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	<title>Gli italianiDonne, vita e libertà. Il sacrificio di Mohammad &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Donne, vita e libertà. Il sacrificio di Mohammad</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 15:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/donne-vita-liberta-sacrificio-mohammad/"><img width="651" height="362" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran.jpg 651w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran-300x167.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran-640x356.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran-96x53.jpg 96w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /></a></p><hr /><p>Qualche mese fa, precisamente il 16 settembre 2022, una ragazza iraniana di nome Mahsa Amini spirò sul letto del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Kasra, dove era arrivata due giorni prima in stato di morte cerebrale. Causa del decesso: percosse da parte della polizia iraniana. Era infatti stata fermata e arrestata il 13 dicembre poiché non indossava correttamente l’hijab e lasciava intravedere una ciocca di capelli. Naturalmente, nonostante fosse evidente che la morte della giovane fosse causata dalle botte ricevute, i medici e la polizia lo negarono e dichiararono che il decesso avvenne a causa di un infarto, scatenando&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa, precisamente il 16 settembre 2022, una ragazza iraniana di nome Mahsa Amini spirò sul letto del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Kasra, dove era arrivata due giorni prima in stato di morte cerebrale. Causa del decesso: percosse da parte della polizia iraniana. Era infatti stata fermata e arrestata il 13 dicembre poiché non indossava correttamente l’hijab e lasciava intravedere una ciocca di capelli. Naturalmente, nonostante fosse evidente che la morte della giovane fosse causata dalle botte ricevute, i medici e la polizia lo negarono e dichiararono che il decesso avvenne a causa di un infarto, scatenando la rabbia dei giovani iraniani, stanchi di subire soprusi di questo genere e di dover chinare il capo per obbedire a leggi religiose eccessivamente bigotte e coercitive. Questa rabbia si riversò nelle piazze e, il 26 ottobre (nel 40esimo giorno dalla morte di Mahsa che in Iran segna la fine del lutto), centomila persone si riunirono intorno alla tomba della giovane 22enne. Da quel momento fino ad ora (e tutt’ora), le manifestazioni sono all’ordine del giorno, gli scontri sempre più violenti, gli arresti sempre più numerosi. Dopo poco tempo sono arrivati anche i primi morti per protesta (i quali, secondo i dati di RaiNews24 aggiornati al 29 dicembre, ammontano a 508 di cui 69 bambini) e, come se non bastasse, anche le condanne a morte. A livello internazionale sono arrivati biasimi e disapprovazione nei confronti della violenza della polizia e la durezza dei capi di Stato iraniani. Anche l’Italia ha alzato la voce con Tajani, il ministro degli esteri, soprattutto dopo il caso particolare di Alessia Piperno. Purtroppo però, ci si limita a condannare formalmente. E intanto il popolo iraniano continua da solo a combattere per la propria libertà, per le pari opportunità, per una giustizia sociale decantata e osannata da troppe lingue che, di fronte alla rivoluzione che sta montando, ora tacciono. Poche agenzie o piccole realtà, come i giornalisti di Radio Radicale, stanno seguendo assiduamente gli svolgimenti, tentando di dar risonanza ai gesti simbolici, eroici di queste persone. Ci si chiede quando potrà finire questa carneficina. Alcuni, tra i pochi giornalisti che si occupano del caso, credono che questa giungerà al termine (auspicando una fine vittoriosa e prossima, al fine di evitare un secondo “novembre di sangue”) solo quando i lavoratori si uniranno alla rivolta e la polizia cesserà di eseguire gli ordini e di opporre resistenza ai manifestanti. Nel frattempo, il popolo iraniano compie diversi gesti spettacolari e significativi e, tra questi, ci sono le dichiarazioni della sorella di Khameini, Badri Hossein Khameini, che rinnega il fratello e esprime vicinanza alle donne e alle madri in lutto; il gesto di Elnaz Rekabi, sportiva iraniana che ha gareggiato senza velo; così ha fatto anche la campionessa di scacchi che, al mondiale in Kazakistan, ha sostenuto le sfide senza indossare il velo. I loro nomi risuonano insieme a quelli di tutte le vittime e dei giustiziati. Sono tasselli, mattoni che si aggiungono faticosamente, coraggiosamente ed umilmente alle fondamenta per la costruzione del nuovo Iran, contro il vecchio che però attende ancora di essere abbattuto.</p>
<p>Poco fa, il 26 dicembre 2022, a questi nomi se n’è aggiunto un altro: Mohammad Moradi. Studente di Storia presso l’Università di Lione, in Francia, all’età di 38 anni questo ragazzo iraniano sposato, decide di compiere un atto estremo, un altissimo sacrificio, gettandosi tra le acque del fiume Rodano e donando la propria vita alla causa dei manifestanti iraniani suoi compatrioti. Prima di compiere il gesto estremo ha caricato un video sul suo profilo instagram in cui spiegava le ragioni del gesto apparentemente insensato visto che, almeno per quel poco che si può dedurre, pare vivesse una vita alquanto serena. Tuttavia, come ha dichiarato Timothee Amini (iraniano della comunità locale a Lione), “il suo cuore batteva per l’Iran, non poteva più sopportare il regime” e i soprusi, le violenze, le morti turbavano troppo il suo animo e, probabilmente, lui stesso di fronte a questo macabro spettacolo si sentiva impotente. “Sarò morto ma sono felice perché ho scelto questa strada senza alcuno stress. Non sono triste. Ho deciso di farlo per mostrare a tutti che noi iraniani abbiamo bisogno di aiuto”, così egli stesso spiegava la sua decisione. Di fatto un’azione del genere suscita subito sgomento, curiosità e forse anche un po’ di indignazione. In fondo, perché dover arrivare a togliersi la vita, sia pure per una nobile causa? Insomma, potrebbe esserci la possibilità che questo individuo sia stato un po’ un fanatico o che non abbia del tutto ragionato fino in fondo sull’azione che stava compiendo. Queste supposizioni potrebbero essere anche sensate e legittime, ma con sé portano il sigillo del pensiero occidentale: un pensiero drogato di saccenza, abituato a una libertà che non apprezza e che spesso tenta di tramutare in licenza, di un vile ed egoistico attaccamento all’autoconservazione piuttosto che ai valori eterni. Secondo questa logica sicuramente non possiamo comprendere un gesto come quello compiuto da Mohammad, tant’è vero che un giornale come il Corriere della Sera non gli ha dedicato nemmeno un titoletto in prima pagina. Se ci si sofferma però su quanto accaduto, se si tenta di sviscerare le motivazioni profonde di un agire tanto audace, non si può non rimanere al contempo affascinati e costernati. Esplorando l’unico canale accessibile per conoscere quel poco che può trasparire della sua persona (ovvero il suo profilo instagram), ci si rende subito conto che Mohammad era tutto meno che un fanatico: studioso, amante della scrittura, dell’arte e della storia, condivideva sulla piattaforma le sue personali riflessioni su eventi, opere e argomenti. Scorrendo tra i contenuti da lui condivisi, si può toccare con mano la sua semplicità e al contempo la sua autenticità, così come il suo amore per la libertà che definiva “come un miracolo”. Con Mohammad si è spenta una risorsa, con lui è stato offerto un autentico sacrificio di cui siamo tutti un po’ responsabili. È per questo che non deve rimanere vano, è per questo che si deve scrivere di lui e si deve raccontare la sua storia. Tra la sua gente è già conosciuto, infatti sotto il video d’addio (che lui prega di condividere, al grido di Donna, Vita e Libertà) i commenti da Iran e medio oriente sono molteplici e tra questi si notano anche quelli di attivisti come Hossein Ronaghi e Justina, rapper iraniana. Tuttavia il suo obiettivo era un altro: attirare l’attenzione nostra e dei nostri governi. Lui il suo l’ha fatto e già questo dovrebbe farci riflettere più approfonditamente riguardo ciò che avviene lontano da noi. Per il resto, il compito di dare risonanza al suo sacrificio tocca a noi.</p>
<p>Nella conclusione di questo articolo, voglio riportare alcuni commenti scritti da parte della sua gente. Perdonerete una traduzione non del tutto corretta. Hossein Ronaghi: “Caro Mohammad, non so cosa dire della decisione presa da un uomo onorevole come te. È una situazione difficile. Vorrei che tu possa sapere che la testimonianza e la vita di persone onorevoli come te sarebbero fondamentali per l’Iran e per tutti noi. Sono profondamente rattristato nel vedere questo video e, nel vederlo, ho condiviso il tuo dolore con tutto il cuore. Dovresti sapere che la tua presenza e la tua permanenza sarebbero state fondamentali per noi e per l’Iran”; @arman_asad: “Non farlo fratello, l’Iran ha bisogno dei suoi cari”; @farshadmottaghi.official: “In un Paese sicuro (la Francia), in pace assoluta, in salute mentale e fisica, ha sacrificato la sua cara vita per l’Iran. Che il suo nome sia eterno.”; @the_nimazzz: “Mohammad ti sei annegato per liberarci, cosa dire? Sei annegato nei nostri cuori e sarai eterno per sempre”.</p>
<p>Raffaele M.A. Pergolizzi</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/donne-vita-liberta-sacrificio-mohammad/"><img width="651" height="362" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran.jpg 651w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran-300x167.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran-640x356.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2023/01/iran-96x53.jpg 96w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /></a></p>]]></content:encoded>
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