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	<title>Gli italianiGlobalizzazione e politica: lo Stato nazionale in crisi? Riflessioni sull&#8217;Europa dal dopoguerra a oggi &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Globalizzazione e politica: lo Stato nazionale in crisi? Riflessioni sull&#8217;Europa dal dopoguerra a oggi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 15:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/globalizzazione-politica-lo-nazionale-crisi-riflessioni-sulleuropa-dal-dopoguerra-oggi/"><img width="400" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/07/Valentina-Mira.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/07/Valentina-Mira.jpg 400w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/07/Valentina-Mira-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/07/Valentina-Mira-300x300.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/07/Valentina-Mira-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p><hr /><p>Nel 1994 Kenichi Ohmae pubblica il libro “La crisi dello Stato-Nazione”. Un secolo prima, quello stesso Stato-Nazione non solo era vivo e vegeto, ma celebrava la propria potenza espandendosi oltre i propri confini; è del 1899 la famosa poesia di Kipling, “Il fardello dell’uomo bianco”, che con poche strofe dà un’idea dello spirito di quei tempi e di quel tipo di Stato, imperialista e colonizzatore. Lo Stato nazionale è oggi effettivamente in crisi? E’ indubbio che il secondo conflitto mondiale sia stato contemporaneamente l’apice di questo modello (si pensi all’esaltazione di Patria che fece Mussolini) e l’inizio della sua fine.&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1994 Kenichi Ohmae pubblica il libro “La crisi dello Stato-Nazione”. Un secolo prima, quello stesso Stato-Nazione non solo era vivo e vegeto, ma celebrava la propria potenza espandendosi oltre i propri confini; è del 1899 la famosa poesia di Kipling, “Il fardello dell’uomo bianco”, che con poche strofe dà un’idea dello spirito di quei tempi e di quel tipo di Stato, imperialista e colonizzatore.</p>
<p>Lo Stato nazionale è oggi effettivamente in crisi? E’ indubbio che il secondo conflitto mondiale sia stato contemporaneamente l’apice di questo modello (si pensi all’esaltazione di Patria che fece Mussolini) e l’inizio della sua fine.</p>
<p>Era inevitabile che, una volta degenerato, lo Stato nazionale fosse soppiantato, in una sorta di logica hegeliana, dalla sua antitesi: se la Nazione era sinonimo di chiusura, la globalizzazione sarebbe stata apertura; se Nazione voleva dire protezionismo, la globalizzazione sarebbe stata il trionfo del libero scambio; se la Nazione era arrivata a limitare la libertà di espressione, la globalizzazione, forte anche della rivoluzione informatica degli ultimi decenni, avrebbe fatto circolare senza vincoli non solo le persone e le merci, ma anche le idee.</p>
<p>“Una d’arme, di lingua, d’altare / Di memorie, di sangue e di cor”: così Manzoni descriveva la Nazione. In effetti, né gli Stati Uniti né l’Unione sovietica, i due grandi protagonisti della Guerra fredda, sembravano corrispondere più a questa descrizione.</p>
<p>Nel secondo dopoguerra ci si era resi conto inoltre che a determinati problemi avrebbe potuto dare soluzione solo un organismo internazionale. Fu così che nel ’45 nacque l’Onu. Per lo stesso motivo, semplificando, iniziò il processo che portò alla nascita dell’Ue.</p>
<p>Gli ideali ispiratori erano quelli del Manifesto di Ventotene, in cui Altiero Spinelli, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Rossi">Ernesto Rossi</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ursula_Hirschmann">Ursula Hirschmann</a> propugnavano la necessità di un’integrazione che non fosse solo economica ma anche politica, basata sulla riscoperta di radici comuni. Non fu così, e quando nel 1951 Jean Monnet e Robert Schuman dettero origine alla Ceca, l’impostazione economica prevalse nettamente; il Trattato di Parigi creò infatti un mercato di carbone e acciaio comune a Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Olanda e Lussemburgo. Pochi anni dopo, nel 1958, nacque la Cee, avente anch’essa un’impostazione economica. Gli anni a venire hanno visto un ampliamento non solo nel numero degli Stati membri, ma soprattutto nelle competenze, finalmente anche politiche. Per evidenziare questo cambiamento, nel 1993 il Trattato di Maastricht ha sostituito il nome di Comunità economica europea con quello di Unione europea.</p>
<p>Che lo Stato nazionale sia entrato in crisi con la nascita dell’Ue è evidente.</p>
<p>Il punto è però che tale crisi ha toccato anche il modello d’integrazione che sembrava destinato a sostituirlo. Secondo Alberto Mario Banti, la globalizzazione era infatti caratterizzata da due elementi: una politica economica di tipo neoliberista, diffusasi fin dagli anni Ottanta e incarnata in Europa da Margareth Thatcher; e uno spostamento demografico imponente da Paesi come l’Asia ad altri con un’economia più sviluppata e un tasso di natalità non altrettanto elevato. Questi due caratteri tipici della globalizzazione &#8211; neoliberismo da un lato e flussi migratori dall’altro &#8211; sono a loro volta entrati in crisi da qualche anno a questa parte. Per quanto riguarda il neoliberismo, esso è stato largamente abbandonato quando la crisi del 2008 ha fatto sì che fossero proprio gli Stati a dover svolgere un ruolo chiave nell’economia (ad esempio attuando piani d’intervento e salvataggio di istituti finanziari e aziende in crisi).</p>
<p>Per quanto riguarda il secondo fattore, quello demografico, non è un mistero che l’Europa stia vivendo delle grosse difficoltà proprio nel gestire i flussi migratori. Uno dei <em>leit motiv</em> della campagna pro-Brexit era proprio questa incapacità dell’Unione di trovare un vero piano d’azione al riguardo.</p>
<p>Dunque, ricapitolando: lo Stato nazionale è entrato in crisi dopo aver raggiunto la sua massima espansione ideologica (e in qualche caso anche territoriale), con la Seconda Guerra Mondiale; quel modello è stato presto soppiantato da uno caratterizzato dalla libera circolazione di merci, persone, capitali e idee. A sua volta, questo modello di integrazione o globalizzazione è da poco entrato in crisi nei suoi principi cardine,<em> in primis</em> il neoliberismo economico, e poi la libertà di circolazione di persone, divenuta di recente un problema più che una risorsa.</p>
<p>Questo parziale fallimento ha portato a una rivalutazione del concetto di identità nazionale, testimoniata sia dalla Brexit, sia dall’emergere di cosiddetti populismi in tutta Europa e anche oltreoceano, con il protezionista Trump.</p>
<p>Forse si dovrà attendere ancora del tempo prima che l’Occidente arrivi a un’effettiva sintesi (sempre per riprendere l’impostazione hegeliana) tra identità nazionale e apertura alle altre Nazioni. Per ora l’Europa sembra resistere alle istanze di chiusura.</p>
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