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	<title>Gli italianiIl Gianicolo e il suo patrimonio storicfo-artistico &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Il Gianicolo e il suo patrimonio storicfo-artistico &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il Gianicolo e il suo patrimonio storicfo-artistico</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2025 10:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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        <title>Il Gianicolo e il suo patrimonio storicfo-artistico</title>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/gianicolo-suo-patrimonio-storicfo-artistico/"><img width="2000" height="1000" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/mafia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/mafia.jpg 2000w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/mafia-300x150.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/mafia-1024x512.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/mafia-1020x510.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/mafia-640x320.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/mafia-96x48.jpg 96w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></a></p><hr /><p>Ci si riferisce a Roma come alla città dei sette colli, ma questi si trovano tutti sulla riva sinistra del Tevere mentre Roma già dall’antichità si sviluppava, seppur in piccola parte, anche sulla sua riva destra, su quell’area oltre Tevere (trans Tiberim), da cui Trastevere, delimitata e circoscritta dal Gianicolo (Ianiculum), il colle di Giano, il cosiddetto “ottavo colle di Roma” che, con la forma di un costone semicircolare, faceva da confine e cinta difensiva naturale di Roma sul suo versante occidentale, estendendosi da Nord-Ovest, in corrispondenza dell’ospedale di Santo Spirito, lasciando fuori il Circo Vaticano, a Sud-Ovest,  terminando in&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si riferisce a Roma come alla città dei sette colli, ma questi si trovano tutti sulla riva sinistra del Tevere mentre Roma già dall’antichità si sviluppava, seppur in piccola parte, anche sulla sua riva destra, su quell’area oltre Tevere (<em>trans Tiberim</em>), da cui Trastevere, delimitata e circoscritta dal Gianicolo (<em>Ianiculum</em>), il colle di Giano, il cosiddetto “ottavo colle di Roma” che, con la forma di un costone semicircolare, faceva da confine e cinta difensiva naturale di Roma sul suo versante occidentale, estendendosi da Nord-Ovest, in corrispondenza dell’ospedale di Santo Spirito, lasciando fuori il Circo Vaticano, a Sud-Ovest,  terminando in corrispondenza dell’attuale Stazione Trastevere, lasciando fuori l’adiacente Piazzale della Radio.</p>
<p>I Gianicolo era lì prima di Roma, quando intorno all’area dove sorgerà Roma, in era arcaica era probabilmente già distinguibile una sorta di <em>Tripoli</em>, identificabile con tre villaggi, quello del Gianicolo appunto, sulla riva destra del Tevere, quelli del Capitolino, l’arcaica <em>Saturnia</em>, e del Palatino, entrambi sulla riva sinistra del Tevere.</p>
<p>Le sfumature dorate e verdognole del tufo di cui è composto il Gianicolo, conferiscono al colle anche l’appellativo di Monte d’Oro (<em>Mons Aureo</em>) o di Monte Verde.</p>
<p>Sul Gianicolo (<em>Ianiculum)</em>, come da tradizione, dimorava l’arcaico dio Giano (<em>Ianus</em>), dio dei passaggi; infatti <em>ianua</em> ha il significato di passaggio, e quindi il dio della fine e dell’inizio, e per questo il primo mese dell’anno <em>ianuario</em> (gennaio) fu a lui dedicato.</p>
<p>Il dio Giano era rappresentato bifronte (<em>Ianus bifrons</em>), con una faccia rivolta al passato e una al futuro, e posto sul suo colle, da un lato guardava e vegliava sude Roma, come per sorvegliarla e proteggerla, e dall’altro era rivolto verso l’Etruria, per vigilare sulle eventuali minacce che di lì potevano incombere su Roma.</p>
<p>Parte della narrazione vorrebbe Giano legato a tre dee: <em>Diana</em> (<em>Iana</em> o Giana), da cui deriverebbe <em>Bejana</em> o Befana, divinità che consente il passaggio o l’accesso nell’aldilà, dispensando regali o punizioni a seconda del comportamento; <em>Strenia</em>, da cui deriva la strenna natalizia che elargisce doni; <em>Iuno Moneta</em>, ossia Giunone Ammonitrice, nel cui tempio si batteva moneta per l’impero.</p>
<p>Forse l’arcaico dio Giano è da identificarsi con lo stesso dio sumero <strong><em>Anu</em></strong>, che possiamo far risalire almeno al 2.800 a.C.</p>
<p>Non si può escludere una corrispondenza fra <em>Ianus</em> (Giano) e l’antico dio creatore sumero <em>An</em>, in accadico <em>Anu</em>, di cui si trova testimonianza almeno sin dalla prima parte del III millennio a.C. nelle famose tavolette d’argilla sumeriche, dove si racconta del diluvio universale e di un uomo saggio e assai longevo, chiamato <em>Zi-u-sud-ra</em> (in sumerico <em>Vita dai giorni prolungati</em>), che costruisce la barca e che si salva dal diluvio. Che si tratti di qualche traccia di religione monoteistica? Senza voler dar adito a certe allusioni, <em>An</em> avrebbe creato anche <em>EnLil</em>, signore dell’aria, rappresentato con l’aquila, ed <em>EnKi</em>, signore della terra e dell’abisso, rappresentato col serpente.</p>
<p>Una parte della leggenda vorrebbe invece Giano (<em>Ianus</em>) un antico re pelasgico proveniente dalla Tessaglia e poi elevato a divinità dalla popolazione locale di probabile origine tessalo-pelasgica.</p>
<p>La tradizione vuole che più tardi, sempre secoli prima della fondazione di Roma, sul Gianicolo fu fondata una cittadina chiamata <em>Eneia</em> per immortalare il nome dell’esule troiano che nel XII secolo a.C. sarebbe sbarcato sulle rive del <em>Latium Vetus</em>, davanti a <em>Laurentum</em>, e avrebbe sposato Lavinia, figlia di re Latino.</p>
<p>Nel corso della storia prevalse però l’appellativo di Gianicolo in quanto l’associazione del colle al dio Giano è stata sempre la più forte, e l’esistenza di un “Pagio Ganicolense” viene comunque storiograficamente collocata nella zona dell’attuale Piazza Mastai in Trastevere, quindi nell’area pianeggiante fra il Tevere e il colle stesso del Gianicolo.</p>
<p>Sin dai tempi di Romolo, il Gianicolo e i cosiddetti <em>Sette Pagi </em>erano oggetto di contesa tra romani (latini) da un lato ed etruschi dall’altro. Romolo se li aggiudicò a danno della città etrusca di Veio, ma più tardi tornarono oggetto di contesa. La riva destra del Tevere viene infatti spesso ricordata come <em>Ripa Veiente</em>. Nel VII secolo a.C. Anco Marzio, re di Roma di origine sabina, riuscì a imporsi sul Gianicolo e lo fortificò, conferendogli ancor di più la funzione di confine naturale occidentale di Roma.</p>
<p>L’antico <em>Lucus Furrinae</em>, bosco sacro a Furrina o Furina, provvisto di fonte a lei dedicata, si trovava sulle pendici del Gianicolo, in corrispondenza dell’attuale parco di Villa Sciarra. Fu in questo bosco che nel 121 a.C. Gaio Gracco si fece uccidere da Filocrate, il suo schiavo. Più tardi, intorno alla metà del I secolo a.C. Giulio Cesare volle in questi luoghi i suoi <em>Horti</em>.</p>
<p>In età augustea parte del territorio d’oltre Tevere (<em>trans Tiberim)</em>, cioè dell’attuale Trastevere e del Gianicolo, divennero una delle quattordici <em>Regiones</em> della città, la quattordicesima. Come ci dimostrano anche le successive Mura Aureliane (270-275 d.C.) solo in parte il Gianicolo fu inglobato all’interno delle mura difensive dell’<em>Urbe</em>, aventi come punta estrema occidentale la Porta Aurelia, oggi Porta San Pancrazio, sulla Via Aurelia Antica.</p>
<p>Sul Gianicolo, all’interno dell’odierno parco di Villa Sciarra, sorse un santuario dedicato a divinità siriache, i cui resti del tempio risalgono al IV secolo d.C., e proprio all’inizio del IV secolo d.C., esattamente nel 304 d.C., sotto l’imperatore Diocleziano, al secondo miglio della Via Aurelia, poco fuori l’omonima porta delle Mura Aureliane, si consumò il martirio di San Pancrazio, decapitato alla giovane età di quattordici anni per non aver rinunciato a Cristo. Il corpo del martire, abbandonato sulla Via Aurelia, fu recuperato da <em>Octavilla</em>, una matrona cristiana, che gli dette sepoltura nel vicino cimitero.</p>
<p>La Basilica paleocristiana di San Pancrazio fu costruita per volere di Papa Simmaco tra il 498 e il 514, proprio dove il Santo fu sepolto, sorgendo su di una delle quattro aree cimiteriali cristiane della <em>Via Aurelia Vetus</em> e della <em>Via Aurelia Nova</em>.</p>
<p>Nella prima metà del VII secolo d.C., forse anche in seguito a danneggiamenti causati dalle guerre greco-gotiche, per volere di papa Onorio I vennero apportati interventi radicali alla struttura della basilica, provvedendola di transetto e di cripta, di cui fino a quel momento solo la basilica di San Pietro ne era stata dotata con una forma semi anulare, e dandogli quell’aspetto che sostanzialmente si è preservato fino ai giorni nostri. In quell’occasione il corpo del Santo, che giaceva obliquo nel mezzo della basilica, venne spostato e collocato sotto l’altare.  La Basilica fu poi restaurata nell’VIII secolo d.C. dai papi Adriano I e Leone III, e nel XVI secolo ad opera di Ludovico de Torres e suo nipote Cosimo. I lavori si protrassero anche nel XVII secolo, e dal 1662 la basilica venne affidata ai Carmelitani Scalzi.</p>
<p>La basilica fu danneggiata nel 1798 da parte dell’esercito napoleonico, autore persino di alcuni asporti, come quelli delle stesse colonne di porfido del baldacchino dell’altare, di cui due restituite nel 1814 e reimpiegate nel baldacchino stesso.</p>
<p>Nel 1849 la basilica, ritrovandosi sul fronte difensivo della Repubblica Romana, fu oggetto di saccheggio e distruzione. Le reliquie del Santo furono profanate e le ossa andarono disperse. Il capo del Santo oggi presente nella Basilica di San Pancrazio proviene da San Giovanni in Laterano, dove dall’850 d.C. fu custodito fino al 1966, quando papa Paolo VI la restituì.</p>
<p>Sul Gianicolo, all’interno delle Mura Aureliane sorge anche la Chiesa di San Pietro in Montorio (in <em>Mons Aureo</em>, ossia Monte d’Oro), che fu edificata dove, secondo una teoria forse non troppo accreditata, sarebbe avvenuto il martirio dell’apostolo Pietro, con la crocifissione del santo a testa in giù. Qui la presenza di un monastero risale già al IX secolo d.C., ma è soprattutto grazie ai contributi finanziari di Luigi XI di Francia a favore di Sisto IV Della Rovere, e poi a quelli più ingenti di Ferdinando II e Isabella di Castiglia in favore di Papa Alessandro VI Borgia, che fu costruita la nuova chiesa consacrata nel 1500, il cui progetto sembrerebbe attribuibile a Baccio Pontelli o a Meo del Caprino.</p>
<p>A un periodo compreso tra 1502 e il 1510 va probabilmente fatto risalire il Tempietto monoptero e periptero, opera rinascimentale dell’architetto Donato Bramante, situato nel chiostro posto sul fianco destro della chiesa vera e propria, poiché costruito nel luogo in cui, secondo una teoria non troppo accreditata, sarebbe avvenuto il martirio dei San Pietro, con la crocifissione a testa in giù dell’apostolo.</p>
<p>Gli abbellimenti della Chiesa di San Pietro in Montorio appartengono al XVI e al XVII secolo. Tra questi spiccano capolavori come la Flagellazione di Sebastiano del Piombo, una sibilla allegorica di Baldassarre Peruzzi, affreschi del Vasari, la Cappella Raimondi disegnata da Gian Lorenzo Bernini e realizzata nel 1640. Sull’altare maggiore della chiesa, attribuito a Giulio Mazzoni, si trovava la Trasfigurazione di Raffaello fino al 1797, quando fu sottratta dai francesi che la restituirono nel 1816. Da allora, la Trasfigurazione di Raffaello si trova nella stanza VIII della Pinacoteca Vaticana, e invece, sull’altare maggiore in San Pietro in Montorio, a sostituirla vi è una copia della Crocifissione di Guido Reni realizzata da Vincenzo Camuccini.</p>
<p>Nel 1849 il complesso subì danneggiamenti dovuti agli attacchi delle truppe francesi di Napoleone III contro la Repubblica Romana, quando la chiesa sarebbe stata utilizzata anche come ospedale.</p>
<p>Nel 1876 il convento fu ceduto dallo Stato italiano alla Spagna, che lo trasformò nella sede della Reale Accademia di Spagna a Roma.</p>
<p>È dal XVI secolo che sul Gianicolo cominciarono ad affiorare quelle emergenze architettoniche riconoscibili ancora ai nostri giorni. Tra queste, Villa Lante, esempio di architettura rinascimentale, è situata là dove si trovavano gli antichi <em>Horti Getae</em>. Essa gode di un affaccio con una veduta mozzafiato su Roma. Fu realizzata da Giulio Romano tra il 1518 e 1531 come residenza estiva per Baldassarre Turini, funzionario dei papi Leone X e Clemente VII, entrambi appartenenti alla famiglia dei Medici. I lavori si protrassero poiché si erano dovuti fermare a causa del Sacco di Roma del 1527 ad opera dei Lanzichenecchi proprio al tempo di Papa Clemente VII. Nel 1551 la villa passò alla famiglia Lante, la quale ne ingrandì il giardino, che però fu in parte espropriato da Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini) nel successivo XVII secolo per la costruzione delle Mura Gianicolensi da lui volute, avvenuta appunto tra il 1641 e il 1643.</p>
<p>Nel 1817 la villa fu venduta ai Borghese, che nel 1837 la cedettero alla Congregazione della Società del Sacro Cuore di Gesù. Nel 1950 la villa passò allo Stato finlandese, che ne fece la sede della propria ambasciata presso la Santa Sede e centro della ricerca archeologica, conosciuta anche come <em>Institutum Romanum Finlandiae</em>.</p>
<p>Nel 1612, papa Paolo V Borghese fece ripristinare l’antico Acquedotto Traiano del 109 d.C. che convogliava le acque provenienti dal lago di Bracciano. L’acquedotto arrivava a Roma lungo la Via Aurelia Antica, dove per molti tratti è ancora oggi visibile e riconoscibile per le arcate che emergono in modo alternato da un lato e dall’altro della via, dove per diversi di questi tratti è inglobato nelle stesse mura di cinta di Villa Pamphilj. Il castello terminale delle acque si trovava nei pressi di Porta San Pancrazio e da lì serviva la zona di Trastevere.</p>
<p>Papa Paolo V Borghese fece anche erigere la celebre mostra monumentale dell’acquedotto restaurato, la famosa Fontana Paola, più nota come Fontanone. La sua realizzazione tra il 1610 e il 1614 fu opera degli architetti Giovanni Fontana e Flaminio Ponzio, e dello scultore Ippolito Buzio. La mostra monumentale era originariamente provvista di cinque vasche di raccolta delle acque, situate fra le colonne alla base delle cinque arcate. Su commissione di papa Alessandro VIII Ottoboni, nel 1690 le cinque vasche furono sostituite da un unico monumentale bacino marmoreo, opera di Carlo Fontana, nipote di Giovanni Fontana.</p>
<p>Nel 1859 il Fontanone fu restaurato a seguito dei danneggiamenti subiti a causa degli attacchi francesi del 1849 contro la Repubblica Romana, e fu in seguito restaurato più volte.</p>
<p>Di fianco al Fontanone, appena varcato l’ingresso della Passeggiata del Gianicolo, vi è uno degli accessi all’Orto Botanico, nato dalla donazione di un terreno da destinarsi alla botanica, avvenuta nel 1660 a favore dell’Università da parte di papa Alessandro VII Chigi. L’Orto Botanico è situato sulle pendici del Gianicolo, su parte dell’area archeologica degli<em> Horti Getae</em>, sul terreno prima appartenente al convento di San Pietro in Montorio, e poi appartenente alla Villa Corsini, che proprio nel XVII secolo fu la residenza di Cristina di Svezia. L’Orto botanico poteva utilizzare l’acqua che l’acquedotto Traiano, ripristinato da papa Paolo V Borghese, portava dal lago di Bracciano al Gianicolo. Nel 1883 i giardini di Villa Corsini divennero di proprietà dello Stato, e l’Orto Botanico raggiunse la sua attuale dimensione.</p>
<p>Nel XVII secolo, sia per il ripristino dell’Acquedotto Traiano da parte di papa Paolo V Borghese, avvenuta nel 1612, sia per le stesse <em>mura difensive gianicolensi</em>, volute da Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini) e costruite tra il 1641 e il 1643, sul Gianicolo sorsero diverse ville nobiliari contraddistinte da architettura barocca, le quali spesso presentavano tra loro comuni tratti architettonici, come torrette difensive con cupolette, e scale esterne.</p>
<p>Tra le emergenze architettoniche di rilievo, l’attuale Villa Sciarra sorge sull’antica zona boschiva consacrata alla ninfa Furrina, dove, come già menzionato, nel 121 a.C. Gaio Gracco si fece uccidere dal suo schiavo Filocrate, dove intorno alla metà del I secolo a.C. Giulio Cesare volle i suoi <em>Horti</em>, e dove successivamente sorse un santuario dedicato a divinità siriache, di cui sono tuttora visibili i resti di un tempio risalente al IV secolo d.C.</p>
<p>Nel 1575 l’area dove si trovano l’attuale Villa Sciarra e l’attuale “Accademia Americana a Roma” fu acquistata da monsignor Innocenzo Malvasia che vi fece costruire il Casino omonimo, situato appunto sul terreno di attuale proprietà dell’Accademia Americana a Roma.</p>
<p>Nel 1614 l’area fu acquistata da Gaspare Rivaldi, e successivamente, con la costruzione delle <em>mura difensive gianicolensi</em>, costruite tra il 1641 e il 1643 per volere di papa Urbano VIII Barberini, l’area della villa acquisì valore, passando da extra urbana a urbana, trovandosi da quel momento all’interno e a ridosso delle stesse Mura Gianicolensi che le facevano da fortificazione.</p>
<p>La villa, passata di proprietà, fu donata nel 1947 da Domenico Vaini al cardinale Antonio Barberini, allora già proprietario del Casino Malvasia. Con i Barberini, nel 1653, la villa fu arricchita e abbellita con i lavori persino proposti da Gian Lorenzo Bernini e da Giovan Battista Contini. A quest’ultimo architetto che sarebbe attribuita la costruzione del Casino Barberini, attualmente sede dell’Istituto Italiano di Studi Germanici fondato nel 1932.</p>
<p>Nel 1710 la villa fu acquistata dal cardinale Pietro Ottoboni, che del 1720 fece portare avanti gli scavi archeologici del ritrovato tempio siriaco. La villa rimase a lui fino alla sua morte nel 1740. Successivamente la villa tornò in qualche ai Barberini, infatti divenne di proprietà di Cornelia Costanza Barberini e di suo marito Giulio Cesare Colonna di Sciarra. Fu in quel periodo che Villa Sciarra raggiunse la sua massima estensione occupando gran parte del Gianicolo, tutta quell’area compresa tra le antiche Mura Aureliane e le Mura Gianicolensi. Nel 1811 furono acquistati anche gli <em>Orti Crescenzi</em>, che divennero parte integrante della villa stessa.</p>
<p>Nel 1849 il Casino Malvasia e il Casino Barberini furono danneggiati a causa dei combattimenti tra i garibaldini della Repubblica Romana e le truppe francesi comandate dal generale <em>Oudinot</em>.</p>
<p>In seguito, gli Sciarra persero il terreno prossimo alla villa, ma quest’ultima rimase di loro proprietà. Gli Sciarra nel 1896 cedettero la villa omonima a George Clarke, il quale la cedette alla Società di Credito ed Industria Fondiaria Edilizia, dalla quale a sua volta fu venduta nel 1902 a George Wurts e a sua moglie Henriette Tower, la coppia americana che ristrutturò la palazzina in stile neo rinascimentale, rifece i giardini collocandovi statue del XVIII secolo, e nel 1906 fece progettare il castelletto in stile neogotico, costruito tra il 1908 e il 1910. La coppia fece anche realizzare gli ingressi di Via Calandrelli.</p>
<p>Nel 1932, quattro anni dopo la morte di George Wurts, la moglie Henriette Tower donò la villa a Benito Mussolini a condizione che fosse destinata a parco pubblico. Fu così donata da Mussolini ai romani, come riporta ancora la targa della villa.</p>
<p>Sul Gianicolo, all’interno delle Mura Aureliane, si trova Villa Spada. Costruita nel 1639 per volere di Vincenzo Nobili e ad opera dell’architetto Francesco Baratta, fu così chiamata, almeno dal 1748, per la presenza nel palazzo del principe Giuseppe Spada Veralli. Scelta come quartier generale da Giuseppe Garibaldi a seguito della demolizione di Villa Savorelli, anche Villa Spada fu demolita nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 1849 dalle cannonate dei francesi che attaccavano la Repubblica Romana. Con la devastazione di Villa Spada<em>, </em>l’Assemblea della Repubblica Romana ordinò la resa.</p>
<p>Villa Spada fu ricostruita nel 1909 sui disegni di Arturo Pazzi, e nel 1939 fu nuovamente restaurata da Tullio Rossi. Fu acquistata poi nel 1946 dalla Repubblica d’Irlanda per ospitare la propria ambasciata presso la Santa Sede, e dal 2012 è divenuta sede dell’Ambasciata d’Irlanda in Italia.</p>
<p>Tra Porta San Pancrazio, la Passeggiata del Gianicolo e Via Garibaldi, quindi all’interno delle Mura Gianicolensi ma non delle precedenti Mura Aureliane è posta Villa Aurelia, dove al suo interno si trova il Casino Farnese, fatto costruire dal cardinale Girolamo Farnese intorno al 1650, accanto alla cinquecentesca residenza di Alessandro Farnese, che era divenuto poi Papa Paolo III nel 1534. Era per questo conosciuta come Villa Farnese. Con l’estinzione della famiglia Farnese, la villa passò ai Borboni di Napoli nel 1731, e nel 1774 fu affittata da questi al conte Ferdinando Giraud, già proprietario della Villa del Vascello. Alla morte di quest’ultimo, gli eredi Giraud l’acquistarono dai Borboni nel 1841, e nello stesso anno vendettero tutte le proprietà al conte Alessandro Savorelli, che trasferì la sua fabbrica di candele all’interno della villa, ora ribattezzata Villa Savorelli, della quale commissionò il restauro e l’ampliamento degli edifici all’architetto Virginio Vespignani, autore anche di Porta San Pancrazio. Villa Savorelli fu nel 1849 utilizzata come quartier generale da Giuseppe Garibaldi, e perciò, insieme al Casino di Alessandro Farnese (Paolo III), fu quasi completamente distrutta dalle cannonate delle truppe francesi che attaccavano la Repubblica Romana. I Savorelli, poi in forti difficoltà economiche, vendettero la villa, che nel 1864 passò al Monte di Pietà, e poi, nel 1885, a Clara Jessup Hayland, la donna americana che la rinnovò e la rinominò Villa Aurelia, e che in seguito, nel 1909, come da testamento, la donò all’<em>American Academy in Rome</em>, il cui fondatore, John Pierpont Morgan, acquistò dei terreni nelle immediate vicinanze dove nel 1912 fece costruire la nuova sede dell’Accademia Americana, che dopo la seconda guerra mondiale fu ristrutturata sotto la guida di Bruno Zevi.</p>
<p>Villa Aurelia è stata ristrutturata tra il 2000 e il 2002 da parte di architetti dello Studio Einaudi ed è divenuta sede di eventi e conferenze.</p>
<p>Sul Gianicolo, fuori sia dalle Mura Aureliane che dalle seicentesche Mura Gianicolensi, si trova la Villa del Vascello, o Villa Giraud, commissionata dall’abate Elpidio Benedetti, agente del re di Francia Luigi XIV e consigliere del Cardinale Mazzarino, e costruita nel 1663 dai fratelli architetti Basilio e Plautilla Bricci. In seguito la villa passò di proprietà; prima al duca di Nevers, Filippo Giuliano Mancini, e poi, nel 1749, al conte Giraud.</p>
<p>Nel 1849 il Casino, fortemente danneggiato dagli attacchi francesi contro la Repubblica Romana, fu in parte abbattuto.</p>
<p>La villa fu così acquistata dai Pamphilj che la unirono con la Villa Corsini alla stessa Villa Pamphilj.</p>
<p>In seguito però, la Villa del Vascello fu dai Pamphilj venduta al Conte De Angelis che nel 1877 la cedette al generale Giacomo Medici, nominato marchese del Vascello per averla difesa nel 1849.</p>
<p>Dopo successivi passaggi di prprietà, dal 1983 la villa è divenuta sede del <em>Grande Oriente d’Italia</em>.</p>
<p>Sul Gianicolo, appena fuori sia dalle Mura Aureliane che dalle Mura Gianicolensi si trovava anche la seicentesca Villa Corsini, o Casino dei Quattro Venti, costruzione avvenuta su un disegno attribuito a Mattia De Rossi. Essa si trovava su di un terreno acquistato nel 1662 dal cardinal Neri Maria Corsini, divenuto poi papa Clemente XII. Era parte della proprietà della stessa Villa Corsini di via della Lungara a Trastevere, sua residenza. Il Casino Corsini fu fortemente danneggiato nell’assalto francese del 3 giugno 1849 contro Roma, capitale della neo proclamata Repubblica Romana.</p>
<p>Tutta la proprietà circostante le rovine del casino stesso, quindi parte della Villa Corsini, fu acquistata dai Doria Pamphilj che la inglobarono all’interno della loro omonima villa, e sulle rovine del Casino Corsini fu costruito l’Arco trionfale dei Quattro Venti su disegno del 1859 di Andrea Busiri Vici.</p>
<p>È proprio nell’attuale <em>Valle dei daini</em>, posta tra Villa Corsini e Villa Pamphilj, fino a metà XIX secolo due ville distinte e separate, che va probabilmente ricercato un antico confine latino-etrusco precedente al 509 a.C. Per questo, a parte il territorio dell’ex Villa Corsini, la seicentesca Villa Pamphilj non è da considerarsi sul Gianicolo, bensì su quel territorio probabilmente appartenente agli antichi “Sette Pagi” situati subito oltre il Gianicolo.</p>
<p>Stessa cosa vale per la Villa Abamelek, appartenente al periodo di fine XVII e inizio XVIII secolo, situata nelle immediate vicinanze dell’ex Villa Corsini, oggi parte dell’attuale Villa Pamphilj, appena oltre la Via Aurelia Antica, ma anche oltre Via delle Fornaci, via che si sviluppa proprio sul vallo che la divide dal Gianicolo vero e proprio.</p>
<p>Il Gianicolo, colle dell’antico dio Giano, è anche il colle più rappresentativo della poco longeva Repubblica Romana. Purtroppo, nonostante la sua omogenea e forte identità storica, Il Gianicolo si trova attualmente suddiviso su tre Municipi di Roma. Per buona parte appartiene al Rione Trastevere del Municipio I, quello del centro storico, per un’altra buona parte al Quartiere Gianicolense del Municipio XII, e in minima parte al Quartiere Aurelio del XIII Municipio. Così non dovrebbe essere. L’intero Gianicolo dovrebbe stare sotto la medesima amministrazione, in rispetto a una verità storica, alla sua micro identità storico-culturale, e a chi lo abita, lo vive e lo fa vivere.</p>
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