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	<title>Gli italianidi FABRIZIO BIANCO &#8211; Presidenzialismo, Repubblica e democrazia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>di FABRIZIO BIANCO &#8211; Presidenzialismo, Repubblica e democrazia</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 10:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/fabrizio-bianco-presidenzialismo-repubblica-democrazia/"></a></p><hr /><p>Repubblica e democrazia sono due istituzioni a cui oggi, a torto o a ragione, sembra non si possa fare a meno. Spesso si parla di repubbliche democratiche, ma a rigor di termini, quanto queste due istituzioni sono veramente sovrapponibili? La Repubblica, quella che Platone definiva Politeìa, viene per la prima volta istituita a Roma nel 509 a.C.  con l’insurrezione e la cacciata dell’ultimo re etrusco, Tarquinio il “superbo”, settimo re di Roma se non si considera nel calcolo il re sabino Tito Tazio che per un certo periodo aveva regnato in coabitazione con Romolo, primo re e fondatore di Roma&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Repubblica e democrazia sono due istituzioni a cui oggi, a torto o a ragione, sembra non si possa fare a meno. Spesso si parla di repubbliche democratiche, ma a rigor di termini, quanto queste due istituzioni sono veramente sovrapponibili?</p>
<p>La Repubblica, quella che Platone definiva Politeìa, viene per la prima volta istituita a Roma nel 509 a.C.  con l’insurrezione e la cacciata dell’ultimo re etrusco, Tarquinio il “superbo”, settimo re di Roma se non si considera nel calcolo il re sabino Tito Tazio che per un certo periodo aveva regnato in coabitazione con Romolo, primo re e fondatore di Roma nel 753 a.C.</p>
<p>Con la caduta della monarchia e la nascita nel 509 a.C. della Repubblica, dal latino <em>Res Publica</em>, ossia la “Cosa Pubblica”, diventa presto famosa anche la dicitura e iscrizione “S.P.Q.R.”, <em>Senatus Popolusque Romanus</em>, ossia, Senato e Popolo Romano.</p>
<p>La Democrazia, dal greco <em>Demos</em>, ossia “Popolo”, e <em>Kratos</em>, ossia “Potere”, nella sua accezione classica nasce ad Atene sempre nel VI secolo a.C., ma per essa non possiamo indicare una data singola; si è piuttosto trattato di un processo che ha visto, in ordine cronologico e quali maggiori contribuenti al suo stesso sviluppo, esponenti come Solone prima e Clìstene poi. Con quest’ultimo siamo tra il 508 e il 507 a.C.. Ma forse per una forma più compita di democrazia bisogna attendere Pericle nel V secolo a. C..</p>
<p>La <em>Res Publica</em> racchiude in sé un significato che non dà troppo adito a interpretazioni. Se la “Cosa” è “Pubblica”, allora appartiene a tutti, e per tutti s’intende ogni singolo individuo che come tale deve poter avere voce in capitolo, essere rappresentato e salvaguardato. Quindi il “potere” di una Repubblica deve intendersi detenuto proprio dai “singoli cittadini”, i quali eleggono dei rappresentanti affinché questi legiferino per loro conto osservando e rispettando i vincoli di una Costituzione, quest’ultima posta in essere al fine di tutelare e proteggere i diritti inalienabili di ogni singolo individuo dalla volontà di una maggioranza.</p>
<p>Il concetto di “Cosa Pubblica” non si esaurisce in quanto detto. Tutto ciò che si può considerare essenziale a un “popolo”, è da ritenersi strategico all’esistenza stessa di quel popolo. Pertanto, ogni bene e settore strategico deve essere una “Cosa Pubblica”, di tutti i singoli individui appartenenti a quel “popolo”. Tale concetto allargato a tutti i popoli diventa un concetto chiave per tutta l’umanità, per il singolo individuo e per la sua stessa esistenza in condizioni di vera libertà</p>
<p>Il termine Democrazia, dal greco <em>Demos</em>, ossia “Popolo”, e <em>Kratos</em>, ossia “Potere”, è alquanto esplicito, volendo significare che il potere appartiene al popolo. Quindi, nell’accezione più pura di Democrazia, il “potere” deve intendersi detenuto dal “popolo nel suo complesso”. Con ciò non si vuole assolutamente intendere un’oclocrazia, forma alquanto degenerata della democrazia in cui il potere sarebbe detenuto dalla massa quasi indistinta, ma semplicemente il fatto che in una democrazia pura, la maggioranza che ne esce dal voto popolare avrebbe il potere illimitato di legiferare, e le garanzie a protezione del singolo individuo appartenente a una minoranza risulterebbero essere ben poche di fronte alla volontà della maggioranza stessa. Vale a dire che la maggioranza potrebbe governare ignorando o senza salvaguardare certi diritti.</p>
<p>Qualsiasi forma di Stato e di governo si volesse oggi immaginare, fosse anche ibrida, concepita attingendo da entrambe queste istituzioni, Repubblica e Democrazia, non potrebbe non tener conto dei contenuti appena descritti.</p>
<p>Una possibile forma di Stato e di governo potrebbe essere quella che sappia sintetizzare i più alti valori di entrambe le due istituzioni menzionate, generando una Repubblica definibile semi presidenziale ma al contempo fondata anche sul cosiddetto “Premierato”. Si tratterebbe di dividere e bilanciare compiti e poteri al fine di rendere possibili certi equilibri.</p>
<p>Andrebbe abbandonato il bicameralismo perfetto, assegnando ruoli differenti alle due Camere del Parlamento, quella del Senato e quella dei deputati, i cui membri verrebbero eletti direttamente dai cittadini, i quali nelle stesse elezioni voterebbero sia il Presidente della Repubblica che il <em>Premier.</em></p>
<p>Una volta eletto direttamente dal popolo, il Presidente della Repubblica, oltre che il capo dello Stato e il garante della Costituzione, sarebbe il capo della Difesa e della politica estera, quindi il capo di una parte dell’esecutivo, con i Ministri degli Esteri e della Difesa da lui stesso nominati, e riferirebbe in Senato.</p>
<p>Una volta eletto direttamente dal popolo, il <em>Premier</em> sarebbe il capo di gran parte dell’esecutivo, composto da tutti i ministri ad eccezioni di quelli di Esteri e Difesa, e riferirebbe in Camera dei Deputati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella fattispecie si potrebbe ipotizzare un Parlamento composto da due camere principali e da una di supporto, Senato, Camera dei Deputati e Camera delle Categorie Produttive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al Senato, eletto direttamente dal popolo con turno unico e con sistema assolutamente proporzionale senza alcuno sbarramento all’entrata, potrebbero essere conferiti quei giusti poteri al fine di poter assolvere a specifici compiti e funzioni come quello di votare o meno la fiducia alla linea di governo del Presidente della Repubblica e a tutte le sue proposte e decisioni in materia di politica estera e di difesa; quello di vigilare e di garantire il rispetto della Costituzione; quello di funzionare da organo o corpo elettorale per il Consiglio Superiore della Magistratura, la Corte Costituzionale, la Corte dei Conti e Corte di Cassazione; non ultimo, quello di funzionare in qualsiasi momento da Camera Costituente, con la facoltà di apportare modifiche alla legge elettorale, alla forma di Stato e di governo e alla Costituzione stessa, dietro approvazione della sua stessa maggioranza. Qualsiasi modifica entrerebbe però in vigore e avrebbe decorrenza di validità solo a partire dalla legislatura successiva, onde evitare modifiche concepite ad <em>hoc</em> per ostacolare l’operato del <em>Premier</em> e del suo governo che riferirebbero invece in Camera dei Deputati e in Camera delle Categorie Produttive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Camera dei Deputati, eletta direttamente dal popolo con sistema elettorale proporzionale ma con doppio turno, dal quale uscirebbero i nomi del Premier eletto e dei Ministri della squadra di governo, e con cui si conferirebbe un premio di maggioranza alla sola forza o coalizione politica vincente, avrebbe il compito di votare o meno la fiducia al Premier e al suo esecutivo composto dai Ministri di tutti i dicasteri, dall’economia alle finanze, dallo sviluppo economico alle infrastrutture, dall’interno alla giustizia, dalla sanità all’istruzione, dai beni culturali al turismo, tranne quelli di esteri e di difesa, di competenza dei ministri del Presidente della Repubblica. In un tale contesto il <em>Premier</em> si potrebbe definire come il capo del governo “interno”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Camera delle Categorie Produttive, costituita dai membri rappresentativi delle singole categorie produttive autonome e indipendenti, eletti direttamente dagli individui appartenenti alla loro stessa categoria produttiva, potrebbe assolvere, parallelamente alla Camera dei Deputati a quella funzione di concertazione corale, presentando le proprie proposte e ponendo o meno la fiducia al governo, limitatamente su questioni economiche inerenti soprattutto a lavoro, formazione e infrastrutture. Nella Camera delle Categorie Produttive il governo potrebbe esporre le sue intenzioni e le sue manovre in concertazione con le categorie produttive nella loro coralità, necessitando del consenso della maggioranza dei membri di questa camera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Governo della Repubblica qui ipotizzato sarebbe perciò costituito sia da un Presidente della Repubblica che, a capo di una parte dell’esecutivo, riferirebbe in Senato per qualsiasi approvazione in materia di politica estera e di difesa, e da  un <em>Premier</em>, capo del resto del Governo che con i tutti i ministri, eccetto quelli di Esteri e Difesa, riferirebbe in Camera dei Deputati per qualsiasi proposta o decisione da approvare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Presidente della Repubblica, capo dello Stato e garante della Costituzione, sarebbe eletto direttamente dal popolo,  eventualmente anche tramite secondo turno elettorale se necessario, e presiederebbe il Consiglio Superiore della Magistratura, di cui lo stesso Senato ne sarebbe il corpo elettorale,</p>
<p>Il Presidente della Repubblica, capo delle forze armate, sarebbe inoltre il capo di parte del potere esecutivo, quello riguardante politica estera e difesa, e in tal merito riferirebbe in Senato, il quale sarebbe chiamato ad approvare o meno qualsiasi proposta o decisione del Presidente e del suo esecutivo composto dai Ministri di Esteri e Difesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Premier, capo di gran parte dell’esecutivo, sarebbe eletto direttamente dal popolo col sistema proporzionale a doppio turno previsto per l’ottenimento di un premio di maggioranza per la forza o coalizione politica più votata dal popolo nell’elezione della stessa Camera dei Deputati, dove il Premier sarebbe chiamato a riferire e a rispondere per ogni approvazione delle proprie decisioni prese insieme al governo che presiede.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In sede elettorale, insieme al candidato Premier e al candidato Presidente della Repubblica, dovrebbe essere indicata anche la lista dei Ministri collegati, affinché l’intero Governo candidato da ognuna delle diverse forze o coalizioni politiche possa essere eletto direttamente dal popolo contestualmente al rinnovo del Senato e della Camera dei Deputati; si eviterebbe così qualsiasi pressione esterna post elettorale per la nomina dei ministri.</p>
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