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	<title>Gli italianiIl dramma degli esuli, vittime di Tito e dei comunisti italiani. I viaggi del &#8220;Toscana&#8221; e il treno della vergogna &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Nov 2019 07:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I viaggi del “Toscana” erano iniziati il 3 febbraio del ’47. Alle 8.30 di quella mattina il piroscafo messo a disposizione dal governo italiano, che legherà per sempre il suo nome al grande esodo di Pola, partiva con il suo primo dolente carico umano di 1865 profughi diretto verso Venezia.</p>
<p>Il secondo convoglio partì il 7 febbraio con 2085 persone, ancora alla volta di Venezia: dalla città di San Marco gli esuli venivano smistati su vagoni predisposti per essere agganciati in fondo ai treni che avrebbero raggiunto le diverse città d’Italia cui erano destinati.</p>
<p>L’altro porto d’approdo, rispetto a Venezia, fu quello di Ancona: è qui che giunse il quarto convoglio di profughi, quello che, nei dieci viaggi del Toscana con quasi 20.000 profughi trasportati, ebbe la storia più incredibile e tormentata.</p>
<p>Sarebbe dovuto partire la sera del sabato 15 febbraio. Tra il mattino e la sera aveva imbarcato, in tre scaglioni differenti, 2156 esuli, divisi per zone d’arrivo nell’Italia del nord, del centro e del sud: già la sera prima erano state caricate le casse e le masserizie, mentre per ultimi arrivarono i bagagli portati a bordo da sei autocarri che li avevano prelevati dai punti di raccolta.</p>
<p>Ma quando il piroscafo aveva ormai chiuso i portelli ed era sul punto di salpare, venne improvvisamente fermato:  sulla riva si accese un’improvvisa e strana concitazione, poliziotti e militari salirono a bordo ed iniziarono una minuziosa perquisizione della nave e soprattutto delle sue stive. Non parlarono e non dissero il perché: gli esuli lo seppero dopo, e fu meglio così.</p>
<p>Un infiltrato yugoslavo, agente dell’Ozna, aveva introdotto a bordo del Toscana due valigie piene di esplosivo che sarebbero scoppiate con la nave già lontana, in mezzo all’Adriatico e l’avrebbero fatta affondare: la versione di copertura era già pronta… Si sarebbe detto che aveva preso una delle tante mine ancora vaganti in mare dopo la guerra: sarebbe stata una seconda strage di Vergarolla, ancor più pesante…</p>
<p>Scongiurato il pericolo, il Toscana potè salpare il mattino seguente e nel pomeriggio raggiunse Ancona. Così raccontò dell’arrivo Lino Vivoda: “ Sul molo era schierata una lunga fila di soldati per trattenere la folla che numerosa stava convogliando al porto. Ma non tutti erano venuti per salutare i fratelli dell’altra sponda e porgere la loro solidarietà: molti alzavano i pugni chiusi nel saluto comunista in risposta al saluto della nave, agitando le mani aperte o sventolando i tricolori, che molti esuli avevano portato da Pola al collo a modo di sciarpa. Si capì allora che i soldati non erano lì soltanto per rendere un qualche onore ma anche per proteggere i profughi dagli esagitati attivisti comunisti”.</p>
<p>Alla sera nelle osterie del porto si verificarono risse e tafferugli tra ex partigiani esuli di Pola col tricolore al collo e comunisti anconetani che li accusavano di essere fascisti in fuga.</p>
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<tbody>
<tr>
<td>D’altronde, questo scriveva all’epoca <em>“ L’Unità</em>”, giornale del PCI: «Ancora si parla di &#8220;profughi&#8221;&#8216;: altre le persone, altri i termini del dramma. Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall&#8217;alito di libertà che precedeva o coincideva con l&#8217;avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.» (<em>L&#8217;Unità</em>, 30 novembre 1946).</p>
<p>Il giorno seguente, dopo ore di attesa estenuante, smistati sui vagoni ferroviari adibiti al trasporto merci, finalmente il treno si mosse da Ancona iniziando un lungo viaggio attraverso l’Italia coperta di neve. Era freddo e quel treno era una specie di presepe semovente, dove ci si scaldava con il fiato e si dormiva fianco a fianco sulla paglia. Passò un’altra notte e verso il mezzogiorno del martedì, dopo 14 ore di lentissimo percorso, il treno arrivò all’ingresso della stazione di Bologna.</p>
<p>“Fioi, adesso se magna” disse qualcuno e la battuta circolò in un attimo tra i profughi stanchi e affamati del treno: e così doveva essere perché la Croce Rossa e la POA (Pontificia Opera di Assistenza) intendevano distribuire un pasto caldo per loro, un po’ di latte ed acqua per gente che non mangiava e beveva da due giorni.</p>
<p>Improvvisamente dei colpi, urla e fischi.  Il treno venne preso a sassate da uomini che sventolavano la bandiera rossa  con la falce e martello, altri lanciarono pomodori, altri ancora buttarono  a terra il pane e le pentole col cibo caldo. Il latte per i bambini fu disperso sulle rotaie, l’acqua fu rovesciata e portata via. Intanto un altoparlante gracchiava: “Non vogliamo il treno dei fascisti”. “Via il treno o c’è lo sciopero generale e paralizzeremo lo scalo e il traffico fino a Roma”, “Via i fascisti da Bologna”…</p>
<p>Il treno ripartì e fu fatto proseguire fino a Parma. Lì potè fermarsi ed attendere che arrivasse con autocarri quanto era rimasto di ciò che a Bologna avrebbe dovuto essere distribuito.</p>
<p>“Chissa dove finirà il treno dei fascisti” scrisse sull’<em>Unità</em> Tommaso Giglio (che diverrà poi direttore dell’<em>Europeo </em>ndr), autore in quei giorni di ignobili reportage che svilivano, offendevano e tentavano di negare l’esodo. L’API , Associazione Partigiani Italiani di Pola, gli rispose così sulle pagine dell’”<em>Arena di Pola</em>”, giornale ormai stampato in esilio: “Al compagno Giglio due sole parole schiette all’istriana vogliamo dire: fai schifo!”</p>
<p>L’episodio, infame, di Bologna è ricordato come quello del “treno dei fascisti” o “ treno della vergogna”. Ma furono tanti in realtà i treni della vergogna.</p>
<p>Un fatto simile accadde alla Stazione centrale di Milano, dove i comunisti insultarono, sputacchiarono e colpirono con schiaffi i profughi istriani.</p>
<p>Claudio Bronzin, anch’egli esule da Pola, raccontò del suo viaggio su un altro treno proveniente da Mestre. “Era prassi fermare i “treni dei fascisti”. Il tutto succedeva spesso, quando cioè i colleghi, ovviamente comunisti, delle stazioni precedenti a Bologna avvertivano i ferrovieri di Bologna che stava per arrivare un treno con una o più carrozze con profughi giuliani: allora scattava l&#8217;infame blocco! Io sono partito con la motonave Pola e diretto a Trieste. (…) Da qui si ripartiva in treno. Sulla carrozza avevano messo un cartello che ci distingueva dalle altre del treno. Ecco quindi che (…) con una semplice telefonata via linee interne delle ferrovie, venivano avvertiti i ferrovieri bolognesi e poteva scattare la contestazione”.</p>
<p>Nel sessantesimo dell’esodo da Pola, nel 2007, il Comune di Bologna ha ritenuto di porre, in luogo ben nascosto e lontano dal traffico, in coda al binario 1 della Stazione Centrale, una lapide che avrebbe dovuto rendere giustizia agli esuli per il torto subito.</p>
<p>Ma tutto vi si legge tranne l’unica parola che avrebbe un senso, le scuse. Questo il testo: “Nel corso del 1947 da questa stazione passarono i convogli che portavano in Italia gli esuli istriani, fiumani e dalmati: italiani costretti ad abbandonare i loro luoghi dalla violenza del  regime nazional-comunista yugoslavo e a pagare, vittime innocenti, il peso e la conseguenza della guerra di aggressione intrapresa dal fascismo. Bologna seppe passare rapidamente da un atteggiamento di iniziale incomprensione a un’accoglienza che è nelle sue tradizioni, molti di quegli esuli facendo suoi cittadini”.</p>
<p>Un monumento all’ipocrisia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/dramma-degli-esuli-vittime-tito-dei-comunisti-italiani-viaggi-del-toscana-treno-della-vergogna/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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