me si susseguono a ritmo serrato: antico, anacronistico, fuori del tempo, surreale, incredibile, vecchio. Ecco, debbo essere sincero: quest’ultimo è l’aggettivo che mi dà più dolore. Non perché io non lo sia, ma perché il dito che entra nella piaga fa male. Attenzione, però: il fatto che io non mi serva di facebook non mi fa sentir male oppure cadente. Anzi, ne vado orgoglioso, perché trovo che fra le tante scoperte tecnologiche questa abbia una caratteristica: è male educata. Allora, fatemi difendere prima di tutto il nostro mestiere o, se preferite, la nostra professione: il giornalismo che io pratico dal lontanissimo 1956. Giova facebook al lavoro che facciamo? Assolutamente no. Cerco di spiegarmi in modo semplice. Quando, più giovane, mi interessavo di politica (nel senso che scrivevo sul Corriere della Sera di politica appunto), ero spesso e volentieri a caccia di notizie e di interviste. Se si voleva parlare con un ministro, un sottosegretario o un deputato, ci si metteva in contatto con lui o con la sua segreteria, si fissava un appuntamento e si andava al dunque. Addirittura senza registratore, ma soltanto servendosi di penna e taccuino. Si doveva stare attenti a prendere appunti, perché se poi nell’articolo c’era qualche imprecisione arrivava puntuale la smentita o la precisazione. Dunque, il giornalista era il vero tramite fra il Palazzo e l’opinione pubblica. Nel senso che se un senatore o un onorevole voleva far conoscere il proprio pensiero, si doveva “servire” (passatemi il verbo) di un giornalista che magari lui stimava. O magari riceveva dopo aver parlato con il direttore di quella testata.</p>
<p>Ed oggi? E’ tutto cambiato. Le tecnologie hanno stravolto il nostro lavoro. Non dico che lo hanno penalizzato, no. Ma rivoluzionato si. Ora, con il computer posso scrivere da qualsiasi parte io mi trovi. Una volta, bisognava telefonare, chiamare gli stenografi, dettare etc,etc. Assai più complicato. Fin qui tutto bene. Ma quando si arriva a facebook, la situazione cambia. Ora, una mattina il premier si alza (lo fa spesso e volentieri), apre il suo pc e scrive quanto ha in testa. Insomma, raggiunge l’opinione pubblica direttamente senza l’”aiuto” di quanti hanno voluto intraprendere la nostra carriera. Siamo ridimensionati? Non c’è dubbio e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Infatti, non ci sono più le “stelle” nel nostro lavoro. I Montanelli, gli Ottone, i Cavallari, i Ronchey, i Corradi, le Fallaci, i Roghi, i Brera. Sono svaniti. Il lettore non è più attratto dalle firme. Divi magari sono altri, perché la Tv è diventata una meravigliosa cassa di risonanza.</p>
<p>Ma non è solo questo l’aspetto che mi fa essere contro facebook. E’ il colpo di grazia alla privacy che mi lascia perplesso. Ormai, si sa tutto di tutti e magari si fa a gara per far conoscere a destra e a manca quel che si è fatto o quel che non si è fatto. La nostra vita quotidiana è sotto la lente di ingrandimento di un numero infinito di persone. Tante, troppe. C’è un via vai continuo di indiscrezioni e di pettegolezzi che a volte mi fanno star male. Sono antico, superato, anacronistico, vecchio o quel che altro volete? Okay, sono così, ma non ho voglia di cambiare. Se debbo scambiare quattro chiacchiere al computer con mio figlio non desidero che il mio pensiero venga messo in piazza. O se un giovane vuol sussurrare “ti amo” alla propria ragazza, glielo dica in un orecchio. Altrimenti farà il giro del mondo. Se ho torto, consideratemi una persona d’altri tempi. Non me la prendo.</p>
<p>BRUNO TUCCI</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/ditemi-anche-antico-contrario-facebook/"><img width="295" height="243" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci.jpg 295w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/Bruno-Tucci-78x64.jpg 78w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p>]]></content:encoded>
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