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	<title>Gli italianiIl fallimento e il pericolo democratico della politica figlia del web. Roma insegna &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il fallimento e il pericolo democratico della politica figlia del web. Roma insegna</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2017 17:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/fallimento-pericolo-democratico-della-politica-figlia-del-web-roma-insegna/"><img width="285" height="177" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet.png 285w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet-96x60.png 96w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" /></a></p><hr /><p>E’ un inveterato e stucchevole luogo comune nazionalpopolare (e alquanto “nazionalmasochista” direi…) (s)parlarci vicendevolmente addosso senza ritegno, sbandierando ai quattro venti l’atavica e inveterata arretratezza italica. E molto spesso, come sosteneva un illustre uomo politico oggi scomparso, pur commettendo peccato, nel fare queste autoflagellanti considerazioni ci si azzecca sempre. Tuttavia, a saper leggere attentamente tra le righe degli odierni, confusi avvenimenti di cronaca politica, occorre riconoscere che la nostra cara Italia, sovente, non solo si rivela capacissima di mantenersi perfettamente al passo coi tempi, ma anzi, spesso s’incarica pure di anticiparli. E di molto. Fu all’ombra delle Alpi, infatti, che&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ un inveterato e stucchevole luogo comune nazionalpopolare (e alquanto “nazionalmasochista” direi…) (s)parlarci vicendevolmente addosso senza ritegno, sbandierando ai quattro venti l’atavica e inveterata arretratezza italica. E molto spesso, come sosteneva un illustre uomo politico oggi scomparso, pur commettendo peccato, nel fare queste autoflagellanti considerazioni ci si azzecca sempre. Tuttavia, a saper leggere attentamente tra le righe degli odierni, confusi avvenimenti di cronaca politica, occorre riconoscere che la nostra cara Italia, sovente, non solo si rivela capacissima di mantenersi perfettamente al passo coi tempi, ma anzi, spesso s’incarica pure di anticiparli. E di molto. Fu all’ombra delle Alpi, infatti, che sul finire del secolo scorso, per la prima volta in Occidente, nella stanza dei bottoni governativi esordì un grande imprenditore di successo impegnato nel campo degli affari e solo “prestato” alla politica. E soltanto oggi, vale a dire ben vent’anni dopo di noi, oltreoceano, con Donald Trump inaspettatamente planato sulla Casa Bianca, assistiamo a qualcosa di analogo. Naturalmente stiamo parlando di scenari sociopolitici, geostrategici ed economici completamente diversi e assai poco paragonabili tra loro. Tra Roma e Washington, infatti, non a caso corre un oceano fatto non solo d’acqua salata, e di questo ne siamo ben consapevoli. Tuttavia va pure riconosciuto che il fenomeno del “presidente-tycoon”, con tutte le sue originali implicazioni e singolari peculiarità, si è verificato in primo luogo sui nostri tanto “arretrati” lidi. E ancora: è di questi giorni la notizia che Mark Zuckerberg, il “boss” di Facebook, ha improvvisamente deciso &#8211; anche lui &#8211; di buttarsi in politica, scatenando il giubilo dei salotti radical-chic di mezza America, ancora tramortiti dall’asteroide Trump schiantatosi sulle loro teste. Naturalmente non sta a noi decidere se questa sarà una buona o una cattiva notizia per i cittadini stellestrisce. Comunque, vista l’imponente mole di delicatissime informazioni inerenti la vita privata di milioni di utenti, dati memorizzati negli sterminati data base a disposizione del ricchissimo magnate, ci sarebbe prima da risolvere un conflitto d’interessi grande come l’Everest. Ma anche in questo caso occorre pur sottolineare il fatto che a creare dal nulla un partito di successo avendo a disposizione esclusivamente video, tastiera e mouse, ci abbiamo pensato prima noi. O più precisamente un comico tricolore passato in men che non si dica dal varietà alle banalità (politiche). Senonché, dietro al successo del pur geniale e immaginifico Beppe Grillo, che oltre a far ridere le platee di mezza Italia non aveva mai fatto null’altro di serio, si nasconde l’autentico inventore del nuovo soggetto che sta diventando il vero protagonista del panorama politico nazionale: Gianroberto Casaleggio. Era lui infatti, e parliamo all’imperfetto visto che è scomparso di recente, il vero e indiscusso “Guru” del Movimento Cinquestelle. Uno schieramento fondato ex novo a Milano il 4 ottobre 2009 dal comico trombato (Beppe Grillo appunto) e dall’oscuro imprenditore informatico (Gianroberto Casaleggio of course). Una comunità virtuale nata sulla scia dell’esperienza del precedente movimento “Amici di Beppe Grillo”, attivo dal 2005, e delle “Liste Civiche a Cinque Stelle”, presentate per la prima volta alle elezioni amministrative del 2009. Naturalmente, considerato che se il diavolo ci apparisse nelle sue autentiche sembianze il peccato sarebbe universalmente schifato e la salvezza garantita, il Movimento pentastellato si propone all’universo mondo sventolando obbiettivi ammalianti e assai condivisibili. O almeno condivisibili da coloro dotati di un minimo di buon senso. Tanto da avere affascinato e conquistato in un fiat milioni di nostri connazionali ridotti alla canna del gas dalle scriteriate, folli scelte di politici e tecnici meritevoli dell’ergastolo. Stando a quanto sostenuto dal blog grillino, infatti, nell’ambito delle attività promosse dal movimento dovrebbero essere contemplate e poste in atto lodevoli e “profonde riflessioni sulle iniziative politiche, con l’ambizione di stimolare metodi di democrazia diretta, contrapposta alla democrazia rappresentativa, e con una forte componente antipartitocratica”. Ed è qui che casca l’asino, anzi, “il grillo” parlante. Cosa intende precisamente, infatti, il movimento pentastellato, per “democrazia diretta”, “democrazia rappresentativa” e “componente antipartitocratica”? Perché a questo punto è sui termini e sul loro autentico significato che bisogna prima di tutto intendersi, visto che a parlare non costa nulla e sono tutti buoni. Siamo davvero sicuri, insomma, che gli anonimi clic di venti-trentamila “web addicted” acquattati nel buio delle loro confortevoli stanze bastino per definire “democratici” e “opportuni” importantissimi provvedimenti che coinvolgono i destini di milioni di cittadini? E siamo sicuri che questa tanto strombazzata forma di “democrazia diretta” tutta schermi, tasti e mouse sia da preferire alla vituperata vecchia “democrazia rappresentativa”, quella tutta comizi e manifesti, pur dimostratasi tanto inadeguata a fronteggiare le emergenze che ci assillano? E che cosa significa “componente antipartitocratica”, se poi all’interno dello stesso schieramento pentastellato la musica è la stessa ascoltata da settant’anni di stonatissima orchestra partitocratica doc? Non per nulla le famose dirette streaming, dai grillini, tanto reclamizzate come il “top” della democrazia partecipata, all’insorgere delle prime difficoltà &#8211; leggi: liti furibonde e demagogia a go-go &#8211; sono state soppresse senza se e senza ma, fregandosene altamente della trasparenza. In altre parole, per quale diavolo di motivo dovremmo considerare (e certamente lo sono…) stucchevoli liti da cortile le squallide performance offerte dagli arnesi della vecchia prima e seconda repubblica e valutare “dialoghi costruttivi” le farneticanti dichiarazioni d’improvvisati capataz rivelatisi incapaci persino ad allestire un albero di Natale? Si, certo, si fa presto a dire “tutti a casa”, “tutti a lavorare” o “tutti a pulire i cessi”. Così si vince facile. Chi in cuor suo, dopo tanto sfacelo umano e sociale, non se la sentirebbe di condividere in toto questi slogan? Il fatto è che solo di slogan si tratta e tali restano. Ma poi, quando ti ritrovi a governare in prima persona e invece di cercare la quadra per la disoccupazione, l’immigrazione, il traffico, il verde e l’illuminazione ti metti a litigare in diretta streaming per decidere se sia il caso di usare i bicchieri di plastica al posto di quelli di vetro, è lì che ti rendi conto di quanto danno “aggiunto” possa provocare la disinvolta insipienza di questa banda di fanatici. A livello centrale, ma a maggior ragione a livello locale, dove i pentastellati non ne hanno azzeccata una manco per sbaglio. Discorso valido soprattutto per la capitale, dove la sprovveduta neosindachessa avventatamente messa in lizza dall’ex comico, dopo avere sbaragliato gente del calibro di Giachetti sta collezionando un flop dietro l’altro, senza tuttavia neanche mostrare un minimo d’imbarazzo. E’ stato proprio all’ombra del Colosseo infatti che Virginia Raggi e il suo movimento hanno dato e danno diuturnamente prova lampante d’incapacità, affondando uno dietro l’altro qualunque ipotesi di ripresa economica e rilancio d’immagine dell’Urbe. Il tutto applicando pervicacemente ottuse ricette pauperistiche e depressive a danno di una città già tanto duramente provata. Continuando la sindachessa capitolina a proseguire imperterrita su questa strada, tempo pochi mesi e nella capitale sarà caccia al grillino con pale e forconi. E allora si che ne vedremo delle belle…</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/fallimento-pericolo-democratico-della-politica-figlia-del-web-roma-insegna/"><img width="285" height="177" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet.png 285w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet-96x60.png 96w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" /></a></p>]]></content:encoded>
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