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	<title>Gli italianiFuga dall&#8217;Istria: la storia di Erminia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Fuga dall&#8217;Istria: la storia di Erminia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Oct 2019 17:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/fuga-dallistria-la-storia-erminia/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p>Istria, 1946. L’esodo degli italiani era  iniziato già da un anno. I titini spadroneggiavano. La guerra era finita ma le violenze e le efferatezze tutt’altro. La gente continuava a sparire senza un perché, l’OZNA stendeva la sua ombra ovunque, si vietava di andare in chiesa, alcune chiese anzi erano diventate depositi o prigioni. Bambini e ragazzi  dovevano andare a scuola dove gli insegnanti italiani erano stati sostituiti da “drugarize” diventate professoresse al merito di aver frequentato “l’università del bosco”. Si imparava il croato a ceffoni e bestemmie. In quell’Istria religiosa, dove un bimbo si portava dietro il senso di colpa&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Istria, 1946. L’esodo degli italiani era  iniziato già da un anno. I titini spadroneggiavano. La guerra era finita ma le violenze e le efferatezze tutt’altro. La gente continuava a sparire senza un perché, l’OZNA stendeva la sua ombra ovunque, si vietava di andare in chiesa, alcune chiese anzi erano diventate depositi o prigioni.</p>
<p>Bambini e ragazzi  dovevano andare a scuola dove gli insegnanti italiani erano stati sostituiti da “drugarize” diventate professoresse al merito di aver frequentato “l’università del bosco”. Si imparava il croato a ceffoni e bestemmie.</p>
<p>In quell’Istria religiosa, dove un bimbo si portava dietro il senso di colpa se mentiva, accadde per esempio che una bambina avesse lasciato in bianco il quaderno sulla cui prima pagina avrebbe dovuto scrivere “Io amo Tito”, con tanto di cornicetta rosso bianco e blu. Alla richiesta di spiegarne il motivo rispose: “Io non amo Tito e non dico le bugie”; ma la sua purezza infantile non fece altro che condannarne la famiglia, già segnata nel libro nero dei nuovi padroni, a vivere nel terrore e a cercare la fuga in Italia.</p>
<p>In quella scuola c’era un bidella, Anastasia Dionis, vedova con quattro figli, che venne cacciata e lasciata senza pane perché non parlava il croato. E probabilmente anche perché quel posto lo aveva ottenuto grazie al buon cuore del Podestà italiano di Santa Domenica. Non si doveva parlare di quell’uomo buono, finito in foiba nell’ottobre del 1943, mentre andava cercando la sua giovane figlia, arrestata e scomparsa. Si chiamava  Giuseppe Cossetto, sua figlia era Norma che diverrà il martire simbolo delle stragi delle foibe.</p>
<p>Erminia Dionis, figlia della bidella, a cui Norma aveva insegnato a scrivere facendole da maestrina, cercava di aiutare la mamma con i soldini che guadagnava lavorando ad ore per il sarto del paese, Nicoletto. Stava cucendo nel retrobottega della sartoria, la mattina del 24 agosto 1946, quando sentì, da dietro la tenda, cose che non avrebbe mai dovuto sentire.</p>
<p>“Ne abbiamo ammazzati troppo pochi – diceva ghignando una voce d’uomo &#8211; non basta quello che abbiamo fatto a lei… meritano di finire in foiba tutti i Cossetto e i loro amici italiani e fascisti…” Erminia aprì la tenda, lo guardò e lo riconobbe, era un partigiano di Castellier. Lo sdegno e il coraggio dei quindici anni accesero la miccia: le gridò a pieni polmoni  “porco vigliacco!” sputandogli in faccia.</p>
<p>Quello si asciugò lo sputo e gelido disse: “Se esce una sola parola e qualcuno in paese sa di me quel che ho detto, questa ragazza domani è in foiba!”.</p>
<p>Erminia sconvolta corse a casa piangendo ma non volle spiegare alla mamma cos’era accaduto. Ci penserà Nicoletto, che in paese videro correre poco dopo fino a casa Dionis.</p>
<p>In poche ore organizzarono la fuga della ragazza. “La mamma mi disse – racconta  Erminia &#8211; che una donna mi avrebbe accompagnata fino a Trieste dove avevo degli zii e mi fece giurare che non avrei  mai detto a nessuno quello che era accaduto. In paese avrebbero dovuto credere che ero morta o scomparsa come tanti altri…”.</p>
<p>Prepararono una valigetta per il viaggio ma  quando la donna arrivò disse: “Niente valige, nessuno deve capire quel che stiamo facendo”.  Con lei c’era anche un bimbo di otto anni: dovevano fingere di essere fratelli che giocavano con una palla di pezza se qualcuno li avesse visti e avesse sospettato qualcosa.</p>
<p>La mamma consegnò alla donna una busta che nascose nei suoi vestiti. Poi salutò Erminia con un bacio promettendole che l’avrebbe raggiunta presto. Ma era una pietosa bugia.</p>
<p>Erminia partì così, col vestitino che aveva addosso e un paio di scarpe da ginnastica che si ruppero dopo qualche chilometro camminando nei boschi.</p>
<p>Salirono da Santa Domenica verso Castellier, videro da lontano ma senza passarci Visinada,  raggiunsero la vecchia via Flavia all’altezza di Porta Porton dove passa il fiume Quieto e da lì si arrampicarono verso Buie. Era notte quando giunsero fuori dal paese: dormirono in un casolare nascosto, sulla paglia raccolta per gli animali.  La paglia pizzicava ed i piedi sanguinavano…</p>
<p>Ripartirono al mattino, superarono Capodistria e giunsero ad un casolare nei pressi di Bertocchi. La donna era silenziosa, camminarono ancora finchè furono su una collina dove c’era una lunga barriera di filo spinato.</p>
<p>“Manca poco – disse la donna – andiamo…” I tre arrivarono a qualche metro dal  filo spinato…</p>
<p>“Stoj!” gridò qualcuno. Era un graniciaro yugoslavo.  La donna gli si avvicinò mentre i bimbi tramavano come foglie. Questo il ricordo stampato nella mente di Erminia: “Disse tre parole in croato, Oni su djeca, che significa sono bambini. Poi tirò fuori la busta, c’erano soldi dentro, e gliela diede… Allora lui tirò su il filo spinato e ci fece passare sotto. Corremmo, corremmo e corremmo finchè vidi una bandiera: era il nostro tricolore , ero in Italia, non mi sembrava vero”.</p>
<p>Erminia arrivò a Trieste, gli zii l’accolsero senza sapere perché, ma capendo che c’era una segreto da tenere. Non seppe mai chi fosse stata la sua <em>passeur</em> né che fine avesse fatto quel bambino. Visse da apolide e senza documenti per due anni, ma ricominciò a fare la sartina; nel 48 ebbe un primo documento provvisorio e potè lavorare alla luce del sole. La mamma, a cui le autorità slave avevano negato per anni l’opzione per l’Italia, la raggiunse appena nel 1951 e la famiglia si riunì.</p>
<p>Erminia si sposò, non raccontò il suo segreto neppure al marito, aprì la sua sartoria e cuce ancora i suoi abiti da sposa, a quasi novant’anni.</p>
<p>Decise di sciogliere il giuramento fatto alla madre solo qualche anno fa. Conoscevo la sua storia, ma Erminia me l’ha narrata nei particolari andando assieme a deporre i fiori, legati col nastro tricolore, sulla tomba di Norma a Santa Domenica, sabato scorso, anniversario del suo martirio; e mi ha raccontato del suo vecchio paese, mi ha mostrato quella che era sua casa, la casa dei Cossetto depredata dagli ex coloni divenuti partigiani, la vecchia chiesa, la loggia veneziana distrutta; ed abbiamo rifatto assieme, ma stavolta in automobile, la strada che lei aveva percorso da fuggiasca. Il cielo disegnava uno stupendo tramonto rosso sulla terra d’Istria.</p>
<p>Erminia è orgogliosa dei tanti dei suoi premi e dei suoi abiti, ma quello che per lei vale di più, mi ha detto, è cucito con i tre colori della nostra bandiera.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/fuga-dallistria-la-storia-erminia/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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