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	<title>Gli italianiFoibe. Il diavolo a Pirano &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Foibe. Il diavolo a Pirano</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2019 17:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti gli amanti della musica classica, e settecentesca in particolare, conoscono il “Trillo del diavolo”, ritenuto universalmente uno dei brani più difficili (oltre che belli) per violino mai composti nella storia dell’arte delle sette note. Secondo la leggenda, Giuseppe Tartini sognò di avere il diavolo seduto accanto sul letto e di averlo sfidato a suonare con il violino “un aria bella e sopraffina”, magari soprannaturale. Il diavolo la sonò e il maestro al risveglio tradusse sul pentagramma quel che aveva udito in sogno…</p>
<p>Tartini era nato a Pirano, nell’Istria veneziana di allora e tuttora il suo monumento,  con l’archetto in mano, domina la piazza della magnifica cittadina istriana.</p>
<p>Inconfondibile  nella sua impronta veneziana, nelle sue calli, nelle sue bifore, nel suo campanile che rimodella quello di San Marco, Pirano veniva ricordata per il suo plebiscito d’italianità del 1894. Il governo austriaco aveva imposto alla città le tabelle pubbliche bilingui in italiano e croato. Non appena la prima di queste fu affissa al Palazzo del Giudizio, i piranesi scesero sulla strada e l’abbatterono a furor di popolo. Per ripristinarla gli austriaci tornarono con decine di gendarmi, duecento soldati e una nave cannoniera pronta a far fuoco se la rivolta fosse continuata.  I soldati furono bombardati dai tetti con tegole, comignoli, pietre finchè il podestà convinse i popolani a fermarsi per evitare un bagno di sangue. Allora serrarono la città, case e negozi,  nessuno circolò più per le strade e ad ogni finestra e balcone misero a pendere un drappo nero in segno di lutto.</p>
<p>L’ultimo censimento di Pirano, prima di essere ceduta alla Jugoslavia testimoniava una presenza del 98% di italiani e del 2% di slavi. Oggi gli italiani sono meno del 10% e Pirano e  la vicina Portorose sono diventate le perle del “litorale sloveno”.</p>
<p>Pirano subì drammaticamente le stragi e l’esodo ed in questa città, in particolare, furono i comunisti italiani (taluni dei quali ripareranno poi a Trieste, da “pentiti”, negli anni ’50) a dar man forte ai partigiani jugoslavi nell’opera di snazionalizzazione e pulizia etnica.</p>
<p>L’ultimo podestà di Pirano, Giovanni Fonda, un benefattore amato dalla sua gente, venne arrestato nel maggio del ‘45,  deportato ad Aidussina e quindi Lubiana: morì  di stenti in carcere il 13 dicembre di quell’anno.</p>
<p>Il comandante dei vigili urbani, Michele Bibalo, fu invece condotto, nei primi giorni di maggio, con altri prigionieri verso Maresego (dove c’era una sorta di campo di concentramento titino ndr) e poiché rimaneva indietro, essendo malato, un partigiano gli spaccò la testa col il moschetto lasciando il cadavere sul bordo della strada.</p>
<p>In un bel libro, “<em>Via Vico Predonzani 666”, </em>pieno di ricordi struggenti, Annamaria Muiesan racconta la storia di suo padre, Domenico, prelevato dai partigiani e mai più ritornato, come accadde ad altri cinquanta italiani di Pirano. Costretto ad abbandonare la sua cittadina a fine aprile ’45, riparò a Trieste ma qui fu prelevato dai partigiani piranesi l’11 maggio 45 (si era in piena occupazione titina), assieme ad un collega del Comune, Bortolo Fonda. Entrambi vennero portati a Pirano, bastonati, torturati  e messi alla gogna prima di essere trasferiti a Capodistria e scomparire chissà dove in Jugoslavia.</p>
<p>“Vivessi cent’anni – dice Annamaria Muiesan &#8211; non potrei mai liberarmi da quei ricordi dolorosi. Sto ancora male al ricordo della notte del sequestro di mio padre, delle accuse tremende che gli gridano in faccia i gappisti piranesi, fazzoletto rosso e mitra spianato.</p>
<p>Sto male al ricordo del breve ritorno con mia madre a Pirano nell’inutile tentativo d’incontrarlo, dei manifesti infamanti affissi per le strade, delle parole del parroco Don Malusà: “No signora xe mejo che no la lo veda” (…)</p>
<p>Sto male al pensiero del fabbro che forza la porta del nostro appartamento, a Pirano; degli uomini armati che profanano quelle amate stanze, quelle amate vecchie cose razziate e caricate su un carro già in attesa in contrada.</p>
<p>Sto male al pensiero di mamma che incurante del pericolo, testardamente percorre con altre la sterminata Jugoslavia nella speranza, nascosta nell’erba alta o fra le stoppie, di riconoscere tra i tanti volti emaciati e barbuti dei prigionieri dei campi, quello del suo caro.</p>
<p>Di mio padre quasi tutto si sa sul sequestro, sulla prigionia, sulle sevizie, sui dileggi diurni e sugli interrogatori notturni, e sono anche noti i nomi degli aguzzini. Comunisti italiani quelli che dileggiavano i prigionieri in piazza, quelli che sorvegliavano le carceri, quelli che sovrintendevano agli interrogatori, finché finirono nelle mani dei titini che ne fecero scempio. Ma sul come e dove egli abbia immolato la sua vita nulla.  Mio padre dunque resterà per sempre senza sepolcro. E senza un fiore”.</p>
<p>In quel tempo, a Pirano, il diavolo aveva lasciato l’archetto ed aveva invece posto sul capo una bustina con  la stella rossa…</p>
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