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	<title>Gli italianiGallerie d&#8217;arte a Roma: la non matassa da sbrogliare &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Gallerie d&#8217;arte a Roma: la non matassa da sbrogliare</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2018 14:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/gallerie-darte-roma-la-non-matassa-srogliare/"></a></p><hr /><p>Chi si è lamentato nel tempo dell’ambiente delle gallerie d’arte della Capitale considerandolo chiuso agli emergenti e alle new entry, dovrà fare attenzione alla situazione attuale, la più complicata degli ultimi anni. Certo, i problemi per chi vuole entrare a far parte di una scuderia di artisti continuano ad essere molteplici, e la ricerca della galleria giusta può durare anni e condizionare le scelte e l’opera personale, purtroppo è così. La eterogeneità degli spazi espositivi-enti è impressionante, a partire dal loro inquadramento fiscale: gallerie, fondazioni, associazioni, studi d’arte, antiquari, editori , Art cafè&#8230; ai quali dovremmo aggiungere studi di vecchi&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi si è lamentato nel tempo dell’ambiente delle gallerie d’arte della Capitale considerandolo chiuso agli emergenti e alle new entry, dovrà fare attenzione alla situazione attuale, la più complicata degli ultimi anni. Certo, i problemi per chi vuole entrare a far parte di una scuderia di artisti continuano ad essere molteplici, e la ricerca della galleria giusta può durare anni e condizionare le scelte e l’opera personale, purtroppo è così. La eterogeneità degli spazi espositivi-enti è impressionante, a partire dal loro inquadramento fiscale: gallerie, fondazioni, associazioni, studi d’arte, antiquari, editori , Art cafè&#8230; ai quali dovremmo aggiungere studi di vecchi artisti storicizzati, gallerie laboratorio etc… Se proprio non si riuscisse a stringere una collaborazione nel territorio romano si potrebbe pure andare all’estero ma anche cambiare Paese comporta dei condizionamenti, e quindi cerchiamo di approfondire l’esempio di Roma: se ‘Maometto non va alla montagna è la montagna che&#8230;.’ L’ambiente sembrerebbe costituirsi da aree di influenza, distribuite a macchia d’olio sul tessuto urbano, suggestionate dalla presenza di grande strutture museali pubbliche come Macro e Maxxi nonché da luoghi monumentali o urbanistici di interesse. In questo magma si registra una certa difficoltà da parte delle gallerie giovani di farsi conoscere al pubblico di Roma e alla stampa specializzata nonché di rimanere aperte più di qualche anno. In mancanza della omogeneità caratteristica dei musei pubblici, spicca la zona del tridente-Piazza del Popolo, e quindi via Margutta, con la sua mostra-associazione dei 100 pittori, ormai mostra del figurativo tradizionale tendente allo pseudo bancarella- autodidattico: per i veri intenditori non sarebbe la strada giusta, in cerca della vendita occasionale del turista di passaggio. In effetti paesaggi stereotipati di Roma, strambe commistioni di stili e generi di tendenza abbondano tra i vari stand.</p>
<p>Il livello si è ulteriormente bilanciato negli ultimi anni, con gallerie user -friendly come Margutta Home e Area Contesa che sembrerebbero aver ripreso un po’ il testimone delle gallerie ad accesso libero, ossia rivolte a tutti: forse troppi? Rimangono sulla strada aperte le altre gallerie ormai di storica presenza come Marchetti, Russo e Consorti, gallerie che presentano opere di pittura e scultura contemporanee museali e d’inizio 900, la particolare Galleria de Paris mentre altre hanno chiuso, o addirittura trasformatesi in show room –affitta spazi affianco a venditori di design e tappeti. Sorvoliamo su altri spazi come le hall di alberghi. Su via del Babbuino sono ancora aperti dei grossi antiquari. La mania dell’800 ha contagiato in molti , e così vediamo proliferare al posto dei rigattieri di una volta, molti show-room con arredi, moquette, sculture bronzee di piccole e grandi dimensioni, tavoli in commesso, mosaici etc… Addirittura in zona centro storico, dal Tevere a piazza di Spagna, le gallerie scelgono di aprire un po’ ovunque. Una delle presenze più rilevanti nel mondo dell’arte contemporanea è quella della Galleria Mucciaccia nei pressi di piazza Borghese, una tipologia di galleria che punta sui grandi spazi espositivi piuttosto che sulla localizzazione mentre su via Monserrato e via dei banchi vecchi parecchie vetrine sono dedicate indistintamente a arte contemporanee e moderne.</p>
<p>Cambiando zone e recandoci prima verso corso Vittorio altre gallerie di grande importanza –pare inaccessibili a artisti italiani- sono l’americana Lorcan o’Neill, nei pressi di Largo Argentina, mentre Gagosian a via Crispi, traversa di via del Tritone di fianco alla Galleria comunale d’arte moderna e in vicinanza della ormai storica galleria Fidia. Spostandoci verso il Portico d’Ottavia è ineluttabile l’influenza della galleria Valentina Bonomo, di Honos Art e Pio Monti, molto attive in collaborazioni e influenza su musei pubblici e sempre attive in iniziative promozionali, ultimamente con la Fondazione Baruchello di via del Vascello al Gianicolo ; altra fondazione abbastanza nota per eventi d’arte contemporanea è quella del Pastificio Cerere in zona Tiburtina, tutt’altra zona, un tempo piena di studi di artisti, soprattutto la famosa piazzetta dei Sanniti.</p>
<p>Nel quadrante sud spicca Tibaldi arte contemporanea: uno spazio emergente che ha nelle corde di portare una ventata di novità nella Capitale ed è in questa zona dietro al Macro e alla stazione di Trastevere che si contano almeno tre gallerie: l’area che da pochi anni ospita la Terza Università, laboratori della Accademia di Belle arti di Roma, in parte trasferitisi qui da via Ripetta in cerca di spazi. Altro ruolo giocano il Vittoriano, le scuderie del Quirinale, il Chiostro del Bramante, altre zone e locali come circoli e centri sociali ma di queste presenze e le loro relative influenze ne riparleremo in concomitanza di eventi pubblici. Molto meno influente risulta tutta la periferia romana, annichilita da un investimento di energie maggiore al centro della città, fenomeno probabilmente legato a una riduzione delle ambizioni del progetto di Roma Capitale in favore di grandi enti internazionali, piuttosto delle piccole realtà locali.</p>
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