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	<title>Gli italianiA Genova applausi di speranza &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>A Genova applausi di speranza &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>A Genova applausi di speranza</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Aug 2018 20:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/genova-applausi-speranza/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Gli applausi con i quali i genovesi hanno accolto le autorità dello Stato nel padiglione della Fiera, dove sono stati celebrati i funerali delle vittime del crollo del viadotto Poncevera, sono un misto di soddisfazione e speranza. Soddisfazione, perché la macchina dei soccorsi si è messa in moto rapidamente sicché il Capo dello Stato ed i vertici delle Istituzioni e del Governo sono stati giudicati meritevoli di un sincero apprezzamento. Speranza, perché quei cittadini hanno ritenuto di individuare nelle autorità presenti una novità rispetto al passato. Tanto è vero che i rappresentanti del Partito Democratico sono stati fischiati. Li hanno&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli applausi con i quali i genovesi hanno accolto le autorità dello Stato nel padiglione della Fiera, dove sono stati celebrati i funerali delle vittime del crollo del viadotto Poncevera, sono un misto di soddisfazione e speranza. Soddisfazione, perché la macchina dei soccorsi si è messa in moto rapidamente sicché il Capo dello Stato ed i vertici delle Istituzioni e del Governo sono stati giudicati meritevoli di un sincero apprezzamento. Speranza, perché quei cittadini hanno ritenuto di individuare nelle autorità presenti una novità rispetto al passato. Tanto è vero che i rappresentanti del <em>Partito Democratico</em> sono stati fischiati. Li hanno visti come gli esponenti del passato, di quello Stato che non ha salvato quanti di loro che in quel tragico momento percorrevano il viadotto cittadino che, al di là delle responsabilità giuridiche, la gente istintivamente ha ritenuto responsabilità di chi ha governato finora, non ha controllato e non ha raccolto l’allarme che proveniva anche da parlamentari, come il senatore <strong>Maurizio Rossi</strong>, genovese, che aveva segnalato al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti <strong>Graziano Delrio </strong>che qualcosa non andava in quel ponte. Per ben due volte.</p>
<p>Applausi, dunque, che certamente avranno fatto piacere a <strong>Conte</strong>, <strong>Salvini</strong> e <strong>Di Maio</strong> i quali hanno sentito vicini i cittadini di Genova e non solo, ma applausi che aprono una pagina di grande responsabilità politica perché è facile, come è stato più volte in passato, che il consenso si trasformi rapidamente in critica e condanna quando le speranze vanno deluse.</p>
<p>C’è un filo “che lega il popolo alle istituzioni”, ha scritto <strong>Antonio Polito</strong> sul <em>Corriere della Sera</em>, che “anche in un momento di rabbia e sconforto, resta saldo”. È l’abbandono con il quale, nei momenti di difficoltà, i cittadini si affidano allo Stato, alle Istituzioni come a volte è accaduto in passato. Solo a volte, perché troppo spesso lo Stato si è dimostrato lontano dai cittadini, più favorevole a soddisfare le richieste dei poteri forti, economici e politici, anziché rendere giustizia ai deboli, ai tanti sui quali troppo spesso si sono riversati gli effetti della politica sbagliata, quella che ha discriminato anche sul piano territoriale gli abitanti di questo Paese.</p>
<p>L’applauso di Genova è un abbandono fiducioso che ingloba anche la soddisfazione per il cambio di Governo nel quale la maggioranza degli elettori il 4 marzo ha creduto, come nelle elezioni precedenti, a partire da quel 4 dicembre 2016 quando, pur in gran parte inconsapevoli degli effetti giuridici e politici della proposta di revisione costituzionale, hanno istintivamente creduto in chi li ha invitati a votare NO, quanto più il SÌ risuonava ossessivo dalle televisioni e nei commenti dei giornali proni al potere di quel giovanotto di Rignano sull’Arno che la propaganda diceva avere il vento in poppa e di saper delineare l’Italia nuova. Arrogante, al punto da modificare l’Inno Nazionale, in quell’espressione “siam pronti alla morte” che nel contesto storico rappresenta dedizione assoluta all’Italia, alla sua identità, alla sua storia. Nulla di lugubre.</p>
<p>Quell’applauso, dunque, è un segnale di fiducia nelle aspettative che il voto del 4 marzo ha generato, in qualche modo fideisticamente, dacché nessuno ha ancora testato la capacità di <strong>Di Maio</strong> e di <strong>Salvini</strong> come uomini di governo, soprattutto del primo che si è voluto intestare una molteplicità di competenze in materia di lavoro e di sviluppo economico non facili da gestire. Mentre <strong>Salvini</strong> ha saputo corrispondere rapidamente, con i fatti, alla aspettativa di sicurezza che proviene da tempo dai cittadini, ovunque in Italia.</p>
<p>Sarà vero quello che scrive <strong>Polito</strong> che “in grande maggioranza gli italiani considerano il recente risultato elettorale un cambio di regime”? Mi sembra una valutazione che attende verifiche. È certamente una istintiva espressione di fiducia nel nuovo che assai spesso riscuote consensi, come la storia insegna. Anche in <strong>Matteo Renzi</strong> molti italiani avevano dimostrato di riporre fiducia. Giovane, con una parlantina che sempre la folla apprezza, proveniente da Firenze, la città che è nel cuore degli italiani per la storia, per l’arte, <strong>Renzi </strong>ha incantato ed ha avuto un successo alla europee che ha illuso lui e gli uomini del suo partito. È vero che quel voto lo avevano favorito gli 80 euro generosamente distribuiti poco prima e che gli italiani hanno scarsa considerazione per il Parlamento Europeo che sentono lontano e poco incisivo sulle sorti del nostro Paese, ma comunque il giovanotto aveva il vento in poppa, tanto da fargli perdere la testa e liquidare il compagno di partito<strong> Enrico Letta</strong>, ignobilmente accoltellato alle spalle (“Enrico stai sereno”) per prenderne il posto e riempire il governo di modeste giovinette solo perché sue amiche, da <strong>Maria Elena Boschi</strong>, alla evanescente <strong>Marianna Madia</strong>, a <strong>Federica Mogherini</strong>, inopinatamente inviata a Bruxelles ad occuparsi di politica estera e di sicurezza, che affronta sistematicamente con una frase che rimarrà negli annali delle Istituzioni europee: “lavoriamo per la pace”!</p>
<p><strong>Di Maio </strong>e<strong> Salvini</strong> che dall’opposizione hanno osservato i governi del <em>Partito Democratico</em> sanno come comportarsi per non fare la fine di <strong>Renzi</strong>, per non essere, anche solamente all’apparenza, prigionieri del poteri forti, che devono dare dimostrazione che lo Stato non solamente “non accetta elemosine” ma è, sotto la loro guida, capace di esercitare il ruolo che la Costituzione e le leggi gli assegnano: dettare le direttive politiche e vigilare sulla loro esecuzione. Lo Stato debole, che purtroppo ha rappresentato la costante dal dopoguerra, gli italiani non lo vogliono più. Non vogliono i conflitti di interessi palesi e soprattutto quelli occulti che si alimentano di intrecci perversi che mortificano le Istituzioni e i cittadini, fonte di quel discredito per il potere pubblico che ha alimentato il cosiddetto populismo, un fenomeno da non sottovalutare perché ha rappresentato in altri momenti della storia la risposta alla cattiva politica, in Italia nel primo dopoguerra quando liberali, popolari e socialisti mancarono all’appuntamento della storia. O in Germania, sempre nel primo dopoguerra, quando la democrazia malata di Weimar favorì l’avventura di <strong>Adolfo Hitler</strong>.</p>
<p>Quando il risentimento dei cittadini male amministrati monta violentemente la democrazia è a rischio. <strong>Di Maio </strong>e<strong> Salvini </strong>oggi godono di un ampio consenso che nel caso della Lega è corroborato dall’adesione dei ceti borghesi mortificati dalla politica del <em>PD</em>. Sono i professionisti, i dipendenti pubblici, i ceti intellettuali che ruotano intorno alle università, i piccoli imprenditori che costituiscono la spina dorsale dell’economia a Nord come a Sud i quali hanno scommesso sul leader dal quale più si sentono rappresentati, che ne comprende le esigenze e le aspettative. Quei ceti stanno abbandonando <strong>Silvio Berlusconi</strong>, un leader evidentemente stanco, alla guida di un partito nel quale prevalgono personaggi modesti che non hanno dato dimostrazione, quando hanno ricoperto incarichi di governo, di saper avviare politiche di sviluppo capaci di dare all’Italia il ruolo essenziale che già un grande statista, il più grande della nostra storia,<strong> Camillo di Cavour</strong> aveva delineato ben prima che si avviasse il moto risorgimentale. Scrivendo di ferrovie e di porti per esportare le nostre merci, per favorire il turismo, per essere l’Italia naturalmente il porto dell’Europa verso il Medio e l’Estremo Oriente.</p>
<p>Invece si parla ancora di alta velocità da realizzare nelle regioni che attendono da troppo tempo di essere messe nelle condizioni di far valere le intelligenze dei loro professionisti e imprenditori per avviare finalmente quello sviluppo economico e sociale sempre promesso, mentre manca un progetto di investimenti nella difesa del territorio da punto di vista idrogeologico, nelle infrastrutture viarie, ferroviarie e portuali. Intanto i ponti ed i viadotti crollano da Nord a Sud ed è possibile che le prevedibili abbondanti piogge d’Autunno delle quali si è avuta qualche avvisaglia nei giorni scorsi mettano in ginocchio città e campagne.</p>
<p>Raccolgano l’applauso come atto di fiducia e incoraggiamento <strong>Di Maio</strong> e <strong>Salvini</strong> ed operino di conseguenza. Da subito, come si usa dire e promettere.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/genova-applausi-speranza/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p>]]></content:encoded>
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