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	<title>Gli italianiFidel Castro è stato un dittatore, ma la sua azione, la storia di Cuba, le conquiste sociali meritano un esame più approfondito &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 15:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/fidel-castro-un-dittatore-la-sua-azione-la-storia-cuba-le-conquiste-sociali-meritano-un-esame-piu-approfondito/"><img width="457" height="341" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/castro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/castro.jpg 457w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/castro-300x224.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/castro-86x64.jpg 86w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p><hr /><p>Diciamocelo onestamente. Fidel Castro buonanima era un dittatore comunista che durante il suo lungo “regno” nell’isola caraibica di Cuba, oltre che sopprimere le libertà fondamentali dei cittadini, e vietare i culti religiosi, Natale incluso, provocò molti disastri. Ne sa qualcosa il popolo dei “balseros”, quei poveracci che sfidando le ire del mare &#8211; e gli squali! &#8211; preferirono ammassarsi a milioni su fatiscenti barchette pur di andare a conquistarsi uno straccio di libertà sulle spiagge della Florida. O tutte quelle giovani reclute ancora imberbi mandate allo sbaraglio in Angola, in Mozambico e altrove per il mondo a fungere da carne&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Diciamocelo onestamente. Fidel Castro buonanima era un dittatore comunista che durante il suo lungo “regno” nell’isola caraibica di Cuba, oltre che sopprimere le libertà fondamentali dei cittadini, e vietare i culti religiosi, Natale incluso, provocò molti disastri. Ne sa qualcosa il popolo dei “balseros”, quei poveracci che sfidando le ire del mare &#8211; e gli squali! &#8211; preferirono ammassarsi a milioni su fatiscenti barchette pur di andare a conquistarsi uno straccio di libertà sulle spiagge della Florida. O tutte quelle giovani reclute ancora imberbi mandate allo sbaraglio in Angola, in Mozambico e altrove per il mondo a fungere da carne da macello per le guerre di Breznev. Quindi dovremmo gioire per la sua scomparsa. Dovremmo, ma non lo faremo. E non lo faremo perché in fondo non siamo affatto contenti della morte del lìder màximo. Il fatto è che il primo, vero disastro a Cuba risale in verità a molto tempo prima del 1959, anno della presa del potere da parte di Castro, e precisamente fin dall’epoca del dittatore Fulgencio Batista. Uno che, per conto dei gringos del Nord, aveva trasformato quel sublime lembo di terra a due passi da Miami in un gigantesco casinò (o in un casino, scegliete voi, tanto più o meno è la stessa cosa…). E se Cuba è ancora molto povera e arretrata ciò è dovuto in parte all’insensatezza del regime che l’ha governata per oltre mezzo secolo. Una nomenklatura di sprovveduti che per compiacere Mosca aveva pure convertito l’economia nazionale alla monocultura della canna da zucchero. E in parte al famigerato “bloqueo”, l’embargo statunitense &#8211; abolito solo di recente &#8211; che, una volta esauritasi la pioggia di rubli dopo il collasso sovietico, contribuì ad affossare ancora di più la già asfittica economia isolana. Ma Cuba era ed è povera in primo luogo per la sua sconsolante penuria di risorse naturali. Niente petrolio, niente oro, niente diamanti, niente ferro, né gas, quindi niente poli siderurgici, né servizi, né terziario avanzato. Solo zucchero e tabacco. Malgrado tutto però, pur essendo priva di minerali preziosi e di asset industriali , l’isola è lungi dall’essere alla canna del gas. Lì tutti hanno casa (una casa vera: non un container come sono abituati per decenni i nostri terremotati, alluvionati e disastrati di ogni genere); tutti hanno un lavoro, tutti godono di un’istruzione obbligatoria e gratuita fino alle medie superiori e con lode fino alla laurea, tutti sono coperti da un sistema sanitario pubblico poco efficiente ma capillare, dalla metropoli al più sperduto villaggio dell’interno. Inoltre i contadini sono proprietari della terra che coltivano e ricevono dallo Stato un salario prefissato: se producono di più, spartiscono gli utili; se producono di meno, il minimo salariale non gli viene decurtato. Idem per gli operai delle poche industrie esistenti. Stabilito in consiglio di fabbrica il piano di produzione, ognuno riceve il suo, secondo la necessità e la responsabilità ricoperta. Se la produzione va oltre le previsioni, gli utili in eccesso vengono divisi equamente fra i lavoratori. Se invece va male il salario minimo è comunque garantito. E ancora, gli uomini vanno in pensione a sessant’anni, le donne a cinquantacinque, laddove gli italiani devono sgobbare fino a 67 anni gli uomini e fino a 65 le donne (e tocca pure vedere se, coi tempi che corrono, l’avranno una pensione!); tutti hanno in casa energia elettrica e acqua in abbondanza e tutti possono fare sport praticamente gratis. Tutti hanno, insomma, quel che basta a condurre un’esistenza decorosa, senza essere costretti a marcire tra la disperazione e l’inedia come sovente accade in molte plaghe dei paesi cosiddetti “liberi”. Basta dare un’occhiata a quel che avviene laddove impera il turbocapitalismo yankee o si tira la carretta con livelli di risorse analoghi a quelli cubani. O a cosa succede in paesi come lo Zimbabwe o la Corea del nord, ad esempio &#8211; che pure di risorse per vivere più che decorosamente ne avrebbero a iosa -, tiranneggiate da feroci e sanguinarie classi dirigenti marxiste-leniniste (quelle si!) della peggiore specie. Insomma, a Cuba il comunismo, pure in presenza di un’opposizione duramente repressa, è declinato a tinte, tutto sommato, soft. Il PCC, tanto per dire, non è un partito di massa: l’accesso ai suoi ranghi infatti non è per nulla coercitivo né obbligatorio. Tutt’altro: è considerato un privilegio, e per ottenerlo occorre pure il “patrocinio” di autorevoli elementi già iscritti. Potremmo addirittura parlare, più che di comunismo tout court, di una forma light di “socialismo nazionale”, tant’è vero che l’isola rigurgita di fasci. Ovunque, infatti, innumerevoli colonne e steli commemorative sfoggiano inequivocabili e ben visibili fasci littori, accompagnati dal cappello frigio. Sorprendentemente, poi, il vero mito fondante della nazione cubana non è tanto il Che, bensì l’eroe romantico José Martì, “apostolo” e martire dell’indipendenza nazionale. José Martì infatti fu un misto di D’Annunzio e di Mazzini che visse, scrisse, lottò, e morì in combattimento per le sue idee. Uno che in gioventù si era nutrito a pane e Ralph Waldo Emerson, il pensatore che influenzò anche Friedrich Nietzsche. &lt;Il terrore che spesso accompagna una riforma è rappresentato dallo scoprire che dobbiamo gettare via le nostre virtù &#8211; o ciò che abbiamo sempre considerato essere virtù &#8211; nella stessa fossa in cui abbiamo gettato i nostri vizi più grandi&gt;, amava ripetere Emerson. E, quasi sintetizzando in una frase le speranze e le attese che accompagnarono la presa del potere di Fidel e dei suoi barbudos nella grande isola caraibica, ci sovviene un estratto di un discorso del comunista romagnolo Nicolino Bombacci, colui che introdusse nello Stivale il simbolo della falcemartello, che morì accanto al duce e che come lui subì l’oltraggio di Piazzale Loreto: &lt;…Eppure giorno verrà in cui il soviet, permeandosi di spirito gerarchico, e la corporazione, di risoluta anima rivoluzionaria, s’incontreranno sopra un terreno di redenzione sociale&gt;. E forse era precisamente questo lo spirito che nutrì tanti cuori rivoluzionari all’indomani del trionfo di Fidel. E’ vero che col tempo anche quella cubana si rivelò essere una promessa tradita. E ciò dovrebbe far riflettere i più ingenui tra i suoi sostenitori. Ma non s’illudano i più oltranzisti tra i suoi detrattori. Perché, come dicevamo, se c’è povertà per le vie dell’Avana, non si è alla presenza di torme abbrutite e sfigurate dalla miseria come si possono vedere passeggiando nei sobborghi di New York, di Rio, nelle megalopoli africane o dell’Estremo, Medio e Vicino Oriente. Insomma, Cuba vive delle sue risorse, che sono poche, è vero, e non consentono certo voli pindarici, ma che permettono alla gente di vivere dignitosamente e senza indebitarsi fino al collo con il Fondo Monetario Internazionale, con la Banca Mondiale e con le società finanziarie. Ossia con tutte quelle perverse trappole ipercapitalistiche che ti fanno stare apparentemente meglio oggi ma che ti tengono incaprettato col cappio usuraio fino alla fine dei tuoi giorni. Un benessere fittizio e di facciata, scontato scaricando sui posteri un debito-monstre che getta le future generazioni alla mercé degli strozzini. In altre parole, Cuba è una nazione indiscutibilmente sovrana e il popolo cubano è fiero di essere solo in questa battaglia semplicemente perché dall’alto della sua solitudine gode di una libertà &#8211; emancipato com’è dal debito e dal signoraggio &#8211; che noi, oggi come oggi, indebitati e sotto l’incubo dello spread, ci possiamo soltanto sognare. Si tratta infatti di gente che gestisce autonomamente e in tutta libertà le sue pur scarse risorse, il suo presente e il suo futuro, anche se non si sa sino a quando potrà ancora farlo. Gli esperimenti delle “case particulares” e dei “paladares”, infatti, sono prove di una cauta politica d’apertura all’iniziativa privata nell’ambito della riformata industria turistica nazionale. Adesso all’Avana, nella stanza dei bottoni, siede l’“hermano” Raul. Cuba ora ha un capo ma di leader della caratura di Fidel non ce ne sono più. La rivoluzione è definitivamente seppellita e solo il futuro ci potrà dire se questo è un bene o un male.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Angelo Spaziano</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/fidel-castro-un-dittatore-la-sua-azione-la-storia-cuba-le-conquiste-sociali-meritano-un-esame-piu-approfondito/"><img width="457" height="341" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/castro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/castro.jpg 457w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/castro-300x224.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/castro-86x64.jpg 86w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p>]]></content:encoded>
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