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	<title>Gli italianiFoibe: una storia nascosta agli italiani &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Foibe: una storia nascosta agli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 11:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/foibe-storia-nascosta-agli-italiani/"><img width="199" height="284" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/11/Michele-Rallo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/11/Michele-Rallo.jpg 199w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/11/Michele-Rallo-45x64.jpg 45w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a></p><hr /><p>Il dramma atroce di Norma Cossetto e la “pulizia etnica” nella Jugoslavia di Tito   &#160; Ho giá avuto modo di scriverlo su queste stesse pagine: la storia non si falsifica soltanto dicendo cose non vere; ma anche dicendo una parte soltanto di cose vere. Per esempio, riferendo di comportamenti crudeli di una parte, additata alla generale riprovazione, e omettendo di riferire di analoghi comportamenti della parte avversa. Si costruisce in tal modo una “vulgata”, cioé una narrazione ampiamente divulgata, diffusa capillarmente, destinata ad essere propagata fra il popolo; e lasciando magari ad una ristretta cerchia di specialisti la possibilitá&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il dramma atroce di Norma Cossetto</em></strong></p>
<p><strong><em>e la “pulizia etnica” nella Jugoslavia di Tito</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho giá avuto modo di scriverlo su queste stesse pagine: la storia non si falsifica soltanto dicendo cose non vere; ma anche dicendo una parte soltanto di cose vere. Per esempio, riferendo di comportamenti crudeli di una parte, additata alla generale riprovazione, e omettendo di riferire di analoghi comportamenti della parte avversa.</p>
<p>Si costruisce in tal modo una “vulgata”, cioé una narrazione ampiamente divulgata, diffusa capillarmente, destinata ad essere propagata fra il popolo; e lasciando magari ad una ristretta cerchia di specialisti la possibilitá di accedere ad una versione integrale e non purgata di quei medesimi fatti.</p>
<p>Esempio tipico di un tal modo di procedere é la narrazione odierna delle vicende della seconda guerra mondiale, esemplificata e banalizzata in una versione “ufficiale” cui a tutti é fatto obbligo di attenersi, quantomeno nelle esternazioni pubbliche.</p>
<p>Di tanto in tanto, peró, qualche evento cinematografico e/o televisivo viene a sollevare un lembo del velo “politicamente corretto” che avvolge i fatti della nostra storia piú recente, e allora anche l’uomo della strada comincia a porsi delle domande irriverenti. É stato il caso, qualche anno addietro, di <em>“Katyn”</em>, il film-scandalo di Andrzej Wajda. Ed é il caso, in questi giorni, di <em>“Red Land &#8211; Rosso Istria”</em>, mandato in onda su RAI 3 in coincidenza con una serata del festival di San Remo. Il film é ambientato in Istria, pochi giorni dopo l’8 settembre 1943, e narra la vicenda – realmente accaduta – di una giovane studentessa universitaria, Norma Cossetto, arrestata dai partigiani jugoslavi, torturata con ferocia inaudita, violentata ripetutamente e infine gettata in una “foiba”. Le foibe sono profonde caverne verticali, che caratterizzano il territorio tra Venezia Giulia ed Istria.</p>
<p>L’uccisione barbara di Norma Cossetto é stato un episodio sconvolgente, fino ad oggi celato al grande pubblico e disvelato quasi per caso poche sere fa, grazie allo <em>“zapping”</em> di qualche spettatore poco interessato alle canzonette di San Remo. In realtá, si tratta di un fatto perfettamente noto agli addetti ai lavori, un episodio di ordinaria ferocia, uno dei tanti registratisi in quelle “radiose giornate” del 1943 e degli anni seguenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA JUGOSLAVIA E LA</p>
<p>MINORANZA ITALIANA</p>
<p>Ovviamente, tralasceró di dilungarmi sul singolo caso – o su altri analoghi – e tenteró piuttosto di ricostruire la vicenda generale della persecuzione degli italiani agli albori della “nuova Jugoslavia” del maresciallo Tito.</p>
<p>V’é da premettere, innanzitutto, che la Jugoslavia non era uno Stato nazionale, ma uno Stato artificiale, uno dei due (l’altro era la Cecoslovacchia) creati dalla bislacca fantasia del presidente americano Wilson e dei suoi reggicoda “occidentali” alla fine della Prima Guerra mondiale.</p>
<p>Il Regno Serbo-Croato-Sloveno (dal 1929 “Jugoslavia” cioé Slavia del Sud) venne fabbricato aggregando al Regno di Serbia una congerie di altri popoli, in gran parte ostili ai serbi: sloveni, morlacchi, montenegrini, croati della Croazia-Slavonia e dell’Erzegovina, musulmani <em>“mujos”</em> della Bosnia, ungheresi della Vojvodina, rumeni del Banato, albanesi del Kosovo, turchi del Sangiaccato e – ultimi non ultimi – gli italiani dell’Istria e della Dalmazia.</p>
<p>Gli italiani costituivano una robusta minoranza in quelle due regioni, ma erano addirittura maggioranza nelle zone costiere, specialmente nelle grandi cittá: da Capodistria a Pola, da Fiume a Zara, da Ragusa a Sebenico, a tante altre italianissime cittá. Era il retaggio degli antichi insediamenti latini e, soprattutto, del domínio della Repubblica di Venezia, che aveva fatto dell’intero mar Adriatico un grande lago italiano. V’era, poi, un numero imprecisabile di “slavi snazionalizzati” che parlavano italiano e che si sentivano italiani. E v’era, inoltre, un’altra zona grigia, nell’interno, dove magari si parlava ancora il tedesco dell’impero austroungarico e non ci si sentiva né italiani né sloveni (in Istria) o croati (in Dalmazia).</p>
<p>La Jugoslavia, comunque, andava in pezzi con lo scoppio della Seconda Guerra mondiale: la Serbia finiva sotto amministrazione militare tedesca, la Slovenia era spartita fra Germania e Italia, la Croazia diventava indipendente, parte della Dalmazia andava all’Italia, il Kosovo all’Albania, la Macedonia alla Bulgaria, eccetera.</p>
<p>Ma, quando le sorti del conflitto cominciavano a cambiare, russi e anglo-americani resuscitavano “a tavolino” la Jugoslavia, attribuendola, nella spartizione, alla sfera sovietica. Gli anglo-americani abbandonavano i loro amici del movimento di resistenza che faceva capo al governo serbo di Londra, e davano via libera al Comitato Antifascista di Liberazione Nazionale (AVNOJ), paravento del clandestino Partito Comunista Jugoslavo (KPJ).</p>
<p>Leader indiscusso del KPJ e dell’AVNOJ era il croato Josip Broz, nome di battaglia “Tito” . Peró, essendo i suoi connazionali croati schierati coralmente al fianco dell’Asse, Tito faceva principalmente riferimento ai serbi, fino ad essere considerato dai suoi avversari un “serbo-comunista”.</p>
<p>In effetti, il Comitato Antifascista titino operava non soltanto contro gli eserciti occupanti, ma anche contro i rappresentanti delle nazionalitá ex-jugoslave che volevano mantenere la propria indipendenza e contro tutte le minoranze etniche considerate non assimilabili ad una Jugoslavia restaurata. In altre parole, la Resistenza titina non soltanto guerreggiava contro tedeschi e italiani, ma diventava anche uno strumento di pulizia etnica. Fenomeno – la pulizia etnica – che rientrava in una antichissima prassi della politica balcanica: si infieriva sulle popolazioni civili che si volevano terrorizzare e scacciare, affinché queste abbandonassero il loro territorio e lo rendessero disponibile per nuovi insediamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/foibe-storia-nascosta-agli-italiani/"><img width="199" height="284" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/11/Michele-Rallo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/11/Michele-Rallo.jpg 199w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/11/Michele-Rallo-45x64.jpg 45w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a></p>]]></content:encoded>
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