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	<title>Gli italianiGli istriani portarono via da Pola la bara di Nazario Sauro. All&#8217;arrivo a Venezia gli insulti e gli sputi dei comunisti italiani &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Gli istriani portarono via da Pola la bara di Nazario Sauro. All&#8217;arrivo a Venezia gli insulti e gli sputi dei comunisti italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2019 10:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/gli-istriani-portarono-via-pola-la-bara-nazario-sauro-allarrivo-venezia-gli-insulti-gli-sputi-dei-comunisti-italiani/">Gli istriani portarono via da Pola la bara di Nazario Sauro. All&#8217;arrivo a Venezia gli insulti e gli sputi dei comunisti italiani</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Su questa Patria giura, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l’età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto Italiani”: sono le ultime parole della lettera che Nazario Sauro scrisse al figlio Nino il 9 agosto 1916, la notte prima di essere impiccato dagli austriaci a Pola, dopo essere stato catturato a seguito dell’incaglio del sommergibile Pullino allo scoglio della Galiola.</p>
<p>Quelle parole, ripetute a memoria nelle famiglie istriane di generazione in generazione, sono divenute, in senso ancor più ampio, il giuramento all’Italia del popolo dell’esodo.</p>
<p>Ed anche Nazario Sauro, volontario irredento di Capodistria nella Grande Guerra, eroe di oltre sessanta missioni sulla costa istriana e dalmata prima, da morto, divenne pellegrino ed esule.</p>
<p>Sepolto tre volte, riposa nel Tempio ossario del Lido di Venezia.</p>
<p>L’Austria, temendo il valore simbolico della sua tomba, lo seppellì in una fossa sconsacrata, repentinamente coperta e resa irriconoscibile.</p>
<p>Ricongiunta l’Istria all’Italia, la Marina Militare riuscì in breve ad individuare la fossa ed il corpo di Nazario Sauro fu esumato e sepolto una seconda volta il 26 gennaio 1919, con una cerimonia solenne, in una tomba monumentale nel Cimitero della Marina di Pola: “un masso di granito semplice e puro come la sua anima, forte come la sua fede”, scrisse l’ammiraglio Thaon di Revel.</p>
<p>Ma quando il diktat di pace strappò Pola all’Italia e la città si svuotò, gli esuli vollero portare via anche Nazario Sauro, il loro eroe.</p>
<p>Il 7 marzo 1947 la bara di Sauro, avvolta nel tricolore, lasciò Pola a bordo della motonave Toscana in direzione Venezia: assieme a Nazario Sauro vennero imbarcate anche le spoglie del volontario polese Giovanni Grion, ufficiale dei bersaglieri, caduto sull’altopiano di Asiago il 16 giugno 1916, quelle di sua madre, e le ceneri del guardiamarina Sergio Fasulo e del marinaio radiotelegrafista Garibaldi Trolis, periti al largo di Pola, nell’affondamento del sommergibile F14.</p>
<p>Sulla nave i feretri furono sistemati sul cassero, circondati da corone di fiori: monsignor  Felice Odorizzi, “il sacerdote dei profughi” che accompagnò tutti i viaggi del Toscana, celebrò la messa mentre i polesani si inginocchiavano davanti alla bara e al tricolore.</p>
<p>Ma, attraversato l’Adriatico, l’arrivo in Patria fu una vergogna indicibile: il Partito Comunista aveva preparato la sua “accoglienza” a Nazario Sauro e ai profughi urlando, lanciando insulti e fischiando mentre la bara veniva calata dalla nave. E fecero circolare, nell’occasione, un giornale che scriveva così: “Arrivano i pescecani, con i loro figli ben pasciuti. Arrivano i capitalisti, i fascisti che sfuggono alla giustizia dei compagni yugoslavi per non rispondere dei crimini commessi contro il popolo”&#8230;</p>
<p>Il 9 marzo 1947 le salme vennero trasferite al Lido di Venezia e tumulate nel Tempio Votivo, dedicato ai seicentomila Caduti della Grande Guerra, con una cerimonia che non lavò comunque l’onta di quelle scene indegne. Sull’epigrafe scrissero: “Queste reliquie del martirio di Nazario Sauro, fuggiasche da Pola, affidano gli esuli giuliani e dalmati alla materna pietà di Venezia, perché siano serbate al dì del ritorno”.</p>
<p>Ma indegna fu anche la fine che fece il suo monumento, quello che Capodistria italiana aveva voluto innalzare al suo eroe.</p>
<p>Alto una ventina di metri, con le statue bronzee di Nazario Sauro e dell’Istria vittoriosa,  era stato posto sulla Riva Nuova ed inaugurato dal re d’Italia il 9 giugno 1935: per quasi una decina d’anni fu il vanto dei capodistriani.</p>
<p>In piena seconda guerra mondiale, il 22 maggio 1944 il monumento venne rimosso dalla marina germanica che aveva occupato quella parte del porto di Capodistria e fortificato la zona.</p>
<p>I tedeschi addussero la motivazione che la sua altezza costituiva un riferimento per i bombardieri americani, ma molto verosimilmente il commissario supremo della Zona d’Operazioni Litorale Adriatico, Friederick Rainer, in quanto austriaco e manifestamente rancoroso verso gli Italiani, non tollerava quel simbolo dell’irredentismo.</p>
<p>Libero Sauro, figlio di Nazario e comandante del Reggimento Istria, ebbe con lui un durissimo scontro.  Un mese dopo, Rainer pretese di fare ammainare il tricolore italiano dalla zona occupata dell’ “Adriatisches  <em>Küstenland</em>”.  Libero Sauro rispose: “mi rifiuto di eseguire l’ordine” e così fecero tutti i reparti italiani ai suoi comandi. A Cherso vi fu un violento combattimento tra  italiani e tedeschi che pretendevano di sostituire il tricolore italiano con la loro bandiera: morì il milite Giovanni Negovetti, ma il tricolore non fu ammainato e da quel giorno i tedeschi impararono anzi a rendervi gli onori.</p>
<p>A Capodistria, intanto, le statue bronzee del monumento vennero poste al riparo nel Civico Museo in attesa di tempi migliori mentre venivano già accantonati i fondi per la sua ricostruzione.</p>
<p>A guerra finita però, l’ingresso dei comunisti yugoslavi a Capodistria, ripercorrerà le medesime strade barbariche dell’abbattimento dei leoni alati di Traù, della distruzione della statua di Tommaseo a Sebenico, del picconamento delle vestigia romane e veneziane in svariate cittadine dell’Istria e di Dalmazia: le quattro statue di Attilio Selva, vere opere d’arte, vennero distrutte a martellate e mandate in fonderia, come metallo informe, durante una manifestazione anti italiana il 3 aprile 1952. Stessa sorte subì la torretta del sommergibile Pullino, che ornava il cortile di una scuola a Isola d’Istria.</p>
<p>L’effige di Sauro fu però prima appesa per il collo e lasciata ostentatamente così per alcuni giorni prima di seguire la sorte delle altre statue.  Un eroe sepolto tre volte e impiccato due volte.</p>
<p>La guerra era finita sette anni prima, il trattato di pace era stato firmato da cinque anni e la zona B era sotto amministrazione yugoslava, ma solo “provvisoria”…</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/gli-istriani-portarono-via-pola-la-bara-nazario-sauro-allarrivo-venezia-gli-insulti-gli-sputi-dei-comunisti-italiani/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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