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	<title>Gli italianiPer guardare al futuro con fiducia, l&#8217;Italia ha bisogno di un grande piano di investimenti &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 05:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/guardare-al-futuro-fiducia-litalia-bisogno-un-grande-piano-investimenti/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Sembra che finalmente emerga, a livello di governo, la consapevolezza di un’esigenza, che sarebbe stato necessario prendere in considerazione prima: quella che l’Italia ha urgente bisogno di un grande piano di investimenti pubblici e privati capaci di mettere in moto l’economia, assicurando anche occupazione, per contrastare evidenti sintomi recessivi che cominciano a preoccupare. Lo si capisce dalle reazioni che i due vicepresidenti del consiglio, Matteo Salvini e Luigi di Maio hanno avuto dopo gli incontri di Giuseppe Conte nell’ambito del Consiglio europeo. “Non è questione di decimali”, ha detto per primo Salvini, cogliendo al volo il vento che tira a&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra che finalmente emerga, a livello di governo, la consapevolezza di un’esigenza, che sarebbe stato necessario prendere in considerazione prima: quella che l’Italia ha urgente bisogno di un grande piano di investimenti pubblici e privati capaci di mettere in moto l’economia, assicurando anche occupazione, per contrastare evidenti sintomi recessivi che cominciano a preoccupare. Lo si capisce dalle reazioni che i due vicepresidenti del consiglio, <strong>Matteo Salvini</strong> e <strong>Luigi di Maio</strong> hanno avuto dopo gli incontri di <strong>Giuseppe Conte</strong> nell’ambito del Consiglio europeo. “Non è questione di decimali”, ha detto per primo <strong>Salvini</strong>, cogliendo al volo il vento che tira a Bruxelles. Infatti, non attende che il premier rientri a Roma e corregge il tiro. Nessuna barricata sui decimali, su quel 2,4 che indica il deficit previsto dalla legge di bilancio che potrebbe scendere a 2,2 o, forse, anche al 2,1. E <strong>Di Maio</strong> subito si allinea, pur consapevole che meno deficit significa minori possibilità di realizzare qualche parte del programma dell’esecutivo, cioè del “contratto” che lega le due forze di governo. O di realizzarlo in tempi diversi.</p>
<p>In sostanza sembra cominci ad emergere, ciò che doveva essere chiaro da tempo, che il problema della spesa pubblica non è tanto quello della sua dimensione, e conseguentemente dell’eventuale deficit, quanto della sua qualità, cioè della sua capacità di perseguire efficacemente quella crescita economica e sociale che la gente si attende. In tal modo realizzando le condizioni per l’aumento della produzione nei vari settori con conseguente incremento dell’occupazione che, è evidente, non può conseguire alla corresponsione del “reddito di cittadinanza”. Dovrebbe infatti essere chiaro a tutti che mettere un po’ di euro in tasca ad italiani in gravi condizioni economiche, se costituisce indubbiamente una misura necessaria di giustizia sociale, non è scelta idonea a dare ai consumi quell’impulso che, secondo la narrazione del <em>Movimento Cinque Stelle</em> dovrebbe assicurare un aumento della produzione cui consegua un incremento dell’occupazione.</p>
<p>È evidente, infatti, che per persone in difficili condizioni economiche l’eventuale reddito di cittadinanza sarebbe prevalentemente destinato al pagamento di canoni di locazione, bollette di utenze e di altri consumi in misura certamente insufficiente a realizzare un significativo incremento della produzione di beni e servizi. L’aumento della produzione, nel settore manifatturiero come in quello dell’industria agro alimentare, quelli che più possono essere interessati dalle spese dei percettori del reddito di cittadinanza, deve essere, infatti, significativo per indurre le imprese a nuove assunzioni, al di là dell’adozione di nuove metodologie tecnologie lavorative suggerite dall’ammodernamento tecnologico, che, come l’esperienza insegna, il più delle volte riducono e non aumentano i posti di lavoro.</p>
<p>Non è dunque questa la strada per aumentare il benessere degli italiani in un contesto di contenimento delle spinte recessive che si notano nel panorama europeo e che cominciano a preoccupare i governi del continente. La strada è quella classica di un grande investimento pubblico, esigenza che non è da inventare perché l’Italia ha effettivamente urgente bisogno di interventi sul sistema delle infrastrutture, ovunque da manutenere, come dimostra il crollo del ponte di Genova, da ricostruire e da estendere in aree del Paese che da sempre soffrono della mancanza di collegamenti adeguati, viari, ferroviari, portuali e aeroportuali, con connessi sistemi di trasferimento delle merci rapidamente da un mezzo all’altro. Inoltre, come dimostrano le recenti alluvioni, l’Italia soffre di gravi carenze nell’assetto idrogeologico del territorio, trascurato da troppo tempo, come assolutamente abbandonato è il tema dell’adeguamento del sistema di distribuzione dell’acqua affidato ad acquedotti che perdono, secondo la più ottimistica delle valutazioni, oltre il 50% della loro portata. Per non dire della distribuzione delle acque a fini irrigui che penalizza nei mesi estivi le produzioni agricole che in tante aree del Paese, al Sud come al Nord, costituiscono una importante parte della economia.</p>
<p>C’era ancora un’altra esigenza, che in parte è anche un’emergenza. Lo Stato italiano fra tutti è il più grande proprietario di immobili eppure uffici pubblici, caserme, scuole, sono spesso in affitto con oneri rilevanti per lo Stato il quale trascura di ristrutturare ed adeguare, anche dal punto di vista degli impianti tecnologici, immobili prestigiosi, prevalentemente al centro delle città, che potrebbero essere utilizzati per le esigenze delle pubbliche amministrazioni. Per le scuole, poi, c’è un problema di sicurezza grave e impellente che sappiamo non essere stato soddisfatto nonostante i proclami di <strong>Matteo Renzi</strong>, con ulteriori richieste di adeguatezza delle strutture alle moderne esigenze didattiche, in mancanza spesso di aule destinate a esercitazioni scientifiche e informatiche e di palestre.</p>
<p>Non ci vuole molto per comprendere che, dal panorama che abbiamo sinteticamente delineato, emerge l’esigenza di un impegno straordinario dello Stato, compatibile con le regole dell’Unione europea, da affrontare anche il deficit, capace di mobilitare risorse private, quel risparmio delle famiglie che spesso viene evocato per dire che l’Italia è solida, e che potrebbero essere convogliate con opportune iniziative nella esecuzione di grandi interventi pubblici.</p>
<p>Va detto anche che scontiamo gli effetti di una dissennata privatizzazione di imprese pubbliche statali che in molti settori erano il fiore all’occhiello dell’Italia della quale attestavano nel mondo capacità progettuale ed esecutiva che ha portato imprese italiane, cito per tutte la <em>Italstat</em>, a realizzare nel mondo imponenti opere pubbliche.</p>
<p>È una sfida per il governo e per la sua maggioranza, da affrontare subito, con determinazione, evitando il balbettio di una politica sterile, incapace di restituire slancio all’economia, che, al momento, si barcamena tra misure assistenziali e ardite ipotesi di rapine a carico di alcune categorie di lavoratori e di pensionati.</p>
<p>Riuscirà il governo giallo-verde ad immaginare una politica di investimenti nell’interesse dell’Italia e degli italiani? Altrimenti è da immaginare un periodo di grandi difficoltà e di grandi tensioni sociali, difficili da contenere perché alimentate da ingiustizie troppo a lungo subite da vasti settori della classe media..</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/guardare-al-futuro-fiducia-litalia-bisogno-un-grande-piano-investimenti/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p>]]></content:encoded>
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