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	<title>Gli italianiGli inutili gesti simbolici dei fanatici ambientalisti &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Gli inutili gesti simbolici dei fanatici ambientalisti</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2022 10:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/gli-inutili-gesti-simbolici-dei-fanatici-ambientalisti/"><img width="414" height="237" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/07/Attivisti-GRA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/07/Attivisti-GRA.jpg 414w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/07/Attivisti-GRA-300x172.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/07/Attivisti-GRA-96x55.jpg 96w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /></a></p><hr /><p>Il nostro pianeta sta vivendo, da parecchi anni a questa parte, una crisi climatica particolarmente problematica, non per l’ambiente stesso, quanto per noi. Ce lo rivelano gli scienziati, gli studiosi, i dati che risultano dai loro studi e dalle loro ricerche e il grido si fa sempre più forte: necessitiamo di una decisiva e radicale presa di posizione in merito, responsabilità che devono assumersi anche, e soprattutto, politici e partiti. Noi “semplici” cittadini dobbiamo impegnarci nel nostro piccolo, fare quanto possiamo per pressare quella classe dirigente che ci guida, per ridurre le emissioni della nostra abitazione, dei nostri mezzi di&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro pianeta sta vivendo, da parecchi anni a questa parte, una crisi climatica particolarmente problematica, non per l’ambiente stesso, quanto per noi. Ce lo rivelano gli scienziati, gli studiosi, i dati che risultano dai loro studi e dalle loro ricerche e il grido si fa sempre più forte: necessitiamo di una decisiva e radicale presa di posizione in merito, responsabilità che devono assumersi anche, e soprattutto, politici e partiti. Noi “semplici” cittadini dobbiamo impegnarci nel nostro piccolo, fare quanto possiamo per pressare quella classe dirigente che ci guida, per ridurre le emissioni della nostra abitazione, dei nostri mezzi di trasporto magari comprando una bicicletta o una macchina elettrica, facendo la raccolta differenziata e tenendoci l’involucro di plastica della nostra merendina per qualche metro in più, così da poterlo buttare nell’apposito cestino anziché per terra. Tra le azioni determinanti che devono essere conseguite, c’è anche la necessità di realizzare una coscienza civica comune nei confronti di questo scottante (rimanendo in tema con il surriscaldamento globale) argomento, affinché possa rientrare nel nostro impegno quotidiano, per quanto riguarda noi “semplici” cittadini, e prepolitico per i partiti che ci rappresentano (o almeno dovrebbero). Probabilmente questo è il tassello più fondamentale di tutti, proprio perché tende a coinvolgere tutti in un unico impegno, verso un unico obiettivo, verso un nuovo, differente modo di concepire la nostra quotidianità per oggi e per il futuro. Per raggiungerlo però, bisogna adottare delle strategie che funzionino, che non debbano solo convincere ma che riescano a rivelare la verità di questa crisi a tutti. Sostanzialmente, la strategia da adottare deve concentrarsi sul linguaggio e sulla comunicazione, né violenta né pressante, non banale ma neanche di fronte alla quale si possa girare lo sguardo dall’altra parte. Inoltre deve partire dal basso, esser popolare e non populista. Di fronte a queste considerazioni nasce spontanea l’idea per la soluzione: un movimento ambientalista. In molti potranno affermare “ma questi movimenti esistono già, non serve crearne di nuovi” e forse è vero, ma questi movimenti, nelle loro proteste, ottengono il risultato opposto rispetto a quello che ci serve e che abbiamo appena elencato: la loro azione politica sta raccogliendo solo rancore, risentimento e fastidio. È di qualche giorno fa la notizia della protesta degli ambientalisti alla Galleria degli Uffizi a Firenze: si incollano al vetro protettivo della Primavera di Botticelli e, con sguardo sfidante e provocatorio, iniziano a declamare contro i cambiamenti climatici, l’immobilismo della politica e a esaltare l’importanza di effettuare un cambio di rotta, altrimenti “non ci sarà più arte, non ci sarà più futuro se continuiamo a investire nella morte delle persone miliardi euro l’anno”, il tutto disturbando la quiete che aleggia in certi luoghi e interrompendo la visita di turisti e appassionati. Per capirci, sono i ragazzi esponenti dello stesso collettivo, “Ultima Generazione”, che nei mesi di giugno e luglio aveva più volte bloccato diverse uscite del Grande Raccordo Anulare, creando code immense e grandi emissioni di CO2 prodotte dalle macchine accese ma ferme e facendo ritardare molti lavoratori (senza calcolare il rischio di poter bloccare la corsa di mezzi di soccorso eventualmente passanti per quel tratto). Questo tipo di protesta non è produttiva, non serve a nulla se non ad irritare il turista, il lavoratore o il semplice spettatore di questi tristi teatrini. Inoltre, non dovrebbe esserci nemmeno la necessità di sottolinearlo, ma rivolgendo queste proteste direttamente ai cittadini e non alle autorità di riferimento, si può affermare che questi movimenti non solo sbagliano il modo ma non centrano nemmeno l’obiettivo. In uno dei video con cui si documentava la loro protesta sul GRA, si poteva ascoltare l’intervento di un operaio che, inizialmente con pacatezza poi con rassegnazione, gli rimproverava il fatto di non esser capaci di rivolgere una protesta costruttiva e reale e che, invece, avrebbero dovuto prendere spunto dalle manifestazioni che conducevano i famosi sessantottini, a cui il signore prese evidentemente parte. Queste, stando alle sue affermazioni, non impedivano alla gente comune di svolgere il loro dovere, o almeno non era l’intento, ma si concentravano contro le istituzioni e chi ricopriva un ruolo in esse. Si tratta certamente di gesti simbolici, gravi e provocatori tanto quanto è grave la crisi che stiamo vivendo, dunque basati su un rapporto direttamente proporzionale rispetto a quello che denunciano. Però così non va: bisogna orientare la nostra preoccupazione, il nostro dissenso e il nostro impegno verso una critica più costruttiva, più coinvolgente e trasversale alle ideologie e posizioni politiche, cosa che un ristretto gruppi di ragazzi che si riuniscono sotto il nome di “collettivo”, vista la connotazione storicamente politica che questo termine porta, non può garantire. Lo scioglimento di questi movimenti per la creazione di uno più pulito, maturo e efficiente? Potrebbe essere una soluzione, ma intanto bisogna imparare a riconoscere il giusto modo di protestare, di agire e di cercare soluzioni, soprattutto nel triste periodo che viviamo in cui lo scollamento tra politica e popolo si fa sempre più grande.</p>
<p>Raffaele M.A. Pergolizzi</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/gli-inutili-gesti-simbolici-dei-fanatici-ambientalisti/"><img width="414" height="237" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/07/Attivisti-GRA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/07/Attivisti-GRA.jpg 414w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/07/Attivisti-GRA-300x172.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2022/07/Attivisti-GRA-96x55.jpg 96w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /></a></p>]]></content:encoded>
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