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	<title>Gli italianiGeopolitica ed energia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Geopolitica ed energia</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 18:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/geopolitica-ed-energia/"><img width="303" height="166" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/benzina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/benzina.jpg 303w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/benzina-300x164.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/benzina-96x53.jpg 96w" sizes="(max-width: 303px) 100vw, 303px" /></a></p><hr /><p>Nonostante le relazioni internazionali vengano condotte soprattutto in prospettiva dell’approvvigionamento energetico, questo aspetto passa spesso in secondo piano quando si tratta di analizzare un conflitto, privilegiando invece i fattori politici e militari. La sicurezza energetica è un elemento chiave attorno al quale si sono dispiegati i principali rapporti e i principali sconvolgimenti geopolitici dell’ultimo secolo. Ma è negli Anni Settanta che il problema energetico irrompe per la prima volta in maniera importante sulla scena internazionale, con anomalie sui flussi petroliferi, in conseguenza delle instabilità politiche mediorientali. I Paesi occidentali capirono che l’eccessiva dipendenza petrolifera ed energetica dai paesi produttori di&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante le relazioni internazionali vengano condotte soprattutto in prospettiva dell’approvvigionamento energetico, questo aspetto passa spesso in secondo piano quando si tratta di analizzare un conflitto, privilegiando invece i fattori politici e militari. La sicurezza energetica è un elemento chiave attorno al quale si sono dispiegati i principali rapporti e i principali sconvolgimenti geopolitici dell’ultimo secolo. Ma è negli Anni Settanta che il problema energetico irrompe per la prima volta in maniera importante sulla scena internazionale, con anomalie sui flussi petroliferi, in conseguenza delle instabilità politiche mediorientali. I Paesi occidentali capirono che l’eccessiva dipendenza petrolifera ed energetica dai paesi produttori di quelle zone sarebbe diventata troppo rischiosa negli anni e che improvvise interruzioni di flussi di combustibili fossili avrebbero provocato destabilizzazioni economiche e, quindi, politiche, anche a livello globale.</p>
<p>Attualmente la questione energetica rientra di diritto all’interno delle strategie di sicurezza e di <em>intelligence</em> di ogni Paese, basti pensare che molti conflitti sono scoppiati e tuttora scoppiano per ragioni legate all’acquisizione di risorse energetiche. Il tradizionale conflitto militare risulta quasi sempre essere un’appendice di quella che viene definita la <em>guerra per l’energia</em>. Per stabilizzare un Paese, oggi, non è più necessario puntare al rovesciamento delle istituzioni governative, ma è sufficiente attaccare le sue infrastrutture energetiche (rete elettrica, centrali nucleari, gasdotti etc.).</p>
<p>La sicurezza è dunque strettamente collegata alla geopolitica quando il fabbisogno di uno o più Stati dipende da forniture provenienti da Paesi produttori, come sappiamo essere il caso dell’Europa. Lo scacchiere della contesa geopolitica per l’energia attualmente è senza dubbio l’Asia centrale, dove risiedono le infrastrutture da cui partono la gran parte dei rifornimenti verso i maggiori paesi occidentali (Italia inclusa) e dove la competizione delle grandi potenze si ravvisa nei molteplici investimenti in regioni, come quelle del Kazakistan e del Turkmenistan per esempio.</p>
<p>In ragione di questi investimenti, possiamo dire che la Russia è il principale esportatore di gas naturale verso l’Europa, scarsamente dotata di risorse e, quindi, fortemente vincolata ai flussi esteri. Anche gli Stati Uniti dipendono dalle importazioni di petrolio e per evitare crisi similari a quelle degli Anni Settanta hanno preferito rivolgere le loro richieste a nazioni confinanti o vicine, come il Canada, il Messico, la Colombia e il Venezuela, di cui la Casa Bianca segue da vicino le vicende politiche (si veda soprattutto la crisi venezuelana tra il presidente Nicolàs Maduro e il leader dell’opposizione Juan Guaido). Le restanti forniture provengono invece da produttori diversificati nell’area del Golfo Persico, primo fra tutti l’Arabia Saudita, ma si torni con la memoria anche alla prima crisi irachena del 1991, quando Saddam Hussein occupò il Kuwait e gli Stati Uniti intervennero tempestivamente, insieme all’ONU, contro quello che fino a pochi anni prima consideravano un alleato. Attraverso importanti accordi energetici con questi Paesi, gli Stati Uniti sono riusciti, dunque, ad estendere la propria area di interesse strategico nel continente asiatico. E’ in questa ottica che vanno lette anche le crisi libiche e siriane e, con elementi differenti, l’attuale crisi ucraina.</p>
<p>Ed è in questa ottica che andrebbero giudicate anche le sanzioni economiche che l’Europa ha deliberato nei confronti della Russia, in relazione allo scoppio della crisi. La Russia è un paese enorme, stracolmo di materie prime e minerali, in grado di assicurare ai suoi 150 milioni di abitanti sicurezza energetica ed alimentare per i secoli a venire. Ha un debito netto prossimo allo zero, surplus commerciale e mercati di sbocco alternativi in forte crescita, popolati da più di un terzo della popolazione mondiale (su tutti Cina, India, Pakistan, Sud Africa e Brasile). Ed è inoltre una nazione con una identità fortissima, di grande arte e cultura, che non passa solo per Dostoevskij, patrimonio custodito da un popolo che da agricolo e analfabeta è riuscito ad arrivare in poco tempo nello spazio. E ci è arrivato prima degli Stati Uniti.</p>
<p>In questa fase in cui in Italia, soprattutto in relazione al grande sacrificio del popolo ucraino, sembrano essere tornati di moda i concetti di patriottismo e sovranità, considerati per decenni dalla sinistra delle definizioni deteriori, utilizzate spesso in modo dispregiativo o accusatorio, quasi alla stregua di un inulto, sarebbe utile tornare a ripensare i nostri interessi nazionali, anche dal punto di vista energetico, poiché l’accesso e il controllo delle risorse energetiche costituisce soprattutto un fattore di sicurezza nazionale. L’Italia potrebbe porsi, anche se è difficile per un Governo debole senza mandato popolare, come principale interlocutore in Europa della Russia, su mandato degli Stati Uniti. Interrompere l’invio di armi all’esercito ucraino per non allungare nel tempo lo scontro e cercare di salvare il proprio rapporto con l’<em>Orso russo</em>, ora gravemente incrinato anche per via di atti e dichiarazioni poco prudenti. Ne varrebbe della vita di molti innocenti e, mi si perdoni la venalità, anche della salute della nostra economia.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/geopolitica-ed-energia/"><img width="303" height="166" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/benzina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/benzina.jpg 303w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/benzina-300x164.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/03/benzina-96x53.jpg 96w" sizes="(max-width: 303px) 100vw, 303px" /></a></p>]]></content:encoded>
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