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	<title>Gli italianiDonne in guerra per la libertà &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Donne in guerra per la libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 09:41:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/donne-guerra-la-liberta/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>È nota la vulgata, diffusa a piene mani nel dopoguerra, secondo la quale la guerra di liberazione sarebbe stata monopolio delle Sinistre e, in particolare, del Partito Comunista Italiano. Rossella Pace, PhD in Storia dell’Europa presso l’Università di Roma “La Sapienza” e Segretario Generale dell’Istituto storico per il pensiero liberale internazionale, che aveva già sfatato questa lettura della storia nel suo precedente saggio “La resistenza liberale nelle memorie di Cristina Casana”, torna sul tema con un nuovo libro di estremo interesse (“Partigiane liberali”, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2020, pp. 263, € 16,00). Il saggio sviluppa con grande autorevolezza una lettura rigorosa&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È nota la vulgata, diffusa a piene mani nel dopoguerra, secondo la quale la guerra di liberazione sarebbe stata monopolio delle Sinistre e, in particolare, del Partito Comunista Italiano. Rossella Pace, PhD in <em>Storia dell’Europa</em> presso l’Università di Roma “La Sapienza” e Segretario Generale dell’<em>Istituto storico per il pensiero liberale internazionale</em>, che aveva già sfatato questa lettura della storia nel suo precedente saggio “La resistenza liberale nelle memorie di Cristina Casana”, torna sul tema con un nuovo libro di estremo interesse (“Partigiane liberali”, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2020, pp. 263, € 16,00). Il saggio sviluppa con grande autorevolezza una lettura rigorosa della ricca documentazione messa a disposizione, in particolare, dalle famiglie Filograna – Minoletti e Sogno, con speciale riferimento alle testimonianze del diario di Virginia Minoletti Quarello del periodo 1940-1944, utile a squarciare il velo del silenzio, voluto dal P.C.I., sulla presenza di cattolici, liberali e monarchici, impegnati nelle città e sulle montagne per combattere il tedesco invasore.</p>
<p style="text-align: justify;">L’introduzione si apre con le parole di Eugenio Artom, dirigente liberale di primo piano, impegnato nella Resistenza ed attivo nel partito anche nel dopoguerra, per il quale quell’esperienza “non è stato un movimento univoco, compatto: è stata la risultante di un complesso di componenti, diverse nei propri motivi e nelle loro mete ultime, che pur dell’unità dell’azione hanno conservato la loro autonomia”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Partigiane liberali” si diffonde, dunque, su vicende della guerra di liberazione, solitamente trascurate dalla prevalente storiografia, per rimuovere quella <em>conventio ad excludendum </em>che ha minimizzato, quando non integralmente trascurato, l’apporto della componente liberale alla lotta di liberazione e, in questo ambito, fa emergere il ruolo che in quella drammatica stagione hanno avuto le donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricorda il libro come la presenza dei liberali sia stata espressione di quella parte dell’opinione pubblica, più legata alla tradizione della classe politica che potremmo definire giolittiana, nei cui salotti si sono formati molti dei giovani che s’impegneranno nella lotta di liberazione e nel confronto politico del primo dopoguerra. Non a caso, infatti, è dal Piemonte e dalla Liguria, dalle aree culturali che si erano alimentate alla passione politica del Risorgimento e al culto delle istituzioni della libertà, da Cavour a Giolitti, che muovono i primi patrioti liberali. Da ambienti dove si leggevano le opere di Benedetto Croce e Luigi Einaudi, campioni della libertà senza aggettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Attivi già nel 1942, fortemente critici nei confronti della decisione di entrare in guerra a fianco della Germania insieme ai gruppi monarchici legati ad Edgardo Sogno, il leggendario Comandante Franchi, dall’Organizzazione da lui fondata e diretta, all’indomani dell’8 settembre 1943 prendono le armi e si uniscono ai reparti sbandati del Regio Esercito ad ex prigionieri di guerra, fuorusciti ed ex condannati politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto a Roma si incontrano Manlio Brosio, Leone Cattani, in contatto con Croce ed Einaudi, e il colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo responsabile della resistenza militare nella Capitale. Tradito, fu catturato e portato nella prigione della Gestapo di via Tasso insieme al maggiore dei Carabinieri Ugo De Carolis. Torturati, finiranno trucidati alle fosse Ardeatine dopo l’attentato di via Rasella.</p>
<p style="text-align: justify;">Rossella Pace ricostruisce, sul filo delle preziose testimonianze acquisite, l’organizzazione della resistenza dei liberali, non solo di idee ma di partito, in particolare delle donne il cui ruolo è stato troppo spesso confinato in funzioni di portaordini e staffette, vivandiere e infermiere.</p>
<p style="text-align: justify;">In guerra, inizialmente senza armi, “ricorrendo ad azioni che rientrassero nell’ambito dell’attività femminile consolidata”, ricorda l’Autrice, queste donne sono impegnate in ruoli diversi, a volte poco appariscenti ma di straordinaria utilità, come nei momenti più duri dei rastrellamenti, come dimostrano le 19 medaglie d’oro al valor militare. Molte avrebbero conosciuto il carcere e le torture, la deportazione in Germania, altre vennero fucilate o impiccate. Oltre 1000 caddero in combattimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Le donne, di qualunque parte politica, dovettero anche lottare contro i pregiudizi che non cessarono neppure a guerra finita, quando “in tanti cortei per le vie cittadine alle donne partigiane arrivò l’ordine di non sfilare, oppure di farlo solo come crocerossine”.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilevante, in particolare, l’apporto femminile nella costituzione e nella gestione delle reti informative, di approvvigionamento e trasporto di armi e di vettovaglie necessarie ai reparti combattenti nei quali operavano padri, mariti, figli, nipoti. Rossella Pace aveva già messo in risalto nel suo precedente saggio l’importanza delle reti, cioè di quella straordinaria e capillare organizzazione presente in tutto il Nord ma che arrivava fino a Roma e nella quale le donne avevano un ruolo decisivo. ”Grazie al funzionamento di questa rete &#8211; scrive &#8211; le notizie da Milano arrivavano a Genova e poi a Torino e viceversa”. Non solo, ma svolgevano anche attività di spionaggio, che raggiungerà livelli di eccellenza con l’Organizzazione Franchi, composta quasi esclusivamente da liberali e monarchici. Questo consentì anche il controllo dei territori, evitando spesso che i tedeschi in fuga distruggessero ponti, strade, impianti di comunicazioni telegrafiche e telefoniche, infrastrutture di vitale importanza, una ricchezza del Paese che andava preservata in vista del dopoguerra e del ritorno alla vita democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia le donne liberali, ricorda l’Autrice, hanno trovato difficoltà nel loro impegno, soprattutto da parte delle comuniste, prevalentemente operaie e quindi diffidenti nei confronti delle aristocratiche e delle borghesi. A dimostrazione che la guerra al nazifascismo ha avuto i caratteri di guerra civile e scontro di classe, del proletariato contro il padronato, e che avrebbe pesato moltissimo nel corso della guerra e dopo, nella memoria storica. Come se non si volesse ammettere che dei “Signori”, in quanto esponenti della classe dirigente, lottassero per la libertà contro il Fascismo e il tedesco invasore, essendo fedeli al potere legittimo rappresentato dal Re a Brindisi. Uno scontro esasperato anche in funzione delle prospettive che ogni partito riservava a sè in vista del dopoguerra e della definizione della “questione istituzionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Prezioso per questa rilettura di pagine fondamentali della resistenza politica e militare, il libro ci conduce all’interno delle famiglie aristocratiche e altoborghesi a Torino (Cristina e Costanza Casana) e a Genova (Virginia Minoletti Quarello ed Maria Eugenia Burlando, per fare un esempio che l’A. ricorda spesso), con collegamenti a Milano (Giuliana Banzoni, Nina Ruffini, Mimmina Brichetto Arnaboldi) e Roma (Lavinia Taverna), reti personali e politiche che attuavano collegamenti con esponenti dei partiti e delle bande partigiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Finisce la guerra ed esplodono le profonde divisioni ideologiche che non potevano non essere occasione di contrapposizioni radicali, in particolare da parte dell’ala marxista dei combattenti nell’ambito della quale, per affermare la propria supremazia, erano stati commessi episodi di violenza nei confronti di formazioni partigiane autonome e di singoli esponenti 2scomodi” dei reparti combattenti, delitti dei quali venivano accusati i fascisti, come narrato anche da Giampaolo Pansa, per tali motivi tacciato di “revisionismo”.</p>
<p style="text-align: justify;">La componente liberale, ricorda il libro, nonostante l’autorevolezza di Croce e di Einaudi e le solide basi culturali e ideologiche collegate al Risorgimento e all’esperienza dei governi precedenti all’avvento del Fascismo, viene squassata al suo interno da polemiche e divisioni, che fin dall’indomani del 25 aprile “avrebbero dimostrato in seguito &#8211; scrive Rossella Pace  &#8211; la idiosincrasia dei liberali a essere ‘partito’”.</p>
<p style="text-align: justify;">Importante l’opera di Rossella Pace che scava tra le testimonianze, in precedenza non conosciute, dei protagonisti di un pezzo di storia italiana che ancora viene rievocata a fini di contrapposizione politica, allo scopo di mantenere viva una divisione che si è fortemente attenuata nei cuori e nelle menti di quanti si trovarono su opposte trincee, ognuno convinto che quella fosse la scelta giusta. Oggi alimentata da chi in quegli anni neppure era nato.</p>
<p style="text-align: justify;">Una osservazione finale sull’apporto delle donne alla guerra di liberazione, cogliendo spunti di riflessione offerti dal del libro. Tanto nella prima quanto nella seconda guerra mondiale il ruolo rivestito dalle donne è valso a favorire la loro emancipazione e l’affermazione di una loro nuova presenza nella società. Negli anni 1915-1918, perché sostituirono gli uomini nella conduzione dei campi, nelle officine e nelle industrie, nei servizi (abbiamo tutti visto le foto di donne alla guida di un tram) e nelle attività professionali, conquistando una generale credibilità che, a guerra finita, fu riconosciuta solo parzialmente.</p>
<p style="text-align: justify;">L’impegno nella sostituzione degli uomini in guerra c’è stato anche nella guerra 1940-1945. In più, in questa occasione, le donne hanno svolto quell’impegno nella lotta di liberazione, che Rossella Pace ha tanto concorso a valorizzare, e che ha contribuito ad assicurare loro un ruolo politico significativo nella nuova Italia, avviato con il riconoscimento del diritto di voto concesso con il decreto legislativo luogotenenziale 1° febbraio 1945, n. 23.</p>
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