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	<title>Gli italianiDopo trent&#8217;anni riapre al Foro Romano la Cappella Sistina d&#8217;Oriente &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2016 06:37:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Santa Maria Antiqua]]></category>
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<p align="JUSTIFY">Riapre al pubblico dopo più di trent’anni Santa Maria Antiqua, situata all’interno del complesso del Foro romano. Proprio davanti alla maestosa miscellanea di epoche diverse che è il Tempio di Antonino e Faustina, unito a San Lorenzo in Miranda, appare una chiesa tra le più affascinanti. Santa Maria Antiqua riesce a rappresentare lo spirito dei Fori imperiali (il fascino complesso e tutto romano di un monumento che ha vissuto epoche diverse) e a differenziarsi totalmente dall’aria che vi si respira. In questo periodo dell’anno i Fori sono di una bellezza mozzafiato, la fortunata natura italiana in ciò aiuta non poco. Il sole accarezza la pelle accompagnato da una leggera e piacevolissima brezza, mentre lo sguardo trova il suo stupito riposo nell’osservare la flora locale: papaveri, bottoni d’oro, un ciuffo di bocche di leone dalle dimensioni sorprendenti, e soprattutto l’aroma dolcissimo dei glicini, il fiore primaverile di Roma per eccellenza. Saranno un migliaio di papaveri a punteggiare di rosso aranciato il cuore della città (espressione non casuale, dato che ai Fori è presente il cosiddetto Mundus, considerato appunto il centro di Roma, nonché il punto di collegamento tra inferi e mondo dei vivi). Non appena si entra nella chiesa di Santa Maria Antiqua, questa atmosfera di idilliaco paradiso terrestre muta. Varcando un’ampia porta a vetri è difficile trattenere i brividi: una musica sacra posta ad hoc si diffonde dalla pietra come un antico lamento, e la stessa pietra trasmette un freddo umido inatteso rispetto al clima esterno. I sensi del visitatore sono dunque allertati, e proiettati in un’atmosfera mistica. Questa volta anche il Comune ha fatto un buon lavoro in tal senso, grazie a delle installazioni luminose che spiegano al turista (in italiano e in inglese) le iscrizioni e le pitture rupestri altrimenti oscure ai più. Sorprende quanto abbiano fatto un ottimo lavoro, a testimonianza che forse non c’è da lamentarsi di tutto, a Roma. Che, forse, disorganizzazione e bellezza sono due elementi italiani che possono convivere, o che comunque, di fatto, convivono. Santa Maria Antiqua è un frammento di cultura artistica tardo antica d’interesse fondamentale per Roma, tanto da essere menzionata nei libri di itinerari fin dall’VIII secolo. Per moltissimi anni se n’era perduta ogni traccia. Nell’area esisteva in effetti una chiesa del XIII secolo, visibile nel suo aspetto seicentesco, Santa Maria Liberatrice. Siamo a gennaio del 1900 quando Giacomo Boni, all’epoca direttore del Foro, inizia la demolizione controllata dell’edificio, convinto che sotto si celino le spoglie dell’antica chiesa. Il suo convincimento si basava su un acquerello contenuto nei diari di Francesco Valesio nel 1702, secondo il quale c’era stata la scoperta casuale in quell’area di un grande abside affrescato che per alcuni giorni aveva costituito la meraviglia di Roma. Boni trovò quasi subito l’Oratorio detto dei Quaranta Martiri, ampliamento a valle voluto da Caligola della Domus Tiberiana, e scoprì la chiesa perduta in breve tempo, quasi Roma non vedesse l’ora di risputarla fuori. Santa Maria Antiqua è un monumento nascosto, eppure ha un ruolo cardine. E’ lo snodo tra diverse dimensioni, ponte tra Palatino e Foro Romano, tra Foro al tempo dei Cesari e Foro medievale, e soprattutto tra Roma e Bisanzio. Il suo più grande fascino è infatti il suo essere una pietra preziosa di cultura greco-bizantina incastonata nel cuore della Roma antica. Dopo la crisi iconoclasta del 726, in Oriente è stato distrutto quasi tutto ciò che fosse un’immagine sacra; per cui Santa Maria Antiqua è un ulteriore paradosso, un unicuum mondiale. Le sue pareti con più e più strati di affreschi appartenenti ad epoche diverse sono testimoni del mutamento di una città complessa, ma anche dell’importanza della tradizione nella scelta dei luoghi sacri. Non è un caso se questo locus mistico è denominato Cappella Sistina d’Oriente. Se ne consiglia vivamente la visita.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/dopo-trentanni-riapre-al-foro-romano-la-cappella-sistina-doriente/"><img width="2448" height="3264" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/antiqua3-e1460442947205.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/antiqua3-e1460442947205.jpg 2448w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/antiqua3-e1460442947205-225x300.jpg 225w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/antiqua3-e1460442947205-768x1024.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/antiqua3-e1460442947205-1020x1360.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/antiqua3-e1460442947205-640x853.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/antiqua3-e1460442947205-48x64.jpg 48w" sizes="(max-width: 2448px) 100vw, 2448px" /></a></p>]]></content:encoded>
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